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La religione è “fuori moda?” Può essere, ma è la sola sempre attuale!

CATHOLIC CATHEDRAL
Di Tatiana Chekryzhova - Shutterstock
Sagrada Familia, Barcelona
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Artisti contemporanei che dileggiano o oltraggiano la religione e i suoi rappresentanti ma continuano a ronzare intorno al tema cardine della vita: la morte! Ci dimostrano che invece se Dio c’è o non c’è cambia tutto, che se la Chiesa Cattolica è vera o no, è decisivo per la nostra vita e per la nostra civiltà.

Niente è più attuale di una cosa eterna #4 – Giuseppe Signorin

Ho letto su Sette, il settimanale del Corriere della Sera, un’intervista a Damien Hirst, uno degli artisti più quotati al mondo, “autore” di squali e mucche immersi in formaldeide dentro teche di vetro e di un teschio tempestato di diamanti con tanto di denti umani. L’amico Damien ha parlato di religione, sostenendo che “può essere una cosa buona, ma può perpetrare anche l’abuso ed è old fashion”. La religione è old fashion. Dopo un attimo di smarrimento per la mia immunità alla lingua inglese (il mio sistema immunitario funziona ormai solamente con questo), Google Traduttore mi è venuto in aiuto: “stile vecchio”. Old fashion significa “stile vecchio”.

“Il mio stile è vecchio come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore”, cantava Battiato. Quindi per me è un complimento, però non credo che Damien lo intendesse così. Ma davvero la religione è old fashion nel senso che intende Damien? (In effetti per trovare talenti da proporre a X Factor o Sanremo Giovani, meglio non provare in chiesa… soprattutto in orario Messa… ma questo è un altro discorso).

Grazie a Dio la Provvidenza mi ha messo sotto gli occhi un’altra intervista, questa volta a san Giovanni Paolo II, il quale, nel libro Varcare la soglia della speranza, riprende un pensiero di André Malraux:

Il XXI secolo o sarà il secolo della religione o non sarà affatto.

Super GP II. Il suo stile era ancora più vecchio della casa di Tiziano a Pieve di Cadore (chissà da quanto tempo i papi si vestono in quel modo). Ma la religione se ne può e se ne deve fregare di essere fashion. La religione è eterna, quindi attualissima, perché riguarda Dio: è sempre vecchia e sempre nuova. La religione è nel tempo e fuori dal tempo, la religione è la base di tutto: non confrontarsi con essa è segno di mediocrità. Damien!

In fondo parte del successo di Damien Hirst sta nel fatto di occuparsi di temi “eterni”, come la morte, una sua ossessione. Ma come si fa a parlare di morte senza affrontare la religione, liquidandola come un fenomeno old fashion? Magari nella bolla in cui vive. Perché l’arte contemporanea purtroppo è una bolla. Puoi avere tutto il talento che vuoi, ma vivi in una bolla. La religione è il tema dei temi. Dio. Se c’è o non c’è, cambia tutto. Se la Chiesa cattolica ha ragione o torto, cambia tutto (nell’intervista emerge che Damien Hirst è stato educato da cattolico). Non esiste argomento più esteso e affascinante. Damien!!! (E dire che Hirst fa rima con thirst, “sete”, secondo Google Traduttore: chi più di te dovrebbe cercare Dio, l’unica acqua che disseta?).

E allora viva GP II che ha dedicato la vita alla religione, a Dio, a Cristo, alla Chiesa. Viva GP II che ha lottato come un leone sia quando era sano, giovane e sportivo, sia quando si è ritrovato vecchio e malato. Viva GP II che è resistito pure al meteorite de “La nona ora”, l’installazione di un altro guru dell’arte contemporanea, il padovano Maurizio Cattelan (in foto). Viva GP II perché nelle sue parole e nei suoi gesti c’è più attualità e futuro che nella maggior parte delle opere d’arte degli ultimi decenni, spesso geniali ma terribilmente intrise della mentalità di questo tempo.

“Il XXI secolo o sarà il secolo della religione o non sarà affatto”. Teniamolo a mente

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DEI MIENMIUAIF – MIA MOGLIE ED IO

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