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Beato chi il Signore, al Suo arrivo, troverà intento al lavoro. Ma quale “lavoro”?

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Di gualtiero boffi - Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 23/10/19

E' lo stesso Pietro che chiede chiarimenti a Gesù ed è proprio a lui che il Signore spiega cosa si aspetta da un amministratore fedele e saggio. E da noi, dagli altri cosa si aspetta?

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro.
In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». (Luca 12,39-48)
“Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate”. Il vangelo insiste sulla vigilanza. Chi non vigila può farsi rubare la vita. Chi non vigila sulla verità e bellezza del proprio matrimonio può farselo rubare. Chi non vigila sulla fedeltà al proprio ministero può farselo rubare. Chi non vigila sulla propria vita spirituale può farsela rubare dal maligno. È così per ogni cosa della nostra vita, ma in ultima analisi è così per la vita nella sua interezza, fino al grande ladro che è il giorno della nostra morte. Ma la cosa interessante di questo racconto sembra la domanda di Pietro:
“Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?»”.
Che tradotto dovrebbe suonare così: è valido anche per noi che ti seguiamo, che andiamo a Messa tutte le domeniche, che diciamo le preghiere mattina e sera, che ci sforziamo di vivere secondo quello che ci hai insegnato? Basta la pratica religiosa per essere al sicuro? Gesù risponde con una parabola raccontando di un servo che ogni giorno rimane al suo posto a fare il suo lavoro, e che quando meno se l’aspetta vede tornare il padrone e lo trova intento nel suo lavoro, a differenza di quel servo che fa questo ragionamento:
“Il padrone tarda a venire, e comincia a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi”. Dice Gesù: “il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandogli il posto fra gli infedeli”.
Ciò che ci salva è cercare di non vivacchiare mai, e rimanere a un livello di vita sempre dignitoso, anche quando sembra che il padrone tardi, o che forse si sia dimenticato di noi. “Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse. (…) A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”.
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