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Cosa ci portiamo a casa dal secondo capitolo del Monastero WiFi?

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Padre Maurizio Botta, catechesi sulla Parola di Dio.
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Alcuni appunti dopo la giornata ricchissima di parole, ammonimenti, incontri, preghiera e volti. Una squarcio sulla bellezza della Chiesa, nostra Madre, alla quale siamo così grati di appartenere.

di Costanza Miriano

Non è facile scrivere qualcosa dell’avventura appena conclusa (che poi conclusa non è), ma vorrei buttare giù qualche parola prima di dimenticare.

Allora, sabato 19 ottobre ci siamo visti con chi ha potuto a san Paolo fuori le Mura per il secondo capitolo generale del monastero wi-fi. Dopo il primo, a san Giovanni, sulla necessità di mettere a tema la vita spirituale, in  questo secondo abbiamo provato a mettere a fuoco il primo dei cinque pilastri della vita di un aspirante monaco nel mondo, cioè la Parola di Dio. La speranza per me è che siamo tornati a casa con qualche strumento in più per leggerla, o almeno con il desiderio di farlo.

E siccome sono mammainside, parto innanzitutto dai compiti per casa, da svolgere in questo anno che ci separa dal prossimo Capitolo generale romano (chissà che si inventano le milanesi, e chissà che vi inventerete nelle vostre città). Dunque, i compiti: riascoltare quanto è stato detto, e provare a farlo decantare in modo che ci fecondi. A partire dalla prima catechesi, quella di padre Maurizio (verrà pubblicato oggi stesso il video e l’audio da scaricare), sulla serietà con cui prendere le parole di Gesù, a cominciare dalla più logora, Vangelo. Che cosa è davvero questa buona notizia?

Secondo compito per l’anno: prendere qualche piccolo impegno concreto, ognuno può scegliere il proprio; per esempio il metodo del mio amico Pippo, dei tre minuti al giorno di Vangelo. Sembra niente, ma è un inizio, e se si rimane fedeli si leggerà per intero tutto il Vangelo più volte, in questo anno che ci separa dal prossimo appuntamento.

Leggi anche: Il tema del Monastero Wi-Fi del 19 ottobre? La Parola di Dio!

Immaginare delle vie per approfondire il rapporto con la Parola, per esempio impratichirci con la scrutatio (pubblicheremo anche la catechesi di don Pierangelo nei prossimi giorni). Magari fissare un giorno settimanale per farla, o trovare qualsiasi altro ritmo possa accordarsi con la nostra vita, basta che un ritmo ci sia.

Leggere più volte la Parola ricevuta sabato, dai fogliettini che avevamo preparato, ma questo è un compito che non va bene per tutti, perché molti non amano questo stile, trovandolo un modo un po’ magico di accostarsi alla Bibbia. Per me non lo è, ma capisco l’obiezione…

Approfondire la meravigliosa figura di Madeleine Delbrel, che in tante pagine ha descritto benissimo la danza che può diventare una vita quotidiana che diventa mistica mentre è nel mondo.

Ultimo e più importante compito: tradurre questa nuova o approfondita familiarità con la Parola di Dio in preghiera, e poi in gesti concreti di carità che possono essere di molti tipi (non solo soldi, ma anche tempo, gesti, telefonate, visite, manovalanza… ognuno di noi scopra come amare di più in questo anno).

Per il resto, che dire? Ognuno di noi avrà i suoi ricordi particolari, unici e non sovrapponibili. Ognuno con cui ho parlato, e sono stati davvero tanti, mi ha dato un’impressione diversa sulla giornata, quindi ogni relatore ha parlato a ogni cuore in modo diversissimo.

Quello che mi porto a casa io è il dispiacere per non avere ringraziato tutti come si deve, a partire dalle girls in giacca rosa (il lavoro di Monica è stato sovrumano, anzi celestiale), dai ragazzi dello staff (Emanuela, Cecilia, Bibi, Stefano, Carola, Francesca, Giuseppe, Martino, Francesca Romana, Beatrice, Enzo, le mie figlie e poi tutti i medici volontari a partire da Giulio e Noemi) e quelli che si sono aggiunti, la madre badessa del monastero milanese, Raffaella, il personale della Basilica, dai capi a tutti i collaboratori, i relatori e coloro che li accompagnavano, chi ha cantato, chi ha pulito i bagni, chi ha fatto i caffè, chi ci ha fatto i regali da distribuire a tutti (un signore ha fatto stampare di tasca sua 2500 Vangeli), chi ha fatto regali a me e alle altre (forse mi sono portata a casa dei cioccolatini che non erano per me, ma adesso è tardi per chiedercelo, perché i miei figli li hanno già finiti da un pezzo). Quelli che hanno dato soldi (qualcuno davvero tantissimi, una persona duemila euro!).

Il Cardinale di Roma che ci ha sostenuto e il titolare di San Paolo che ci ha ospitato, mostrandoci il volto più materno della Chiesa, I monaci che hanno avuto pazienza con noi. Quelli che hanno viaggiato nonostante la stanchezza, le spese, la fatica dell’anno che comincia, la ricrescita sui capelli (vuol dire aver dato la priorità a questo sul parrucchiere, il che non è poco), quelli che ci hanno seguito da casa, i carcerati che ci hanno scritto.

Cose da migliorare ce ne sono molte, a partire dai microfoni e da tante altre piccole e grandi cose (qualche maschio chiede un logo più virile, tipo mazza ferrata al posto del cuore wifi, e in effetti ha le sue ragioni), ma ci stiamo lavorando (per dire, già domenica pomeriggio si smessaggiava di questo, ma di nascosto dai mariti, che minacciano divorzi; comunque si pensava alla data, alla location e al prossimo dress code – dopo leopardo e piume sarà la volta delle frange?).

Leggi anche: Monica e le altre: il piccolo inizio del (sempre più grande) Monastero Wi-Fi

Tante persone mi hanno chiesto come dare soldi visto che non si è capito dove fosse il cestino. Lo avevamo nascosto così bene che non l’ho capito manco io, infatti mia madre non è riuscita a mettere un’offerta. Non volevamo assolutamente che nessuno si sentisse costretto a dare niente, perché per molti di noi è stata già una bella spesa venire a Roma, e così abbiamo evitato di mettere in difficoltà le persone, perché per pregare non si deve mai pagare! Comunque, grazie alla generosità esagerata di molti, le spese sono state tutte coperte, e quello che rimane andrà ai poveri. Se avete qualche destinatario a voi caro, potete dare direttamente a lui senza bisogno di passare attraverso di noi, perché il monastero è senza fili, e l’importante è la comunione di intenti. Se volete contribuire invece alla nostra raccolta che sta ancora continuando, sappiate che non è stato istituito nessun fondo “abbigliamento con le piume”, e che noi vorremmo dare tutto ciò che rimane ai poveri che Sua Eminenza il Cardinal De Donatis assiste personalmente, e, se riusciamo, anche ai cristiani perseguitati. Chi volesse contribuire può scrivere alla solita mail, monasterowifi@gmail.com

Penso che in questo momento un po’ particolare della vita della Chiesa, in cui c’è tanto bisogno di comunione, giornate come queste siano un balsamo per le ferite di questa madre amatissima, e anche dei nostri cuori. E’ bellissimo essere parte di un popolo così bello, generoso, fraterno, intelligente, creativo, geniale. E’ bellissimo essere nella Chiesa.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DI COSTANZA MIRIANO

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