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Una suora racconta i suoi 50 anni di missione in Brasile: “Una follia, l’ho fatta per Gesù”

© JEFFREY BRUNO
KOLKATA, INDIA 2 SEPT: Images from Nirmala Shishu Bhavan (Home for Children) located on 78, A.J.C. Bose Road, Kolkata. The Sisters and volunteers provide medical care, housing and nourishment for chil
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Suor Carla Zagato, missionaria da record, ha fatto incontrare il Signore ai poveri delle periferie di San Paolo e Londrina. “Anche se si corrono rischi, il bilancio è sempre positivo”

E’ tornata a casa a Merate, in provincia di Brescia, per raccontare alla sua gente cinquant’anni di missioni. E lo ha fatto non a caso in questo mese di ottobre missionario.

Storie come quelle di suor Carla Zagato non raccontano solo di cosa è fatta una missione cristiana o della povertà alla quale devono far fronte certe popolazioni, ma innanzitutto spiegano fino a che punto può spingersi una persona il cui unico desiderio è quello di aiutare il prossimo. «Il partire è sempre una follia», sono state le prime parole di suor Carla (www.merateonline.it, 11 ottobre).

Un sentimento da provare

Nativa di Merate, classe 1939, è entrata a 22 anni nella Congregazione delle Missionarie Saveriane approdando a Parma all’Istituto Missionarie di Maria. «Nel 1961 ero davvero molto giovane e mi guardavo intorno cercando di valutare le possibilità dell’epoca per fare un’esperienza intensa di fede – ha raccontato – ho così trascorso una settimana tra le Saveriane di Parma. Mi sono sentita subito a casa. E’ impossibile capire questo sentimento se non lo hai mai provato: in quei giorni ho capito quale fosse la mia strada. La cosa che più mi aveva colpito della Congregazione – confida – era l’assenza di un abito specifico così da risultare uguali, e forse più vicini, alla gente comune».

Le città della missione

Nel 1969, esattamente cinquant’anni fa, suor Carla ha raggiunto per la prima volta il Brasile carica di speranza e di entusiasmo: la sua missione negli anni si è snodata tra le città di Londrina, Santa Mariana, nelle periferie di San Paolo e a Jaguapitã. «Quando vai in missione è più ciò che ricevi rispetto a ciò che dai. E’ vero, a volte si fa molta fatica e si corrono grossi rischi – ammette – ma il Signore attraverso la gente che incontriamo ci riempie la vita. Il bilancio è sempre positivo sopratutto in termini di relazioni, amicizie e  crescita personale» (Giornale di Lecco, 21 ottobre).

“Una follia che si compie per Gesù”

«Il partire missionario – afferma suor Carla – è una follia che si compie per Gesù e per il suo regno. Si parte per collaborare nella realizzazione del sogno di Dio che è fare del mondo una sola famiglia. Ed è lo stesso sogno che aveva anche San Guido Maria Conforti, colui che fondò la confraternita dei Saveriani e padre che diede il la alla nostra congregazione di suore Missionarie di Maria Saveriane di Parma»

“Il fervore cristiano delle origini”

Ma non si parte senza un obiettivo preciso. «Seguendo l’insegnamento del Vangelo, un buon missionario deve uscire per incontrare l’altro, il diverso e, mettendosi accanto a lui e ai fratelli, creare legami, coinvolgere e accompagnare chi è in difficoltà».

La suora, che lo scorso primo ottobre ha anche incontrato Papa Francesco a Roma, lancia un monito: «Oggi in Italia si vivono tanti pregiudizi che fanno male. Dio, al contrario, predica pace, giustizia e fratellanza. Non bisogna mai escludere nessuno. Nessuno deve essere lasciato da solo anche se la pensa diversamente da noi o se ha la pelle scura: c’è bisogno di ritrovare il fervore cristiano delle origini, di andare oltre questo clima di diffidenza che si è creato e che non giova a nessuno».

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