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I minori in Italia? Pochi, poveri e a rischio sociale

Girl crying

Pixabay

Lucandrea Massaro - pubblicato il 21/10/19

I bambini in Italia, di qualsiasi nazionalità o origine, sono davvero i più ignorati dalla politica che ne ha fatto scivolare nella povertà assoluta 1 su 8

Il rapporto curato da Save The Children riguardante i minori in Italia è davvero desolante. L’Atlante, i cui dati si riferiscono al 2018, scatta una fotografia del nostro Paese davvero avvilente. Secondo la ONG che si occupa di minori nel mondo, in Italia ci sono oltre un milione e 260 mila i bambini che vivono in condizioni di povertà assoluta.

Questa condizione è cresciuta negli ultimi dieci anni e il loro numero è si è triplicato passando dal 3,7% del 2008 (all’inizio della crisi), pari a 375 mila, al 12,5% del 2018. Di questi bambini, 563 mila vivono nel mezzogiorno, 508 mila al nord e 192 mila al centro. Questi dati sono stati diffusi oggi in occasione del lancio della campagna ’Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa.

Un “record” tra i paesi occidentali

Si tratta – spiega Save the Children nella pubblicazione curata da Giulio Cederna e dal titolo ‘Il tempo dei bambini’ – di un record negativo tra i Paesi europei che ha visto un peggioramento negli anni più duri della crisi economica, tra il 2011 e il 2014, quando il tasso dei bambini in povertà assoluta passò dal 5% al 10%.
Stesso trend anche per quei bambini e adolescenti che fanno parte della cosiddetta “povertà relativa”: nel 2008 erano 1.268.000 e a 10 anni di distanza sono aumentati a 2.192.000. Proprio considerando la povertà relativa si registrano fortissimi divari territoriali: in Emilia Romagna e Liguria poco più di un bambino su 10 vive in famiglie con un livello di spesa molto inferiore rispetto alla media nazionale, mentre la condizione peggiora in regioni del Mezzogiorno con la Campania (37,5%) e la Calabria (43%). Dall’Atlante emerge anche un altro dato inquietante: sono circa 500.000 i bambini e ragazzi sotto i 15 anni che crescono in famiglie dove non si consumano regolarmente pasti proteici e 280.000 sono costretti ad un’alimentazione povera sia di proteine che di verdure. Nel 2018, ben 453.000 bambini di età inferiore ai 15 anni hanno beneficiato di pacchi alimentari.




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Meno bambini e sempre più a rischio

Nel 2008, in Italia i minori erano il 17,1% della popolazione residente, mentre nel 2018 sono ridotti al 16.2% segno del calo costante delle nascite, un inverno demografico che sembra non finire mai, ma che non solo non accenna a diminuire, ma che rende sempre più deboli anche i bambini che invece nascono. A compensare, seppure solo parzialmente questo fenomeno, la crescita del numero di bambini e ragazzi di origine straniera presenti in Italia: nel 2008 erano poco più di 700.000 e a dieci anni di distanza sono oltre un milione. Oggi più di un residente minorenne su 10 in Italia ha la cittadinanza straniera.

Una povertà anche nell’Istruzione

Alla povertà materiale, si aggiunge secondo l’Ocse, un taglio costante da parte dell’Italia anche nei settori dell’istruzione dell’università, mettendo il Belpaese in coda con un investimento governativo di  circa il 3,6% del Pil a fronte di una media degli altri paesi del 5 per cento. Questo è l’effetto, ricorda Save The Children, di politiche precise e  «va ricercata in un’azione precisa, consapevole e devastante», ovvero la cosiddetta spending review dispensata dalla riforma del 2008, che «ha scippato alla scuola e all’università 8 miliardi di euro in 3 anni». Conseguenza è stata che la spesa per l’istruzione, spiega il rapporto, è crollata dal 4,6% del Pil del 2009 fino al minimo storico del 3,6% del 2016 (ultimo dato Ocse disponibile), mentre nello stesso periodo «molti paesi europei» portavano «gli investimenti nel settore istruzione e ricerca al 5,3% di Pil, per poi scendere al 5% negli anni a seguire».

I tagli, spesso “lineari”, hanno penalizzato le aree già in difficoltà. Sebbene nell’ultimo decennio si siano fatti grandi passi in avanti sul tema della dispersione scolastica, abbattendo di -5,1% la media nazionale dei cosiddetti Early school leavers, le differenze tra regioni sono drammatiche. Il dato complessivo del Paese nel 2018, che si attesta al 14,5%, fa registrare per il secondo anno consecutivo un pericoloso trend di ripresa del fenomeno della dispersione scolastica. In un paese fragile dal punto di vista sismico e idrogeologico, quasi il 79% delle scuole censite nelle aree a medio-alta pericolosità sismica non hanno una progettazione antisismica e il 53,9% delle scuole italiane (tra quelle che hanno compilato il dato) non ha il certificato di agibilità e quasi un terzo non ha un collaudo statico.


NEWBORN IN THE FROST

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Povertà materiale e povertà educativa vanno a braccetto

L’indigenza diventa anche povertà educativa: nel 2008, secondo i dati, i ragazzi che non leggevano nemmeno un libro oltre quelli scolastici erano il 44,7%, dopo 10 anni sono diventati il 47,3 per cento. Meno stimoli culturali e meno sport – un under 17 su 5 non pratica nessuna attività sportiva – ma sempre più Web: nel 2008 il 23,3% dei minori non usava quotidianamente Internet, quota che è scesa nel 2018 a solo il 5,3%, con una riduzione del digital divide tra Nord e Sud del paese.

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