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Lafont: «Il centro della Chiesa è Cristo, non Roma, ma grazie a Dio ci ritroviamo a Roma!»

Monseigneur Emmanuel Lafont © DR
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Vescovo amazzonico, ma di fatto, di diritto e per cultura anche ecclesiastico francese e occidentale, mons. Emmanuel Lafont – già testimone della liberazione di Cristo al fianco di Mandela in Sudafrica – parla con noi e ci racconta il Sinodo per l’Amazzonia, al quale partecipa in qualità di padre.

Mons. Emmanuel Lafont è uno dei Padri Sinodali convenuti a Roma a parlare di Amazzonia. Di piú, è uno dei vescovi provenienti proprio dalla regione panamazzonica, essendo la sua diocesi Cayenne, nella Guinea Francese. Questo gli conferisce uno statuto assai particolare, poiché pur vivendo oltreoceano e a sud dell’Equatore egli risiede in un Territorio Francese d’Oltremare, sul piano civile, e in quanto a quello ecclesiastico è a pieno titolo membro della Conferenza Episcopale dei Vescovi di Francia.

Venerdí scorso ho avuto l’opportunità di incontrarlo e di intrattenermi con lui per una lunga conversazione: «Ha tempo?», mi ha chiesto affabilmente mentre m’invitava a prendere un caffè con lui prima di sederci per l’intervista. «Tutto quello che ha lei, Eccellenza: da parte mia ho preparato non poche domande». «Bene, allora cominciamo», ha risposto calmo.

A dirla tutta ero io ad essere visibilmente emozionato, e anzi mentre sorseggiavamo l’ottimo caffè preparato dalle Figlie di Madre Eugenia Ravasco mi sono sentito in dovere di giustificare quel mio stato d’animo, e feci dunque cenno alla sua avventurosa e importante vicenda ecclesiale, definendola “una storia bellissima”. «Le storie sono tutte belle – si schermí umilmente – in quanto le lasciamo fare al Signore».

Richiamo subito qualche punto del percorso personale ed ecclesiastico di mons. Lafont perché anche quanti non lo conoscessero possano seguire l’intervista contestualizzando adeguatamente le domande e le risposte, spesso precedute da intense pause di concentrazione.

*
Biografia di mons. Lafont per sommi capi

Nato a Parigi il 26 ottobre 1945, ha studiato dapprima nella capitale francese (al noto “Collège Stanislas”), per poi spostarsi a Neully per gli anni liceali (Notre-Dame Sainte-Croix), e già dal 1962 è giunto – giovanissimo – a seguire il cursus studiorum della Pontificia Università Gregoriana in Roma. Dopo il Baccellierato in Sacra Teologia il giovane Emmanuel ha conseguito una licenza in Teologia Biblica (sul quarto capitolo del Vangelo secondo Luca) presso il Pontificio Istituto Biblico.

Il 2 agosto 1970 venne ordinato prete per la diocesi di Tours. In quella stessa città, dal 1973 al 1974, fu membro della fraternità sacerdotale della parrocchia di Saint-François de Paule.

Dall’anno successivo e fino al 1977 fu vice-parroco e cappellano in una scuola media; dal 1977 al 1983, invece, fu cappellano diocesano e regionale della Jeunesse ouvrière chrétienne [Gioventú operaia cristiana].

Leggi anche: 5 chiavi sul Sinodo dell’Amazzonia presenti nell’immaginario mediatico

Nel 1983 partí come sacerdote fidei donum in Sudafrica, per la diocesi di Johannesburg. Diventò parroco della parrocchia di San Filippo Neri, a Soweto, anche lí fece il cappellano della Jeunesse ouvrière chrétienne e fu professore al seminario di Pretoria. Dello stesso istituto di formazione ecclesiastica divenne vice-rettore nel 1994 e per due anni.

Gli anni sudafricani furono per Lafont un periodo di intensa opera sociale: il prete cattolico spalleggiò direttamente Nelson Mandela e Desmond Tutu per lenire le sofferenze delle vittime dell’apartheid, nonché per rovesciarne l’iniquo istituto.

Nel 1997 tornò in Francia, e fino al 2002 ricoprí le funzioni di direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie, segretario della Commissione episcopale della Missione universale e del Comitato episcopale per la Cooperazione missionaria in Francia, poi (nel 2003) diventò parroco a Langeais.

Il 18 giugno 2004 Giovanni Paolo II lo nominò vescovo di Cayenne, e nella cattedrale cittadina (Saint-Sauveur de Cayenne) mons. Michel Méranville – insieme con mons. Ernest Cabo e mons. Louis Sankalé – lo consacrò vescovo.

Quanti abbiano dimestichezza con la lingua francese potranno accedere al video sottostante, che riporta nella loro quasi totale integralità i 75 minuti di conversazione, mentre a seguire produrrò una traduzione sintetica dei punti salienti del dialogo.

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