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La domanda giusta non è “Perché non dorme tutta notte?” ma …

MUM, NEWBORN, NIGHT
Monkey Business Images | Shutterstock
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… smetterla di credere che esista la soluzione perfetta e armarci di pazienza e osservazione per accompagnare nostro figlio ad acquisire le sue abitudini.

Per la maggior parte di noi genitori, arriva il momento in cui il nostro benessere e quello del nostro bambino sembrano essere incompatibili. Sembra di avere soltanto la possibilità di scegliere fra due circoli viziosi:

  • Circolo Vizioso Numero 1: rispondo ai bisogni di mio figlio e accetto di soffrire di carenza cronica di sonno, con effetti nefasti per tutta la famiglia
  • Circolo Vizioso Numero 2: non rispondo alle richieste di mio figlio e le deprivo del conforto di cui ha bisogno, compromettendo la sua fiducia in me, con effetti nefasti per tutta la famiglia

Leggi anche: I neonati fin dalla nascita distinguono lo spazio peripersonale: la scoperta dell’Università di Padova

Quando ci troviamo di fronte a queste due opzioni, ci viene naturale di cercare gli esperti che possano guidarci sulla Retta Via, e ci salvino dalla selva oscura in cui la nostra esperienza di genitore si sta trasformando. E li troviamo. Ne troviamo tantissimi. Non si contano gli esperti pronti a mostrarci La Retta Via e insegnarci a far dormire il nostro bambino come si deve in modo facile e veloce. Ogni esperto ci propone la sua versione della sola e unica Retta Via, e cosi ci ritroviamo a scegliere non più fra due circoli viziosi, ma fra un milione di “partiti genitoriali”. Iniziamo a porci domande del tipo: “Ma io sono per o contro il metodo Estville?” “Sono un genitore ad alto contatto?” “Sono una mamma tigre?” “Sono un papà- chioccia?”

L’unico modo per uscire da questo labirinto di domande inutili e dannose è semplice: dimentichiamo una volta per tutte la nozione che, in campo di genitorialità, ci sia una Retta Viaun metodo che funziona per tutti e risolve i problemi di ogni famiglia in modo facile e veloce. Concentriamo i nostri sforzi piuttosto verso la scoperta graduale della Nostra Strada, unica ed irripetibile, faticosa e fantastica.

Per poterlo fare, dobbiamo armarci di conoscenza (niente scorciatoie: fatti veri. Scienza) e di coraggio (niente saggezza di seconda mano: sbagliando si impara. Esperienza)

Nanna: un po’ di scienza

Ci sono due aspetti del funzionamento e sviluppo cerebrali che possono aiutarci a scegliere in modo informato e consapevole come vogliamo comportarci rispetto alla nanna: 1) Cosa ricordano i bambini? 2) Come si impara a dormire?

In questo post proviamo a riassumere gli aspetti più importanti in entrambi i campi.

La memoria dei Bambini

I primi tre anni di vita non si ricordano, ma neppure si dimenticano. Fin dalla nascita, le esperienze che si ripetono regolarmente diventano abitudini ed iniziano a formare la base per le nostre aspettative. Se ogni volta che un bambino piange, qualcuno risponde ai suoi richiami, riconosce il disagio e si dedica a risolvere il problema, il bambino inizierà a trovare questo procedimento normale e ad aspettarsi che una catena di eventi simile a questa segua ogni sua espressione di disagio.

Leggi anche: Il neonato piange perché ha sempre “fame”! Anche di relazione…(non sono coliche)

In altre parole, le interazioni ripetute (i modi abituali che abbiamo di stare insieme) non solo danno forma alla nostra relazione, ma contribuiscono anche a formare la personcina che si sta gia’ sviluppando nel nostro bébé. Queste prime abitudini sono l’inizio di una sorta di “libretto delle istruzioni” per la vita, che il bambino userà per sempre. Possiamo immaginarne i capitoli:

  1. Cosa fare quando hai paura
  2. Cosa fare quando sei stanco
  3. Cosa aspettarsi dalle persone
  4. Come esprimere amore
  5. Come ottenere quello che si vuole.

… e così via, con tutte le strategie che usiamo ogni giorno per navigare la nostra vita.

baby boy in a cradle
By Sokolova Maryna|Shutterstock

Non ce ne rendiamo quasi mai conto, ma è da quando siamo nati che usiamo un libretto delle istruzioni (aggiornato ogni notte) di questo tipo. Quindi se ti chiedi perché non sei mai capace di chiedere aiuto prima che sia troppo tardi, o di fidarti di chi ti vuole bene, la risposta è probabilmente lì dentro (il nome scientifico del libretto di istruzioni è memoria procedurale).

Riassumendo, nonostante i primi tre anni di vita non si ricordino, le interazioni ripetute si consolideranno in abitudini implicite e aspettative. Il bambino non ne sarà consapevole, ma esse lo influenzeranno per tutta la vita.

Imparare a dormire

Abbiamo la tendenza di pensare che dormire tutta la notte sia una tappa fondamentale nello sviluppo del bambino. È la prima cosa che ogni sconosciuto ci chiede sul nostro neonato, e il bambino che non abbia ancora raggiunto questa meta è, più o meno esplicitamente, considerato capriccioso e/o viziato. In ogni caso un problema. Ma forse è il caso di riconsiderare.

Le vere tappe di sviluppo naturali sono raggiunte quando un bambino impara a fare azioni per le quali il suo cervello è programmato. Sorridere, rotolare, gattonare e camminare sono esempi di abilità che un bambino sano e libero di svilupparsi acquisirà inevitabilmente. I genitori tutt’al più accompagnano e incoraggiano lo svolgersi naturale degli eventi.

Leggi anche: Un trucco infallibile per la nanna del vostro neonato!

Dormire tutta la notte non fa parte di questa categoria di azioni per le quali siamo naturalmente programmati. Dormire tutta la notte è un’abilità legata alla nostra cultura, così come leggere, scrivere e guidare un’automobile. È solo da pochi anni che in Occidente abbiamo adottato l’abitudine di dormire tutta la notte (spesso in camere separate) e lavorare tutto il giorno. Questo non vuol dire che sia una cosa negativa. Al contrario, imparare a dormire tutta la notte è utilissimo sia al bambino che a tutta la sua famiglia. Ma è qualcosa che va imparato con tempo e sforzo. È improbabile che succeda da sè.

In realtà, anche noi adulti ci svegliamo alla fine di ogni ciclo del sonno, che dura circa 90 minuti. Quello che il bambino deve imparare non è a dormire tutta la notte, ma a riaddormentarsi alla fine di ogni ciclo. Il modo in cui un bambino può apprendere a farlo dipende dalle circostanze in cui cresce.

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