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Il ruolo curioso delle scimmie nell’arte cristiana

Apes parodying the Church
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Le scimmie appaiono spesso al margine di alcuni manoscritti, perlopiù come parodia delle azioni umane

Nell’arte cristiana, la figura della scimmia è stata spesso usata per simboleggiare peccato, malizia, astuzia e lussuria. Considerando che gli abitanti dell’Europa avevano già familiarità con il comportamento delle scimmie più comuni nel bacino del Mediterraneo (i macachi di Gibilterra, particolarmente dispettosi, e i feroci babbuini egiziani), è naturale che questi siano diventati i punti di riferimento principali per gli artisti che hanno incluso queste creature nelle loro opere.

Nel suo lavoro sulle scimmie nell’arte medievale, Monica Ann Walder spiega che le scimmie appaiono soprattutto al margine di manoscritti medievali, ma si possono vedere anche su colonne e portali. Come regola generale, sembrano “fare una parodia delle azioni degli esseri umani, mostrando trucchi imparati dai menestrelli come parte della rappresentazione visiva di una favola o di un testo moralizzante, o lottando contro gli uccelli”.

Eccezionalmente le scimmie sono rappresentate come esseri alati, perfino demoniaci, come se appartenessero al coro dei demoni che spesso si vede tentare o tormentare santi ascetici. Nella Puerta de las Platerías della cattedrale di Santiago de Compostela, infatti, il diavolo è rappresentato come una scimmia alata che tenta Cristo nel deserto. Per estensione, l’immagine di scimmie incatenate ha finito per essere associata alle anime dei dannati all’Inferno, spiega la Walder.

Le scimmie incatenate, però, simboleggiano anche il peccato conquistato dalla fede e dalla virtù. Dipende tutto dal contesto: associata al male, alla malizia e al vizio, la scimmia era anche vista come un simbolo dell’“anima accidiosa dell’uomo”, spiega George Ferguson nel suo classico Signs and Symbols in Christian Art. Una scimmia incatenata, quindi, può essere vista come una rappresentazione allegorica della virtù della temperanza, che dà equilibrio nell’uso dei beni creati. Tommaso d’Aquino si riferisce infatti alla temperanza come a “una disposizione della mente che imbriglia le passioni”, realtà che sembra ben rappresentata dall’immagine della scimmia in catene.

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