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Il vescovo che imparò la cura dell’anima dalla bellezza di una prostituta

GIRL, RED LIPS, BEAUTY
Sabina Verbitskaya | Shutterstock
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… e la prostituta che si convertì a una vita ascetica grazie alla fede del vescovo. La storia di Nonno e Pelagia, dai lontani primi secoli dopo Cristo, ci illumina sul senso attuale e fecondo del “mettersi nei panni altrui”.

Dalle pietre preziose alla veste bianca

Quando la prostituta attraversò la strada, fu praticamente impossibile non notarla.

Occielo: forse “prostituta” è un po’ eccessivo. Alcuni l’avrebbero definita una semplice attrice.
Di sicuro, bastava solo uno sguardo per capire che Pelagia era una donna che, minimo minimo, si muoveva agevolmente lungo quella sottile linea di confine che divide chi lavora col proprio corpo e chi, quel corpo, lo vende.

In particolar modo, ci dice l’agiografo, Pelagia “venne avanti con molta appariscenza, adornata a tal punto che nulla si vedeva su di lei se non oro, perle e pietre preziose. Persino il collo dei suoi piedi era ricoperto di oro e perle”. Lasciava dietro di sé una scia di profumi preziosi e la sua bellezza era tale da far girare la testa ad ogni uomo.

Sì, insomma: quando Pelagia attraversò la strada, fu praticamente impossibile non notarla.
Fu praticamente impossibile persino per l’assemblea di pii vescovi che si era radunata davanti alla basilica di Giuliano per una conferenza episcopale. Ci fu chi abbassò pudicamente lo sguardo. Ci fu chi mormorò maledizioni a quella svergognata. Ci fu chi avvertì un improvviso interesse per i mattoni della facciata del tempio. Ma nessuno rimase indifferente al passaggio di quella femme fatale.

Leggi anche: La bellezza che salva il mondo è sfigurata

Proprio nessuno, nemmeno Nonno. (Ehm, sì. Si chiamava così).
Con l’unica differenza che, al contrario dei suoi confratelli, Nonno si beò di guardare da testa ai piedi quella bellezza.
Anzi: come ci dettaglia l’agiografo, “rivolse lo sguardo verso di lei intensissimamente e a lungo, e dopo che ella fu passata, egli ancora la fissava”. Cioè: s’era letteralmente girato a guardare ‘na donna per strada standosene nel bel mezzo di una assemblea di vescovi. Peccato che nell’Antiochia del III secolo d.C. non ci fossero ancora i social, perché un filmino di ‘sta scena sarebbe stato ottimo materiale per flame nell’Internet cattolico.

Ma il peggio deve ancora venire. Quando la bellona fu ormai troppo lontana per farsi guardare, Nonno esclamò a voce alta, giulivo: “fratelli! Non vi rallegra una così grande bellezza?”.
I vescovi sollevarono lentamente lo sguardo.
Alcuni di loro si scambiarono lunghe occhiate imbarazzate. Altri si allontanarono discretamente di qualche passo, come si fa quanto ti rendi conto di essere vicino a un pazzo.
Nonno (che, a questo punto, forse un po’ pazzo lo era) sottolineo con tranquillità: “Beh, io mi sono rallegrato molto”.

Per carità, non era l’unico, ma gli altri allegri non lo avrebbero ammesso manco sotto tortura.
Fu solo quando si rese conto che l’assemblea episcopale si stava discretamente ma rapidamente allontanando da lui lanciandogli occhiate tra lo scandalizzato e l’impaurito, che Nonno ebbe finalmente la saggia idea di aggiungere qualche postilla al suo pensiero.

E infatti disse: “Ci pensate, carissimi, a quante ore ha passato questa donna nella sua camera per lavarsi e prepararsi e ornarsi con tutte le attenzioni perché non mancasse nulla al suo vestire? E tutta questa fatica, al solo scopo di piacere ai suoi amanti. Tizi che oggi ci sono e domani chissà, e che comunque non provano verso di lei il minimo sentimento”.

Qualche vescovo cominciò a tossicchiare. La situazione non stava un granché migliorando.

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