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I peccati si ereditano? E la soluzione è la guarigione intergenerazionale?

France Stele
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di padre Enrique Granados

Mi hanno chiesto: “È vero che il peccato, le malattie e i traumi dei nostri antenati si trasmettono e sono all’origine di molti dei nostri problemi, anche psichiatrici? C’è chi prega per la guarigione intergenerazionale…”

Cos’è la guarigione intergenerazionale?

In primo luogo definiamo cosa significa questo concetto, perché immagino che molti non ne abbiano sentito parlare. I suoi promotori lo definiscono così: “La guarigione intergenerazionale per il cristiano è un’opportunità di riconoscere e portare la salvezza a cose che influiscono sulla famiglia, dal passato, con ripercussioni sul futuro. La guarigione intergenerazionale ci suggerisce la possibilità che azioni negative dei nostri avi possano introdursi in qualche modo nel nostro ‘sangue’, che per questo paghino le generazioni future”.

È allora chiaro che per queste persone si è determinati o influenzati dalle azioni errate degli antenati. Pagheremo le loro colpe, e questo male si introdurrà in noi e ci influenzerà.

1. Vero o falso?

Di fronte a questa confusione, bisognerebbe dire innanzitutto che ciò che si trasmette di generazione in generazione è il peccato originale, non il peccato personale dei nostri avi. Nel Nuovo Testamento, poi, Gesù dice chiaramente che non esiste un rapporto tra il male che soffro e il peccato dei miei genitori o dei miei nonni:

“I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» Gesù rispose: «Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui»” (Giovanni 9, 2-3). In Cristo, che è la pienezza della rivelazione, si chiarisce questa idea errata della retribuzione.

2. Qual è l’origine di questo concetto?

Chi parla della questione si basa su una citazione dell’Antico Testamento: “Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti” (Deuteronomio 5, 9-10).

Questo testo va inteso come parte della rivelazione, che è progressiva. L’idea principale è che, a differenza dei pagani, Israele considera il suo Dio come Signore di misericordia, perché questa dura per sempre (mille generazioni). Questo testo, però, non può essere letto isolato dagli altri, che arricchiscono la rivelazione che Dio fa di se stesso al suo popolo.

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