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Stile di vita

La stanchezza è sempre e solo stanchezza? I tratti di una patologia misteriosa

Di altafulla - Shutterstock

Paola Belletti | Ott 11, 2019

Nel numero di ottobre della rivista BenEssere, la Salute con l'anima, c'è un interessante approfondimento sul tema dell'affaticamento. Una condizione trasversale e quasi sempre transitoria: ma in alcuni casi non basta riposarsi qualche ora in più per uscirne. Vediamo di che si tratta e cosa si può fare.

Essere stanchi è una condizione normale, ma se ci accompagna troppo spesso e troppo a lungo vale la pena approfondire.

La stanchezza è argomento particolarmente autunnale, potremmo dire: inizia la scuola, riprendono i ritmi a volte troppo serrati di lavoro, partono progetti e magari ci iscriviamo anche noi a qualche corso di fitness leggero; insomma bisogna ritrovare “il giro” e poi il clima cambia (e ahinoi anche agli armadi toccherà seguire il trend!). Persino i capelli si allineano alla tendenza caduca della stagione.

E’ un mood di questo periodo insomma, ma non possiamo negarci che quando è eccessiva può diventare vero impedimento per le varie occupazioni che ci richiede la nostra vita di mamme e mogli. Sì, è vero la cosa può capitare anche ai nostri mariti (permettiamoci solo questa parentesi per prenderli in giro: portare in lavanderia il cesto delle cose da lavare non è classificabile come lavoro extra e 37 non è ancora febbre).

Sul numero in uscita di ottobre della rivista BenEssere leggiamo un interessante servizio proprio sulla stanchezza, quando diventa patologia.

Ovvio, un calo di energia può capitare a tutti, soprattutto nei cambi di stagione, ma quando l’esaurimento fisico e mentale persiste per oltre sei mesi e non si attenua neppure con un adeguato riposo potrebbe trattarsi di una patologia specifica, la sindrome da fatica cronica, che colpisce almeno 300 mila italiani. (BenEssere, ottobre 2019, p.12 ss)

Ecco dunque il primo indicatore: la durata del fenomeno. Il secondo la sua inestinguibilità: non ci si riposa mai abbastanza.

Una delle criticità nel trattamento della patologia risiede proprio nella difficoltà ad inquadrarla correttamente. Precisa il prof. Umberto Tirelli, specialista in Oncologia, Ematologia e Malattie infettive presso l’Istituto nazionale tumori di Aviano:

«La sindrome da fatica cronica è una condizione patologica ben precisa, anche se difficile da inquadrare, dove alla stanchezza persistente si associano altri sintomi, come mal di testa, faringite, disturbi del sonno, dolori articolari e muscolari, linfonodi ingrossati sul collo e sotto le ascelle, deficit di memoria e concentrazione». Insomma, una condizione complessa, severa,

che spesso costringe i pazienti ad abbandonare studio e lavoro, eppure non è ancora riconosciuta come malattia invalidante. (Ibidem)

Ci si arriva andando per esclusione, quindi, applicando cioè la cosiddetta diagnosi differenziale. Ma quali sono le cause principali della stanchezza cronica?

Schematizzando, tra le principali cause di affaticamento organico troviamo: malattie  cardiocircolatorie, la stanchezza può essere uno dei segni premonitori di una malattia cardiaca (…);

malattie polmonari, soprattutto quando è associata a tosse cronica, difficoltà respiratorie e pallore bluastro, la fatica potrebbe essere dovuta ad asma, enfisema o sindrome da iperventilazione. (…)

infezioni nascoste, alcune infezioni, anche se prive di febbre o caratterizzate solamente da una lieve alterazione della temperatura corporea in certi momenti della giornata, possono determinare stanchezza: è il caso di mononucleosi infettiva, tubercolosi e infezioni della prostata;

malattie autoimmuni, bisogna sospettarle quando il senso di fatica è accompagnato da dolori e gonfiore delle articolazioni, oltre che da febbricola;

tumori occulti, l’eccessiva stanchezza può essere predittiva di un tumore, specie se coinvolge organi difficili da esaminare, come pancreas o intestino.

(…) la fibromialgia, è una malattia reumatica molto severa, che può sovrapporsi alla sindrome da fatica cronica.

Tra le altre cause di stanchezza non possono mancare i nostri stili di vita sbilanciati: poco movimento, troppe ore davanti ad uno schermo; alimentazione squilibrata con relativa fatica digestiva; la presenza di allergie; e soprattutto l’essere sottoposti a stress prolungato. Piccolo distinguo per le donne in età fertile: sappiamo bene quanto incida il periodo premestruale, o la ipermenorrea che a sua volta può generare anemia, la quale ha tra i primi sintomi un grande senso di fatica.

Ma se si escludono tutte queste categorie di cause allora si tratta di lei, della sindrome da affaticamento cronico.

Solo dopo aver escluso tutte queste cause si può ipotizzare la sindrome da fatica cronica (dall’inglese, Chronic fatigue syndrome), spesso abbreviata con la sigla Cfs, che può persistere anche per molti anni e non passa con una buona dormita, né con una vacanza e neppure con la riduzione dell’attività. L’origine non è stata ancora individuata con certezza, seppure si ipotizzi che alla base possa esserci come fattore scatenante un’infezione virale (influenza, varicella, rosolia, mononucleosi, epatite…) oppure un singolo agente infettivo non ancora identificato.

L’eziologia di questa sindrome resta ancora in larga parte da confermare. I maggiori imputati restano le infezioni virali, soprattutto quelle subdole o croniche; le intossicazioni alimentari, disturbi del sistema endocrino o una disfunzione delle nostre competenze immunitarie.

Quando si soffre di qualche disagio fisico o psico fisico già conoscerne l’identità, avere una diagnosi è un’enorme conquista. Dà un certo sollievo al paziente che perlomeno si sente compreso e “inquadrato” in una situazione nota alla categoria medica. Ma non basta la comprensione, purtroppo. E così, non avendo ancora circoscritto con sicurezza le cause di questa patologia misteriosa anche i trattamenti hanno un’efficacia ridotta. La medicina rivela il suo volto più approssimativo, ma non in senso dispregiativo. La ricerca medica procede per tentativi, osserva, sperimenta, si “approssima” il più possibile al benessere del paziente. Soprattutto se tra medico e persona sofferente si instaura un rapporto di vera prossimità (appunto!).

Cosa fare allora in concreto se ci si ritrova affetti e afflitti da uno stato di astenia cronica?

Bisogna “riavviarsi”. Come con i nostri computer e smartphone; quante volte di fronte a prestazioni scadenti o a blocchi improvvisi la soluzione è “riavviare il sistema”? Noi siamo ben più complessi e ricchi di un pc, naturalmente, ma abbiamo anche noi un sistema, un modo di lavorare che coinvolge tutto: da quel che mangiamo a come dormiamo, a come nutriamo la nostra mente e non ultima la nostra anima.

Bisogna allora osservarsi pazientemente e bonificare il più possibile la “palude” nella quale ci troviamo intrappolati. Si riparte sempre dai fondamentali: sonno, cibo, ambiente. Curiamo al massimo la qualità del sonno, non appesantiamo il nostro sistema digestivo, facciamo movimento, meglio se all’aria aperta.

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