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I poliziotti ecuadoregni recitano il Padre Nostro in mezzo alle proteste

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di Silvana Ramos

I minuti prima di uno scontro non devono essere affatto facili. Anche quando il corpo e la mente sono allenati, credo che si tratti di momenti molto intensi, in cui magari si fanno strada paura e angoscia.

La paura è non solo quella di perdere la vita e di lasciare le persone che si amano di più, ma anche quella di disumanizzarsi, di togliere la vita agli altri, di lasciare ferite profonde che magari impiegheranno molto a guarire, o forse non guariranno mai.

Le forze armate lottano per garantire l’ordine e la pace, per difendere la Nazione e la sua sovranità. A noi civili spetta di capire ciò che si può verificare nella mente dei poliziotti o dei soldati.

Magari non ne avessimo bisogno, magari la guerra non esistesse… siamo fragili in moltissimi sensi, e la violenza tra fratelli è all’origine di tutto. Caino e Abele, conflitti interni, Nazioni che si scontrano, sete di potere, invidia, avidità, gelosia, malattie del corpo e dell’anima…

Assistere a tutto questo è triste, perché il cuore si commuove sia per la vittima della violenza che per colui che la esercita, perché è inevitabile che entrambi subiscano ferite profonde e a ogni livello.

È lecita la violenza, è lecita la guerra? Nel mondo si vivono innumerevoli conflitti, i cristiani vengono perseguitati, poliziotti e popoli si scontrano per crisi politiche o economiche. La violenza affiora insieme alla disperazione. La giustizia diventa difficile da vedere, ma è necessario trovarla.

Qualche giorno fa in Ecuador si è scatenata una serie di proteste a causa della situazione politica e di alcune misure economiche adottate. In mezzo a tutto questo, è diventato virale un video che mostra i poliziotti mentre recitano il Padre Nostro prima di ripristinare l’ordine.

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