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La donna: la bellezza della sua vocazione nella Chiesa e nel mondo contemporaneo

beautiful and happy woman
By Loza-koza|Shutterstock
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«Tu, o Signore, sii benedetto che mi hai creata!» S. Chiara d’Assisi

Siamo felici di poter pubblicare la catechesi che le Clarisse di Albano Laziale, suor Donata e suor Elisabetta, hanno tenuto il 23 settembre scorso in occasione del primo ritiro spirituale del Movimento Femminile delle Donne Cristiane.

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Introduzione

Il nostro intervento in questa giornata di ritiro spirituale non ha la pretesa di essere una catechesi, ma ha la valenza di una testimonianza sulla bellezza della vocazione della donna, della sua piena realizzazione e sul nostro originale contributo alla Chiesa e al mondo. Bellezza e pienezza non si realizzano con l’annullamento delle differenze o con l’antagonismo con l’uomo (la pari dignità sta nel fatto che, pur nella diversità, entrambi portiamo in noi l’‘immagine e somiglianza di Dio’) ma nella valorizzazione della differenza, di ciò che è ‘nostro’ in quanto donne.

Il Principio

Dato che la vocazione va considerata in rapporto a Dio, è fondamentale guardare al ‘Principio’, ossia, al pensiero di Dio su noi donne e quale missione ci ha affidato nel momento in cui ci ha create. Possiamo riscoprire la bellezza della nostra vocazione e missione solo in un’ottica di fede. Infatti, non è forse vero che la crisi e le crisi attuali sono soprattutto crisi di fede? L’aver eliminato Dio dall’orizzonte della vita?
Guardando al progetto originario di Dio su di noi, è manifesto che la dignità della donna viene misurata dall’ordine dell’amore: siamo state create ricevendo amore per donare amore. Parafrasando le parole che santa Chiara ha pronunciato poco prima del suo passaggio alla vita eterna, possiamo dire anche noi che “Colui che ci ha create ci ama di tenero amore”. Egli ci fa sperimentare il suo amore paterno e materno affinché anche noi possiamo donare amore.

Il ‘genio’ femminile: lo specifico

Oggi celebriamo la Memoria di san Pio da Pietrelcina, ma, prima della sua canonizzazione, noi clarisse celebravamo la memoria del ritrovamento del corpo di santa Chiara d’Assisi, nostra fondatrice. Ci è sembrata una Dio-incidenza. Infatti, lo specifico della nostra vocazione e missione lo possiamo trovare a partire dalla riscoperta della dignità del nostro corpo. Dal quale possiamo trarre tre aspetti: il corpo che soffre e lotta per la vita, che delinea il nostro specifico di figlie e sorelle; il corpo che accoglie, la dimensione sponsale; il corpo che nutre, la maternità. Abbiamo scelto questa modalità in quanto accomuna le varie vocazioni (matrimoniale, vita consacrata, consacrazione laicale). Infatti, la vita consacrata e la vita matrimoniale si rispecchiano e si aiutano vicendevolmente: con la nostra vita totalmente dedita a Dio e a sostegno dei fratelli e delle sorelle, noi ricordiamo a voi che c’è una profondità che soggiace a questi aspetti che, illuminati dalla fede, fioriscono nella loro pienezza; mentre voi manifestate a noi l’amore sponsale tra Cristo e la Chiesa.

Sorella: il corpo che soffre e lotta per la vita

Il primo degli aspetti fondamentali del cristiano e della nostra vita di clarisse è la Fraternità/Sororità, in quanto figli/figlie di un unico Padre: Dio. Come donne, viviamo nel nostro corpo la stupenda possibilità ed esperienza di poter donare la vita ad un essere umano. Ogni nascita, ma anche ogni lotta per il bene delle persone care, ogni battaglia per custodire i valori significativi della società, sono strettamente legati alla sofferenza per la difesa della vita. Nella nostra esperienza di Sorelle Clarisse il contatto con il dolore ci porta ad offrire la nostra vita a «sostegno delle membra deboli e vacillanti dell’ineffabile Corpo di Cristo» che è la Chiesa. La nostra predisposizione, prettamente femminile, dell’intuizione e dell’immediatezza nel rispondere ai bisogni degli altri fa fiorire in noi il servizio compassionevole e la preghiera d’intercessione. Il Card. Martini affermava che ogni donna, con Maria, porta in sé la vocazione alla preghiera, che in particolare in noi come contemplative, si fa intercessione, grido che nasce dalla capacità di cogliere i gemiti dell’umanità sofferente, a cui cerchiamo di dare un significato e un destinatario: il Padre
che accoglie il grido dei figli da lui tanto amati. Preghiera e vita di donazione solidale con le sorelle e i fratelli che soffrono.
Da qui l’impegno di ogni donna alla solidarietà, al cogliere le vere necessità di una società, di una cultura, a farsi solidale con chi soffre.

Sposa: il corpo che accoglie

Il secondo aspetto che ci accomuna è la dimensione sponsale. Il nostro corpo è atto a contenere, portare, accogliere. Potremmo dire che Dio ha messo in noi la “capacità dell’altro”. “La donna conserva l’intuizione profonda che il meglio della sua vita è fatto di attività orientate al risveglio dell’altro, alla sua crescita, alla sua protezione” (Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo. n.13). Così recita la Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, consegnata dall’allora Card. Ratzinger, prefetto della Congregazione della Fede, il 31 Maggio del 2004.

“Capacità di custodire e accogliere”, di dare ospitalità, far crescere e aiutare le persone a maturare è l’enorme apporto che possiamo dare alla società che si ripercuote sull’intera umanità.
La Lettera ai Vescovi sottolinea molto bene questo aspetto:

le donne siano presenti attivamente e anche con fermezza nella famiglia, (…), perché è qui che si plasma il volto di un popolo, è qui che i suoi membri acquisiscono gli insegnamenti fondamentali. Essi imparano ad amare in quanto sono amati gratuitamente, imparano il rispetto di ogni altra persona in quanto sono rispettati, imparano a conoscere il volto di Dio in quanto ne ricevono la prima rivelazione da una madre piena di attenzione. Ogni volta che vengono a mancare queste esperienze fondamentali, è l’insieme della società che soffre violenza e diventa generatrice di violenze.

(Lettera ai vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo. n.13)

A noi il compito di rendere la terra abitabile, sostenendo ciò che di bello e di buono è presente.

Noi contemplative siamo chiamate innanzitutto ad accogliere e custodire la Parola di Dio (Mulieris Dignitatem, n. 15) e a testimoniare il valore dell’ospitalità di coloro che sono alla ricerca di Dio. Questa capacità di “essere spazio per” diventa possibilità di testimoniare nella Chiesa e nel mondo, la chiamata di ogni persona: quella di essere luogo accogliente per Dio. San Francesco scrivendo a tutti i cristiani ci ricorda che «siamo sposi, quando nello Spirito Santo l’anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo».

Madre: il corpo che nutre

Di conseguenza non si può che essere madri. Il corpo femminile conosce la caratteristica peculiare di “farsi cibo per l’altro”, direttamente collegata alla dimensione della relazione. Anche se questa è una dimensione condivisa con l’uomo, si differenzia nel fatto che il nostro corpo ci educa all’interiorità e all’attenzione per i sentimenti; alla relazionalità, in quanto portiamo in noi, generiamo, nutriamo e promuoviamo la vita.

La sfida a noi proposta da questo punto di vista è notevole: chiamate a difendere, a proteggere, a promuovere e favorire l’umano. Anche il compito educativo, esprime questa vocazione al nutrire e alimentare la vita aiutando le persone a tirare fuori il meglio di sé, le dimensioni più mature della propria umanità.
A livello spirituale potremmo chiamarla la dimensione eucaristica della vita, che è la capacità del dono della vita, farsi nutrimento per gli altri. A questo proposito santa Chiara dice a noi sue figlie:

Se la madre ama e nutre la sua figlia carnale, con quanto maggiore amore deve la sorella amare e nutrire la sua sorella spirituale!

La Vocazione Contemplativa

Certamente sorgerà in voi la domanda: ma voi, donne consacrate, come potete vivere in pienezza la bellezza di questa vocazione e missione?
Attraverso il paradosso della Professione dei Consigli Evangelici. Essi, infatti, ci aiutano a tenere lo sguardo fisso sul punto di partenza, al ‘Principio’, facendo brillare la caratteristica della vocazione e missione a cui tutte siamo chiamate. Lo spirito dei consigli evangelici, espressione della totalità, della novità di vita, è manifestazione di una realtà più profonda.
Concludiamo con le ultime parole della Madre santa Chiara, che vogliono essere per tutte voi un augurio e un messaggio di speranza:

Va’ sicura in pace, perché hai una buona guida nel viaggio. Va’ perché Colui che ti ha creata ti ha santificata; e dopo averti creata ha messo in te lo Spirito Santo; e, custodendoti sempre come la madre il figlio, ti ha amato di tenero amore. Tu, o Signore, sii benedetto, che mi hai creata!

Saluto finale (al termine della restituzione)

Grazie a te, donna-madre che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita. Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello dell’uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione della vita.
Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del “mistero”, alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.
Grazie a te, donna-consacrata, che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta “sponsale”, che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.
Grazie a te, donna, per il fatto che sei donna! Con al percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani. (Giovanni Paolo II Lettera ap. Alle donne -29 giugno 1995- n. 2)

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