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Sinodo amazzonico? Pietro e Paolo hanno avuto forti discussioni all’inizio della Chiesa

Antoine Mekary | ALETEIA

Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 10/10/19

Martirio con luci e ombre

In Amazzonia, il numero di martiri in questo ambito è allarmante, al punto che tra il 2003 e il 2017 gli indigeni morti per aver difeso i propri territori sono stati 1.119. E non solo: spesso i leader sociali sono vittime dell’impunità e dell’insufficienza di poteri statali che non garantiscono la loro sicurezza.

“Come Chiesa, dobbiamo riconoscere che in questo processo di evangelizzazione di più di 500 anni ci sono state luci molto forti, c’è stato il martirio di religiosi, sacerdoti, laici, indigeni che per proteggere la vita e il loro territorio hanno donato il meglio di sé”.

“Ma ci sono state anche delle ombre, e le ombre le abbiamo riconosciute e le riconosciamo, perché come ha detto Papa Francesco l’annuncio del Vangelo non si può imporre, è un invito molto speciale”.

Riconoscere la saggezza ancestrale dei popoli indigeni

“In questo contesto di immensità e di importanza per l’umanità”, il cardinale ha chiesto di “riconoscere la saggezza ancestrale di popoli amazzonici, e potremmo dire anche dei popoli originari di tutto il mondo”.

“Nel marzo scorso abbiamo avuto una riunione presso l’Università di Georgetown (università cattolica, della Compagnia di Gesù, situata a Georgetown, Washington D.C.) di cardinali, vescovi, laici, religiosi e anche rappresentanti dei popoli indigeni di tutti i continenti. Non riuscivano a capirsi tra loro per la differenza di lingue, ma c’era anche un’unità nella diversità di culture, di lingue, un’unità nella difesa della vita, nella difesa del territorio”.


Padre Júlio Maria De Lombaerde

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Nessuno ascolta gli indigeni, solo Papa Francesco

Il vicepresidente della Rete Ecclesiale Panamazzonica ha affermato che il Sinodo lega “la ricchezza della saggezza ancestrale dei popoli originari” al Successore di Pietro.

“In uno dei tanti eventi per la preparazione del documento (Instrumentum laboris), ho sentito un indigeno amazzonico dire: ‘I politici non hanno tempo per ascoltarci, i vari settori della società men che meno, ma nostro fratello Francesco ha tempo, e invita la Chiesa di tutto il mondo, non solo la Chiesa in Amazzonia, ad ascoltarci, ed è quello che abbiamo fatto in questo anno e mezzo di incontri’”.

“Ho amato e amo molto gli indigeni”, ha confessato il porporato ai giornalisti presenti presso la Sala Stampa della Santa Sede, “ma ora molto di più, perché mi hanno insegnato tanto (…) sull’incontro con la terra, con i fratelli e con quel Dio creatore che attraverso di loro mi ha evangelizzato”.

Allo stesso modo, ha sottolineato la grande responsabilità del Sinodo di dare visibilità ai popoli originari in una società altamente tecnologica che ha dimenticato l’essenziale.

“Ho ascoltato anche una sorella indigena dell’Amazzonia dire cosa si aspettava da questo Sinodo. Ha risposto: ‘La speranza non finisce, è sempre viva’. Questo è essenziale per aiutarci in una società tanto tecnocratica che vive depressa, con tante difficoltà economiche”.

San Francesco d’Assisi, patrono del Sinodo

Il cardinal Barreto ha infine ricordato San Francesco d’Assisi, che “aveva un padre ricco e una vita agiata” ma “ha incontrato in modo personale Gesù e ha affrontato suo padre biologico per lodare il Signore”.

San Francesco dice molte delle cose che dicono anche i popoli indigeni: il buon vivere, che non vuol dire vivere nel benessere, ma in sintonia con la madre Terra e con i fratelli. Papa Francesco, nato a Buenos Aires da genitori immigrati, assume allora l’identità di San Francesco d’Assisi, patrono del Sinodo sull’Amazzonia.

“Vi chiedo di pregare per intercessione di San Francesco per capire che l’unico linguaggio universale è il linguaggio dell’amore e quello del camminare insieme e testimoniare una vita sobria, semplice e umile”.

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