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Sinodo amazzonico? Pietro e Paolo hanno avuto forti discussioni all’inizio della Chiesa

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Antoine Mekary | ALETEIA

Ary Waldir Ramos Díaz - pubblicato il 10/10/19

“Non bisogna aver paura dei diversi pareri”, ha spiegato alla stampa a Roma il cardinale Pedro Ricardo Barreto Jimeno, vicepresidente della Rete Ecclesiale Panamazzonica

Pedro Ricardo Barreto Jimeno, cardinale-arcivescovo di Huancayo (Perù), si è riferito agli attacchi ricevuti dal Sinodo speciale per la Regione Panamazzonica nel corso degli interventi sull’Instrumentum Laboris.

Il porporato ha ricordato che nella Chiesa sono sempre esistite discussioni. “Pietro e Paolo hanno avuto una forte discussione alle origini della Chiesa. Pietro era convinto che si dovessero richiedere a tutti coloro che entravano nella Chiesa cattolica mediante il Battesimo gli stessi requisiti di un ebreo, ad esempio la circoncisione”.

“Paolo, ebreo, apostolo delle genti, non credeva (alla circoncisione) e diceva: ‘Questo non si può fare, perché la Chiesa è universale, è cattolica’. E cosa hanno fatto? Si sono riuniti in un sinodo, hanno pregato e parlato. E poi hanno detto: ‘Lo Spirito Santo e noi abbiamo deciso questa cosa’. E allora credo che ciò che conta sia la spiritualità”.

Il cardinale ha anche difeso le parole pronunciate dal Papa, dicendo che “nel Parlamento dei nostri Paesi si vota. Il sinodo non è un parlamento. Non ci saranno decisioni da prendere, semplicemente avanzeremo delle proposte perché il Santo Padre ci preghi su, faccia discernimento e ci offra un orientamento”.


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Il porporato ha quindi presentato la situazione complessa dell’Amazzonia, per via della sua estensione e composizione, di fronte alle sfide pastorali e missionarie e riguardo alla cultura e ai diritti umani dei popoli indigeni.

“Dobbiamo tener conto del fatto che l’Amazzonia ha 7 milioni e mezzo di chilometri quadrati, abbraccia 9 Paesi. È molto importante rendersi conto dell’immensità del bioma amazzonico (chiamato anche paesaggio bioclimatico)”.

“L’Italia ha un territorio di 301.000 chilometri quadrati. Solo il vicariato apostolico della Madre di Dio, visitato dal Santo Padre il 20 gennaio dell’anno scorso, è di 150.000 chilometri quadrati, la metà dell’Italia, ed è un territorio ecclesiastico in cui l’asfalto brilla per la sua assenza”.

Anche i diritti umani sul territorio sono un problema. “Si tratta di un terreno disputato da vari fronti, con una popolazione che sta soffrendo in modo costante nella storia, e la Chiesa non è che si stia preoccupando solo di recente della problematica delle popolazioni indigene”.

Papi da tempo preoccupati per l’Amazzonia

Mgr Barreto, fondateur du Réseau ecclésial pan-amazonien (Repam) © Jean-Claude Gerez
Mgr Barreto, fondateur du Réseau ecclésial pan-amazonien (Repam) © Jean-Claude Gerez

Il cardinale ha anche ricordato che vari Papi nella storia si sono preoccupati dell’Amazzonia e dei suoi popoli.

“Nel 1741, Papa Benedetto XIV ha compiuto il gesto molto importante di scrivere una lettera per accompagnare la sofferenza delle popolazioni indigene, e San Pio X nel 1912 ha scritto un’enciclica molto breve sul tema del genocidio cauchero, che ha interessato vari Paesi dell’Amazzonia”.

“La Chiesa sta portando avanti fin dall’inizio la missione di annunciare il Vangelo di Gesù rispettando la vita e la dignità delle persone”.

Martirio con luci e ombre

In Amazzonia, il numero di martiri in questo ambito è allarmante, al punto che tra il 2003 e il 2017 gli indigeni morti per aver difeso i propri territori sono stati 1.119. E non solo: spesso i leader sociali sono vittime dell’impunità e dell’insufficienza di poteri statali che non garantiscono la loro sicurezza.

“Come Chiesa, dobbiamo riconoscere che in questo processo di evangelizzazione di più di 500 anni ci sono state luci molto forti, c’è stato il martirio di religiosi, sacerdoti, laici, indigeni che per proteggere la vita e il loro territorio hanno donato il meglio di sé”.

“Ma ci sono state anche delle ombre, e le ombre le abbiamo riconosciute e le riconosciamo, perché come ha detto Papa Francesco l’annuncio del Vangelo non si può imporre, è un invito molto speciale”.

Riconoscere la saggezza ancestrale dei popoli indigeni

“In questo contesto di immensità e di importanza per l’umanità”, il cardinale ha chiesto di “riconoscere la saggezza ancestrale di popoli amazzonici, e potremmo dire anche dei popoli originari di tutto il mondo”.

“Nel marzo scorso abbiamo avuto una riunione presso l’Università di Georgetown (università cattolica, della Compagnia di Gesù, situata a Georgetown, Washington D.C.) di cardinali, vescovi, laici, religiosi e anche rappresentanti dei popoli indigeni di tutti i continenti. Non riuscivano a capirsi tra loro per la differenza di lingue, ma c’era anche un’unità nella diversità di culture, di lingue, un’unità nella difesa della vita, nella difesa del territorio”.


Padre Júlio Maria De Lombaerde

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Nessuno ascolta gli indigeni, solo Papa Francesco

Il vicepresidente della Rete Ecclesiale Panamazzonica ha affermato che il Sinodo lega “la ricchezza della saggezza ancestrale dei popoli originari” al Successore di Pietro.

“In uno dei tanti eventi per la preparazione del documento (Instrumentum laboris), ho sentito un indigeno amazzonico dire: ‘I politici non hanno tempo per ascoltarci, i vari settori della società men che meno, ma nostro fratello Francesco ha tempo, e invita la Chiesa di tutto il mondo, non solo la Chiesa in Amazzonia, ad ascoltarci, ed è quello che abbiamo fatto in questo anno e mezzo di incontri’”.

“Ho amato e amo molto gli indigeni”, ha confessato il porporato ai giornalisti presenti presso la Sala Stampa della Santa Sede, “ma ora molto di più, perché mi hanno insegnato tanto (…) sull’incontro con la terra, con i fratelli e con quel Dio creatore che attraverso di loro mi ha evangelizzato”.

Allo stesso modo, ha sottolineato la grande responsabilità del Sinodo di dare visibilità ai popoli originari in una società altamente tecnologica che ha dimenticato l’essenziale.

“Ho ascoltato anche una sorella indigena dell’Amazzonia dire cosa si aspettava da questo Sinodo. Ha risposto: ‘La speranza non finisce, è sempre viva’. Questo è essenziale per aiutarci in una società tanto tecnocratica che vive depressa, con tante difficoltà economiche”.

San Francesco d’Assisi, patrono del Sinodo

Il cardinal Barreto ha infine ricordato San Francesco d’Assisi, che “aveva un padre ricco e una vita agiata” ma “ha incontrato in modo personale Gesù e ha affrontato suo padre biologico per lodare il Signore”.

San Francesco dice molte delle cose che dicono anche i popoli indigeni: il buon vivere, che non vuol dire vivere nel benessere, ma in sintonia con la madre Terra e con i fratelli. Papa Francesco, nato a Buenos Aires da genitori immigrati, assume allora l’identità di San Francesco d’Assisi, patrono del Sinodo sull’Amazzonia.

“Vi chiedo di pregare per intercessione di San Francesco per capire che l’unico linguaggio universale è il linguaggio dell’amore e quello del camminare insieme e testimoniare una vita sobria, semplice e umile”.

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