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Il cardinale Sarah: «Ogni Papa è “giusto” per il suo tempo, la Provvidenza ci vede benissimo»

10 febbraio 2015, Robert card. Sarah © M.MIGLIORATO/CPP/CIRIC

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 08/10/19

Pertanto, si domanda il cardinale: «Come possiamo pensare che il Vangelo sia espressione di qualcosa distaccato dalla realtà? O la nostra fede è fondata sull’incontro con una Persona, che è Dio fattosi uomo, attraverso suo Figlio Gesù, e quindi su una testimonianza che deve rinnovarsi ogni giorno per la morte e resurrezione quotidiana di Cristo, oppure la nostra fede è fallace ed è basata sugli idoli della modernità. Ma un padre o una madre che non indica al figlio la strada giusta, che padre è? E che madre è? Così si ritiene che l’apertura della Chiesa, a cui costantemente e giustamente ci richiama Papa Francesco, significhi la diluizione di ciò che noi crediamo nel pensiero della società contemporanea, che è secolarizzata e decadente. Ma Cristo non è venuto per assecondare la società, è venuto per salvare l’umanità dalla sua caduta, per portare la Verità e cambiare ciascuno di noi personalmente, nel profondo. La Verità e i dogmi di fede ci costringono ad alzare l’asticella, a puntare in alto, a vivere ogni giorno per diventare santi».




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La frase di San Paolo VI

Sarah ritiene, infine, che la crisi delle vocazioni non si argina con l’istituzioni di sacerdoti sposati. «La proposta è teologicamente assurda – sentenzia – ed implica una concessione funzionalista del sacerdozio, in quanto pretende separare i tria munera (Santificandi, docendi e regendi) in totale contraddizione con gli insegnamenti del Concilio Vaticano (Lumen Gentium n° 20-22, Christus dominus n° 2, Presbyterorum Ordinis n° 4-6) e di tutta la Tradizione della Chiesa latina che ne stabilisce la loro unità sostanziale».

© Antoine Mekary | ALETEIA

E poi l’ordinazione presbiterale di uomini sposati «significherebbe nella pratica mettere in discussione l’obbligatorietà del celibato in quanto tale. A questo proposito, forse va ricordata la frase di San Paolo VI, che Papa Francesco ha fatto sua nel discorso ad un gruppo di giornalisti, il 27 gennaio 2019: “Preferisco dare la vita prima di cambiare la legge del Celibato”. Ripeto: non c’è nessuno spavento. Il Sinodo studierà, poi il Santo Padre trarrà le conclusioni. La questione è un’altra: ovvero comprendere il senso della vocazione sacerdotale. Chiedersi perché non ci siano più persone disposte a dare tutte se stesse per Dio, per il sacerdozio e per la verginità».


ROBERT SARAH

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“Senza valore cristico”

Piuttosto, conclude il Prefetto, «sono convinto che la crisi del sacerdozio sia un elemento centrale della crisi della Chiesa: il nemico del sacerdozio oggi è l’efficientismo, la produttività, come se fossimo dipendenti di un’azienda. I sacerdoti sono stati evirati della loro identità. Sono stati portati a credere che dovevano essere uomini efficaci. Un sacerdote è fondamentalmente una continuazione tra noi della presenza di Cristo. Non deve essere definito da ciò che fa, ma da ciò che è: ipse Christus, Cristo stesso».

«Durante la Santa Messa il Sacerdote si trova faccia a faccia con Gesù Cristo ed in quel preciso istante, è identificato si è immedesimato in Cristo, divenendo non soltanto un Alter Christus, un altro Cristo, ma è addirittura Ipse Christus, lo stesso Cristo. Se veramente il Sacerdote è Cristo stesso – è la chiosa finale – come immaginare di fabbricare, o ordinare sacerdoti “anziani sposati”? Questo sacerdozio non sarà un sacerdozio di Gesù Cristo, ma una fabbricazione umana, senza valore cristico».




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cardinale sarahdottrina cattolicapapa francescoviri probati
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