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Vedete solo difetti? Questa certezza vi darà coraggio

KOBIETA Z ZAMKNIĘTYMI OCZAMI

Brooke Cagle/Unsplash | CC0

padre Carlos Padilla - pubblicato il 04/10/19

Ciò che importa davvero è quello che Dio riesce a fare con la piccolezza

Dio mi solleva quando sono caduto. Mi sostiene tra le braccia nella mia debolezza. Si abbassa perché io possa risalire. La Bibbia lo descrive così:

“Solleva dalla polvere il misero, innalza il povero dalle immondizie, per farli sedere insieme con i capi del popolo”.

La debolezza fa parte della mia condizione umana. Tutto mi supera. La vita, le richieste. Le esigenze di tutti coloro che mi circondano. Mi sento impotente e non riesco ad avanzare in mezzo ai miei limiti e alle mie mancanze.

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Por Stock-Asso/Shutterstock

Vorrei avere un cuore più forte, più libero, più audace. Un cuore capace di vincere lo scoraggiamento e di agire seguendo i passi di Gesù ovunque vada. I miei passi nei Suoi.

Vorrei fare sempre la cosa giusta e non commettere errori. Agire in base a ciò che Dio mi chiede e non cercare sempre di soddisfare i miei desideri. Fare il bene a chi è sul mio cammino.

Amare fino all’estremo dando la vita. Vivere servendo nel silenzio senza aspettarmi applausi. Senza grandi gesti né confusione. Dando semplicemente ciò che ho dentro. Diceva Santa Teresina del Bambin Gesù:

“Quando una persona compie il proprio dovere e non si tira indietro nessuno lo sa; al contrario, le imperfezioni saltano subito agli occhi”.

Vedo molte imperfezioni negli altri. Saltano alla vista. Per me è più facile vedere la pagliuzza nell’occhio altrui che la trave nel mio.

L’ho verificato spesso. Mi concentro su alcuni difetti evidenti. So anche vederne altri più sottili. Li vedo chiaramente.

Distinguo chi fa il male e mi lancio nel sottolineare i suoi errori. Vedo con chiarezza chi sbaglia. A distanza vedo così bene…

Quando si tratta di vedere i miei difetti, però, non sono altrettanto bravo. Quando veniva criticata pr il suo carattere, una persona diceva: “Sono una persona molto facile. Chiunque può parlare con me. Nessuno mi teme”.

Non c’era cattiva volontà nelle sue parole, solo mancanza di conoscenza. Mi stupisce vedere tante persone che non si conoscono. Credono di non fare paura e che chiunque potrebbe dir loro ciò che vuole.

Non si rendono conto delle reazioni che hanno quando vengono criticate. Non vedono i loro modi quando qualcuno li contraddice. Pensano di essere generose e di cedere sempre, ma non è vero. Semplicemente non si conoscono.

Dicono: “Faccio sempre ciò che gli altri vogliono che faccia”. Non vedono la realtà com’è, o forse percepiscono una realtà molto diversa. È la cecità del cuore. Forse hanno tessuto nella loro anima un’immagine di se stessi che li salva e dà loro pace.

Quanto mi costa vedere la trave che ho nell’occhio! Forse nessuno ha il coraggio di dirmi chi sono. Potrei conviverci se lo sapessi?

Vivo denunciando peccati altrui per stare più tranquillo. E ignoro le mie debolezze. Vedo la pagliuzza nell’occhio altrui, ma non la trave nel mio. Nell’esortazione Amoris Laetitia, Papa Francesco dice:

“Gli sposi che si amano e si appartengono, parlano bene l’uno dell’altro, cercano di mostrare il lato buono del coniuge al di là delle sue debolezze e dei suoi errori. In ogni caso, mantengono il silenzio per non danneggiarne l’immagine. Però non è soltanto un gesto esterno, ma deriva da un atteggiamento interiore”.

Quanta libertà interiore serve per agire in questo modo! Non guardare il difetto che infastidisce e passarci sopra, e imparare ad apprezzare le cose positive nel cuore dell’amato. È un miracolo.

La persona che mi ama di più, che amo di più, smette di avere difetti che danno fastidio. Non mi ci soffermo. Non soffro più. Potessi vivere sempre così!

Spesso mi soffermo sul difetto che mi fa male. Su quella debolezza che mi infastidisce. Non vado avanti. Critico, torno a dire ciò che va male e perdo la gioia.

So che l’amore dovrebbe tirar fuori il meglio da ogni cuore. L’amore non si sofferma sulla fragilità facendo vedere al mondo la povertà dell’amato.

Voglio imparare a passar sopra ai difetti che osservo e a rallegrarmi per quelle imperfezioni che prima mi hanno infastidito.

Voglio essere capace di vedere le mie debolezze e anche di sorridere vedendomi fragile. Nella mia debolezza si manifesta il potere di Dio. Quanto mi costa guardarmi così!

Vorrei potermi rallegrare se altri mi ricordano quanto sono debole, e vivere in pace con la mia verità sapendo che nella mia vita spezzata brilla più la luce dell’amore di Dio che l’oscurità delle mie cadute.

Ciò che conta davvero è quello che Dio riesce a fare con la mia piccolezza. Con la mia povertà. Mi usa come strumento spezzato e ottiene miracoli impossibili.

Diceva Santa Teresina:

“Credo semplicemente che sia Gesù stesso che, nascosto in fondo al mio povero cuore, mi fa la grazia di agire in me e mi fa pensare a tutto ciò che vuole che faccia in ogni momento presente”.

Dio nascosto nella mia anima dà una luce che non è mia. Rivela una bellezza che io non posseggo. Può farlo Lui e gli altri vedono la Sua forza, non la mia.

Non sono io a fare le cose, è Lui in me. Questa certezza è quella che mi sostiene e mi esorta a continuare a dare la vita.

Per quanto provi a fare tutto bene, le cose non migliorano. Accetto di non essere all’altezza. Prendo il mio pccato tra le mani. Lascio che sia Lui a vincere nella mia debolezza.

Nella mia fragilità agisce come guaritore ferito. Nella mia carne che ama è capace di far brillare il fuoco del Suo amore.

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