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A una mamma giovanissima: “Doveva abortire e divertirsi, ora è condannata per sempre”. Sicuri?

By George Rudy|Shutterstock

Sei di tutto più uno - pubblicato il 02/10/19

La cultura degli ultimi trent'anni ci ha ingannato. Riprendiamoci la vita in mano! Facciamo un figlio quando siamo giovani! Facciamo montagne di figli: lo Stato si adeguerà e darà più aiuti. Cambiamo la mentalità anticoncezionale in mentalità natale: ci manterrà giovani!

Una mia conoscente è diventata nonna a 48 anni: sua figlia è molto giovane e il padre del nipotino, pure. Il neonato è un ciuccione meraviglioso e la neomamma risponde al pianto del proprio bambino con gioia ed energia. Idem il giovane neopapà che ha già imparato il cambio del pannolino ed è galvanizzato per l’uso della fascia.
Ne ho sentite di ogni, nei confronti di questa situazione:
“Doveva abortire e divertirsi di più, ora è condannata per sempre”: a parte il fatto che si dice “avrebbe dovuto”, non credo che compiere quella scelta avrebbe portato al divertimento. Che poi mi dovrebbero spiegare cosa c’è di più divertente di un bambino che cresce e ride.
“Spero che non sia stata costretta a portare a termine la gravidanza”: incommentabile. O meglio, lo sarebbe ma lascio perdere. Se però qualcuno desidera farlo si accomodi.
“Poverina! Almeno lo dia alla mamma così non si rovina il seno con l’allattamento”: ascolta Ciccio, a parte che non ce l’ho rovinato io dopo 10 anni, il figlio l’ha concepito nel suo corpo e il medesimo l’ha partorito: allattarlo è automatico, normale, fisiologico. Che poi perché la povera nonna deve sciropparsi le poppate notturne col biberon, non è chiaro.
“Non saprà educarlo”: chiunque dica una cosa del genere non ha ancora imparato l’educazione, quindi tacere è la cosa migliore.




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Quando la figlia(G) è nata, io e il Mari ci conoscevamo da 365 giorni (precisamente): io toccavo i 21 anni e lui i 23. A parte una nascita un po’ burrascosa, energie, voglia di stare e di esserci ce n’erano a iosa. Ma quale divertimento sarebbe stato migliore? La discoteca? Il fare esperienze? È stato complesso, certo, ma tutto è complesso nella vita: anzi, più si affronta a muso duro qualcosa che ci fa sentire stravolti e percepire svuotati, avviliti, abbattuti, più gioiremo al superamento del travaglio, all’arrivo alla meta. Un figlio ha bisogno di energie, di aspettativa di vita dei genitori, di poter avere il tempo per restituire l’amore ricevuto. Trasmettere continuamente il messaggio che bisogna aspettare, o soprassedere, o addirittura non avventurarsi nella genitorialità, è dannoso e culturalmente rovinoso. Un figlio ha diritto a genitori che si divertono giocando a “1, 2, 3, stella” per distrarlo da un temporale. Un figlio ha bisogno di entrare in camera dei genitori e beccarli nudi a sbaciucchiarsi. Un figlio ha bisogno di vedere che i genitori si abbracciano il giorno dopo aver litigato.

La cultura degli ultimi trent’anni ci ha presi in giro. Ci hanno ingannato. Riprendiamoci la vita in mano! Facciamo un figlio quando siamo giovani! Facciamo montagne di figli: lo Stato si adeguerà e darà più aiuti: cambiamo la mentalità anticoncezionale (cfr Thérèse Hargot) in mentalità natale: ci manterrà giovani!

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Tags:
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