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«Il Papa è tentato, è molto assediato»

Marcin Mazur/Catholic NewsUK
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Molto rumore per nulla, come vuole il genere letterario del gossip vaticano: Francesco non ha detto di temere intrighi di corte, stava rispondendo a una domanda sulla “Rete mondiale di preghiera del Papa”.

Frase più ghiotta non poteva pronunciare, il Santo Padre, per quelle testate sempre alla ricerca di una frase su cui imbastire una polemicuccia in punto croce: così dopo “ci sono pressioni per far dimettere il Papa!” (quando è da più di un anno che trattano da eroe l’ecclesiastico che ha grottescamente chiesto un impeachment per il Romano Pontefice), ora è la volta di “il Papa è assediato”.

Non è valso a molto il tweet con cui padre Spadaro ha cercato di placare gli animi: la “notizia” si è imposta nelle scalette dei tg nazionali, e allora lo stesso direttore de La Civiltà Cattolica è comparso in un servizio dell’Ammiraglia Rai per ribadire il punto.

Ma il punto è che – opportunamente il gesuita lo ricordava – queste tensioni alimentano virtualmente “lo scisma di Twitter e di Facebook”, dove frange di esaltati non chiedono di meglio che potersi accalorare sul nulla, specialmente se possono farlo sciupando buone occasioni di imparare invece qualcosa.

Sì, perché la frase del Papa corrispondeva a una domanda di un confratello gesuita parroco di Tete, in Mozambico, il quale aveva chiesto «qualche pensiero sull’Apostolato della Preghiera, che adesso si chiama Rete Mondiale di Preghiera del Papa»:

Penso che dobbiamo insegnare alla gente la preghiera di intercessione, che è una preghiera di coraggio, di parresia. Pensiamo all’intercessione di Abramo per Sodoma e Gomorra. Pensiamo all’intercessione di Mosè per il suo popolo. Dobbiamo aiutare il popolo a esercitare più spesso l’intercessione. E noi stessi dobbiamo farlo di più. Lo sta facendo molto bene la Rete Mondiale di Preghiera del Papa, come si chiama adesso, diretta dal p. Fornos. È importante che la gente preghi per il Papa e per le sue intenzioni. Il Papa è tentato, è molto assediato: solo la preghiera del suo popolo può liberarlo, come si legge negli Atti degli Apostoli. Quando Pietro era imprigionato, la Chiesa ha pregato incessantemente per lui. Se la Chiesa prega per il Papa, questo è una grazia. Io davvero sento continuamente il bisogno di chiedere l’elemosina della preghiera. La preghiera del popolo sostiene.

Solo chi non sia assolutamente interessato a capire può ritenere che parli di intrighi di palazzo la risposta a una domanda sulla preghiera. Personalmente, invece, ho trovato molto interessante che Papa Francesco abbia ripreso l’uso (già metodicamente praticato da Benedetto XVI) di alternare consapevolmente la terza e la prima persone singolari, parlando del ministero petrino (Papa Ratzinger aggiungeva anche la prima plurale come plurale modestiæ, quando esprimeva la fede comune): che il Papa distingua tra il vissuto del proprio sé e il carisma del proprio ministero è segno non solo di misura personale, ma soprattutto di salute ecclesiale. Non si può dire lo stesso, purtroppo, di quanti – per un pugno di clic – fanno ricadere in polemica cose così belle e utili.

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