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Foto di Jasper Graetsch su Unsplash
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La vocazione femminile oggi è particolarmente difficile: Costanza Miriano offre la sua testimonianza di fatica e di ristoro trovato sempre nel desiderio di Dio; cercato ad ogni costo, in ogni condizione, anche la più difficile.

di Francesca Nardini

“La cosa che ci stava a cuore era la stessa, cioè il Signore”. Costanza Miriano riassume così la sua amicizia con Pippo Corigliano, durante le Merende di Lettura del 13 settembre scorso a Latina, in cui entrambi ci hanno fatto dono della loro presenza. Vederla arrivare, fine ed elegante come sempre (il sandalo gioiello l’ho visto bene, cara, poi mi dici dove l’hai preso), nonostante la stanchezza della giornata e una famiglia comunque da mandare avanti, ci ha gasato tutte quante! Eh già, perché eravamo ormai un bel gruppetto di tifose qui a Latina, tutte in via di sottomissione definitiva (io sono ancora tirocinante, non ci allarghiamo), a non vedere l’ora di incontrarla. Pippo Corigliano, che è venuto con lei, non aveva il sandalo gioiello (!) ma indossava quel suo perenne buonumore e il sorriso che lo contraddistingue da sempre, per chi lo segue sui social o legge i suoi libri o lo conosce di persona.

E’ stato scelto questa volta il tema della vocazione.

La locandina dell’incontro riporta la citazione di Papa Francesco in Christus Vivit: “Per chi sei tu? Tu sei per Dio, senza dubbio”. E’ una frase piuttosto ambigua, cosa significa essere per qualcuno? E perché domandarselo? La vocazione non dovrebbe aver a che fare con una qualche realizzazione di noi stessi?

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Riportiamo, in semplicità e cercando di restare fedeli all’audio registrato, il sunto dell’intervento di Costanza Miriano.

Costanza racconta di un combattimento con sé stessa, nella sua condizione di mamma con un lavoro che nei primi anni di matrimonio la costringeva ad “appaltare” le coccole ad altre persone. E’ la foto di molte donne contemporanee, più o meno giovani, che naturalmente studiano, raggiungono obiettivi personali e sono per questo professioniste o comunque lavoratrici con delle responsabilità precise.

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Conciliare non è affatto semplice e a volte la percezione è che ci sia qualcosa di sbagliato in questa apparentemente logica routine. L’impressione generale è che la vocazione di sposa e madre sia abbastanza impossibile nell’assetto di ruoli che la società offre all’uomo e alla donna contemporanei. In particolare, capita di sospettare che serva un lavoro diverso, più flessibile, più rispettoso delle fasi della vita di una donna. Che tutto sommato non sia una vera conquista quella di lavorare al prezzo di non poter stare più tempo con i figli.

Questo vortice porta al dubbio atroce: è tutto sbagliato? Ho un lavoro sbagliato in una città sbagliata? Costanza parla di lacrime spese su questa domanda, lacrime versate nel chiedere a Dio un lavoro diverso, condizioni al contorno diverse. Condizioni che facessero quadrare i conti, permettendo di riservare ad ogni cosa il giusto tempo. Soprattutto nei primi anni di matrimonio non le tornava una cosa: possibile che con tutti i corsi vocazionali frequentati in giro in preparazione al matrimonio, proprio nel matrimonio reale, vissuto, si trovava ad affrontare le maggiori difficoltà comunicative e di ordine pratico?

E qui arriva il colpo di scena. Lei stessa racconta con semplicità: “Dopo molti anni, riguardando all’indietro, tutte le cose che mi sembravano sbagliate in realtà hanno avuto senso e il senso gliel’ha dato il mio desiderio di rimanere alla ricerca del Signore.” Il desiderio di rimanere in ricerca è ciò che la strappa definitivamente dal vortice dell’”E’-tutto-sbagliatoooo”.

La ricerca del Signore è la discriminante di ciò che è vocazione: tenere acceso il desiderio di Dio e recintare degli spazi per incontrarlo nel quotidiano. La buona notizia è che non vi sono condizioni al contorno che impediscano questa ricerca, poiché ogni condizione, ogni lavoro, ogni situazione specifica può trasformarsi in luogo dell’incontro con Dio e da banale e ordinaria può diventare profonda, piena di bellezza. Il suggerimento pratico è anche quello di ricavare sistematicamente degli spazi di intimità con il Signore, quotidiani se possibile.

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“Tu sei per Dio, senza dubbio” significa che non c’è limite al disegno di Dio nel nostro quotidiano e che tutto si può offrire, nonostante possa sembrare incomprensibile in un dato momento: arriverà il giorno in cui sarà un chiaro tassello di un’opera silenziosa, immensa. Che si chiama, appunto, vocazione.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DI COSTANZA MIRIANO

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