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Comprare l’ultimo modello (e più caro) mi allontana da Dio?

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 27/09/19

Attenzione alla lotta interna tra la carità e i valori del mondo e del denaro

C’è una scelta difficile: Dio o il denaro? Dio o il mondo? Riconosco che mi costano queste alternative così rigide. Gesù mi dice chiaramente: “Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona”.

Due signori, due estremi. Due modi di intendere la vita. Due cammini segnati e un’unica scelta. Scelgo Dio o il denaro. Dio o i beni che mi rendono schiavo.

Dio sembra separarmi dal mondo. Al giorno d’oggi Dio sembra assente dalle cose umane. Ho separato Dio dalla mia vita. L’ho ridotto allo spazio della sagrestia, del sacro. Lì dove mi inginocchio e sento che Dio mi guarda, mi ama o mi giudica. Lì dove mi denudo per essere solo creatura.

Ma poi esco nel mondo e non guardo più Dio. Lui mi guarda. Nel mondo mi dimentico di Lui, del suo volto, della sua presenza. Penso di camminare da solo e di poter fare tutto.

Nel mondo mi inginocchio davanti agli uomini supplicando amore, rispetto, ammirazione. Mi inginocchio più che davanti a Dio. Cerco disperatamente l’amore del mondo.

E quell’amore è volatile. Va da un lato all’altro. Oggi lo ricevo. Domani scompare. E io ho il retrogusto dell’amore provato. E voglio di più. Ho bisogno di più. E mi metto ossessivamente alla ricerca nel mondo di quello che non mi dà Dio.

Due signori che lottano per la mia anima. Separo ciò che è unito in Dio. Che paradosso! È il peccato originale che ha lasciato la mia anima spezzata. E poi i miei peccati, le mie cadute di fronte alla tentazione, hanno finito per dividermi dentro. Due signori.

E io scelgo. Un giorno per uno, un altro per l’altro. Non so integrarli nella mia anima. È come se volgendomi verso uno l’altro scomparisse. Come se vivendo nel mondo Dio non avesse nulla da dirmi delle cose del mondo.

È come se solo fuggendo dal mondo i miei passi avessero senso. Rinunciare a tutto, al cellulare, al denaro, al potere, al mio nome… E nascondermi in una grotta aspettando quella voce di Dio che mi accarezza l’anima.

Io solo senza il mondo. È questo che Dio vuole che faccia? La mia anima si turba. Due signori. Due cammini. Due estremi. Due bandiere. Devo scegliere una delle due? Non posso essere dell’uno e dell’altro allo stesso tempo?

Mi dibatto in una lotta interna che mi spezza dentro, ma non voglio che accada questo in me. Non voglio che quell’alternativa mi spezzi. Dio o il denaro.

Voglio che il mondo e Dio si integrino nella mia vita. O che Dio regni nel mondo. O che il suo potere mi renda capace di vivere con libertà di fronte ai beni, al potere, all’apparenza. È possibile? Si possono integrare?

In Dio non c’è alcuna divisione. È tutto unito. Ci ha creati uomini. Con anima e corpo. Spezzati dal peccato, ma chiamati alla riconciliazione mediante la misericordia. Il mondo vuole essere redento. Dio non vuole che ci siano divisioni nella mia anima. Diceva Papa Francesco in Quaresima:

“Ciò che spegne la carità è anzitutto l’avidità per il denaro, «radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10); ad essa segue il rifiuto di Dio e dunque di trovare consolazione in Lui, preferendo la nostra desolazione al conforto della sua Parola e dei Sacramenti”.

È l’avidità del denaro che mi separa da Dio. L’ossessione per avere sempre di più. La mancanza di tranquillità di fronte alla scarsità di beni. Quell’affanno di possedere. È quell’estremo che mi allontana da Dio.

Lì regna in me il denaro, non Dio con la sua bontà. Lì ci sono il denaro e il mondo che dettano le loro regole. È il mondo che mi dice come devo vivere e quali sono i valori da scegliere.

I valori del mondo entrano nella mia anima. Quello che è di moda. Ciò che costa più denaro. Ciò che appare di più. Resto intrappolato in pensieri mondani che mi allontanano da Dio. E lo allontano dalla mia vita. Divento meschino, avaro, egoista, invidioso. Il denaro diventa la cosa più importante della mia vita. Leggevo giorni fa:

“Uno studio pubblicato di recente in Francia dice che il denaro occupa il primo posto tra i temi che i genitori affrontano con i figli, mentre i sentimenti sono all’ultimo posto. E se un adulto parla solo di denaro, come può comunicare con un giovane?”

Il denaro diventa il valore fondamentale. Gesù si riferisce a questo. Un cuore diviso in cui governano i valori del mondo. Ciò che è nuovo, prezioso, immediato, ultimo. Le cose di sempre perdono valore, e l’austerità non conta come valore di vita.

La spesa smisurata. Si perdono le proporzioni. Tutto vale pur di possedere, avere, acquisire. Mi entra nell’anima la mentalità di un mondo malato e spezzato.

E voglio possedere per valere di più, per essere più felice, per avere successo e raggiungere le mete che mi attirano. Parlo di denaro o delle cose che ottengo con il denaro.

Spendo, voglio vivere bene. Mi adatto al lusso che mi offre il mondo. Non mi conformo alle cose economiche. Penso di meritarlo. Che sia per questo che lavoro tanto. Il mondo entra in me. O meglio, una mentalità mondana mi allontana da Dio.

Dio nella mia sagrestia, nella mia Messa domenicale, nelle cose spirituali che leggo e mi lasciano tranquillo quando non mi parlano di rinunce, di povertà, di generosità.

Il mondo, il suo spirito, dentro di me. Mi ammalo e la divisione diventa più forte. Posso servire solo un signore. Queste parole di Gesù hanno più forza. O servo Lui o servo il denaro che mi ossessiona.

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