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Norme di evacuazione per mondi in fiamme

Di Andrey_Popov - Shutterstock

Martha, Mary and Me - pubblicato il 27/09/19

Crisi ambientale: come si comporta una persona che ha fede in Cristo in questa o altre emergenze? E cosa è davvero da salvare, il pianeta o la nostra anima?

La prima cosa che ti dicono a qualunque corso di primo soccorso, o antincendio, o simulazione di sicurezza per i terremoti è sempre: cercate di mantenere la calma e la lucidità. Se vi fate prendere dal panico non riuscirete ad aiutare né voi stessi né gli altri. Ecco.

Più facile a dirsi che a farsi, e infatti credo che noi, in questo momento, stiamo davvero “comportandoci come se la casa fosse in fiamme“, ma non nel senso buono del termine. A quel grido di allarme lanciato da Greta Thunberg invece che far scattare quell’ordinato piano di emergenza, mi sembra che abbiamo leggermente dato fuori di testa e in questo momento siamo in quella casa, circondati dal fumo, presi dal panico, che sbattiamo contro ogni porta perché non vediamo niente, senza aver messo qualcosa di bagnato su bocca e naso, urlando gli uni agli altri e ci stiamo scordando di seguire le linee luminose per terra che ci indicano la salvezza.

Da quando si sono accesi i riflettori sulla situazione del nostro pianeta (che, purtroppo, sapevamo già di aver trattato da schifo da un pezzo) leggo sempre più spesso post apocalittici sui social, gente che preannuncia l’estinzione di massa, che inneggia al fatto di smettere di fare figli perché andranno incontro a un futuro segnato e non possiamo sostenere quei consumi, gente che urla contro un mondo che sembra non curarsi dell’Amazzonia in fiamme, che sbraita contro i governanti del mondo che facessero qualcosa. Ora. È tutto vero, tutto giusto (sebbene il legame diretto tra azione umana e cambiamenti climatici non sia affatto così certo, è indubbio che l’abuso delle risorse stia danneggiando il Creato. NdR).

Quelli ambientali sono problemi reali, imminenti, e sì, minacciano anche la nostra vita su questo pianeta, ma non è dando fuori di testa, usando toni da “domani moriremo tutti”, che ci salveremo o cambieremo qualcosa.




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Parlare dei problemi è doveroso, ma fin quando non avremo fatto tutto ciò che è in nostro potere per migliorare la situazione, direi di smetterla di lamentarsi e continuare (…cominciare?!) a fare.
Smetterla di additare un possibile responsabile, i potenti della terra che non hanno fatto o non fanno abbastanza, che non parlano dei problemi e sembrano ignorarli e continuare a fare quello su cui possiamo davvero fare la differenza. Azione dopo azione, bottiglia di plastica dopo bicchiere, consumo consapevole. Certo, non siamo Trump o la figlia di qualche petroliere, non hanno un grande impatto sul mondo le nostre scelte, ma hanno un impatto e dobbiamo lavorare su quello che possiamo influenzare e fin quando non andremo a lavoro col bus o altro mezzo che riduca il nostro impatto sulla Co2, fin quando avremo una lista delle nostre azioni da cambiare, direi di concentrarci su quella. Su quello che davvero, nella nostra piccola sfera di influenza possiamo cambiare. Sarà piccola, insignificante, ma è l’unica su cui abbiamo davvero potere di intervenire per fare qualcosa che conti. Il resto sono chiacchiere. Informiamoci e informiamo, ma soprattutto facciamo. Non polemiche, ma fatti. Piccoli e inesorabili fatti. È retorica, direte voi? Io, comincio col dire, che la mia, di lista, non è neanche a un decimo delle spunte. Farà prima a finire questo mondo e altri 15 prima che io abbia fatto davvero “tutto il possibile”.

Siamo già più estinti dell’orso polare. E non per la Co2.
Io, mai stata grande ecologista e tantomeno interessata alle questioni ambientali mi sono trovata a pensare con angoscia al mio futuro, a quello di mia figlia. Angoscia vera. Tra Siberia in fiamme, Co2 che ci soffocherà, permafrost agli sgoccioli, acqua che mancherà presto a un quarto della popolazione mondiale. Tutto vero, ma il fatto che non dovremmo mettere più al mondo figli perché non sappiamo che futuro gli lasceremo è stupido. E soprattutto, vivere nell’angoscia non è proprio un atteggiamento cristiano. Mi sembra l’eco dei soliti discorsi tanto di moda sulla presunta “qualità della vita” di cui ci ergiamo a giudici ultimamente. Dio ha messo il mondo nelle nostre mani e certamente non può fare molto se lo stiamo trattando male, ma noi siamo sempre nelle mani di Dio, ricordiamocelo.




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“Ad ogni giorno basta la sua pena”, perché non sappiamo cosa ci riserva il futuro e soprattutto, nonostante i pronostici allarmanti, noi sappiamo che tutto, qui, ci è solo stato dato in prestito. Penso sempre a quelle coppie che facevano figli al tempo dei romani, sapendo che mettevano al mondo bambini che avrebbero educato come cristiani e sarebbero finiti in pasto ai leoni neanche troppo tardi. Loro che futuro davano ai loro figli? Con che coraggio li mettevano al mondo? L’amore, purtroppo, è la prima fonte che stiamo esaurendo su questo pianeta e senza di quello, senza il rispetto per la vita e la nostra specie prima di tutte le altre, noi, che vogliamo salvare piante e poveri animali senza avere pietà del nostro fratello, siamo comunque votati all’estinzione. Per stupidità.

Hai una fede. Usala.
Lo so, direte voi, mi piace vincere facile. Io non lo so se è presto o tardi per salvare questo pianeta, quello che so è che dobbiamo prendere atto della situazione, cambiare, non parlare o dire che le cose devono cambiare, ma cambiare noi per primi. Dobbiamo smettere di correre a caso intontiti dal fumo e ricordarci di quella lezione di evacuazione: cerchiamo le linee fosforescenti che indicano la salvezza. E soprattutto, ricordiamoci che per noi, il mondo, potrebbe anche finire tra un’ora, in mille altri modi, ma la nostra fede non ci ha mai fatto annegare nell’angoscia e nella disperazione per la nostra precaria condizione (che lo è sempre e sempre lo sarà): Padre nelle tue mani è la mia vita e finché vivrò, non vivrò nella paura del domani, perché tu, quella paura l’hai sconfitta. Per me e per chi verrà dopo di me.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SHL BLOG MARTHA, MARY AND ME

Tags:
ambienteecologia integrale
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