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Monica e le altre: il piccolo inizio del (sempre più grande) Monastero Wi-Fi

Monastero WiFi
Viareggio, inizio settembre 2019, incontro per organizzare secondo capitolo generale Monastero WiFi.
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A ottobre ci sarà sempre a Roma, ma questa volta nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, il secondo Capitolo Generale. Vogliamo sapere allora da cosa è nato tutto questo. Anzi da chi!

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Siamo arrivati già al secondo Capitolo Generale del cosiddetto Monastero wifi, che si terrà il 19 ottobre prossimo a San Paolo Fuori le Mura, a Roma. Per molti la sua storia è già familiare, ma per tanti ancora no. Costanza Miriano parla sempre delle sue amiche bionde, le “sciatagalline” (dopo ci spiegherai cosa significa) che sono dietro tutto questo. Ecco perché ho pensato di intervistare la bionda genovese. Monica, pare che sia tu la maggiore indiziata, giusto?

Da cosa è partito, qual è stata la scintilla di questo che si sta rivelando un incendio ? Ma prima di cominciare dicci chi sei

Sono Monica Marini, sono di Genova, sono sposata da venticinque anni e ho tre figli, sempre con lo stesso marito (ride!), Andrea. Che mi supporta anche se non è credente. E’ uno che viene messa per amore mio. Ci siamo accordati prima di sposarci, altrimenti non avrei potuto. Mi sostiene ed è una cosa bellissima. Per esempio al primo capitolo generale, quello del 19 gennaio 2019, si è fatto otto ore di San Giovanni in Laterano. Siamo in attesa della conversione, potrei dire; mi chiamo Monica non per niente, come la mamma di S.Agostino e so cos’è una lunga – e fiduciosa- attesa.

E invece venendo alla “vita” del monastero, dicci: com’è stato concepito?

Tutto è nato dal libro Si salvi chi vuole di Costanza. E’ un libro che ci converte in continuazione, che bisogna continuare a leggere. A marzo 2018 ho organizzato una presentazione del libro a Genova; l’incontro si è svolto come un’intervista. Devo confessare che il contenuto lo conoscevo già da prima, Costanza me lo aveva mandato capitolo per capitolo durante l’estate e così lo avevo già masticato. Comunque è successo che dal giorno dopo l’incontro pubblico mi capitava continuamente di incontrare persone che mi dicevano “che bello!”, “cara consorella!” “perché non ci vediamo un po’ per pregare?”  “dobbiamo rendere vivo questo libro insieme!”

Per chi s avvicina per la prima volta al testo, Si salvi chi vuole è una sorta di manuale ascetico per noi laici che aspiriamo ad una vita spirituale ricca pur nella concitazione delle nostre vite, per noi che vogliamo, come dice Costanza, recintare uno spazio entro il quale vivere la nostra relazione col Signore. Ed è strutturato in cinque passi. Propone cinque pilastri sui quali fondare questa costruzione perché sia solida: la Parola di Dio, la preghiera, la confessione, l’Eucarestia, il digiuno.

Quindi quello che hai fatto è stato constatare e raccogliere un’esigenza che vedevi diffusa, ho capito bene?

E’ così, mi appariva chiaro che c’era un’esigenza vera da parte di persone di nessuna appartenenza particolare se non quella alla chiesa stessa, persone che volevano pregare, camminare da cristiani nel loro quotidiano e infilare Dio nelle pieghe della vita. Non è stata una mia particolare intuizione, semplicemente ho letto nelle persone questo desiderio e d’impulso ho chiamato Costanza e le ho detto: “dobbiamo vederci in carne e ossa e fare un monastero, dobbiamo guardarci in faccia”. Glielo proposi anche un po’ nell’illusione di sollevarla da parte del suo carico: “così smetti di andare tu dalle persone e veniamo noi da te a Roma”. Questo in realtà è stato raddoppiarle il lavoro senza moltiplicare le ore della giornata. Lei mi ha detto “Sei sicura, davvero? Va bene, lo faccio se lo organizzi tu”. E con lo stile che ci caratterizza le ho detto “sì, ma certo!”. Buttare il cuore oltre l’ostacolo è il nostro segno particolare, in quanto monastero wifi. Ci siamo tuffate a pesce a prescindere dalle difficoltà.

Non deve essere stata una semplice sparata, l’entusiasmo di un momento visto che poi l’impresa è stata davvero ardua. Cosa vi sosteneva e vi sostiene?

Il desiderio di voler essere sempre con Lui, ma fedeli alla nostra vocazione. Tutte queste “consorelle” sono mamme, figlie, ragazze, nonne: tutte innamorate di Dio e tutte chiamate a fare i conti con una vita frenetica, caotica, una vita che è una specie di tritacarne. E la giornata resta sempre e comunque di ventiquattro ore. Volevamo salvarci in cordata, abbiamo capito questo. Volevamo trovare il modo di stare con Lui in verticale pur nella orizzontalità della nostra vita, perché non siamo monache strutturate, siamo monache nel cuore, aspiriamo ad esserlo. Questo essere innamorati di Cristo, come una suora, ma vivendolo nella fedeltà alla nostra vocazione femminile, declinata in ogni suo verso. In quanto donne, notoriamente multitasking,  pensavamo che la sfida fosse possibile.

Cosa intendi con questo vivere da monache nel cuore ma restando fedele ad esempio alla tua vocazione di moglie e madre?

Ho un esempio che lo rende chiaro: la “mia” messa del mattino ad un certo punto è stata spostata dalle otto e trenta alle otto. Non ci vado più, me ne sono cercata un’altra in un orario diverso; alle otto sto a casa perché faccio colazione con mio marito. La creatività della donna sta anche in questo. Voler infilare Gesù nelle pieghe della vita significa essere fantasiosi, creare occasioni anche dove non ce ne sono. Una cosa che mi piace dire è che i monaci wifi sono “terroristi” di bene, lanciano bombe d’amore negli ambienti più impensati. Noi laici arriviamo dove monaci, sacerdoti e consacrati non arrivano. Per esempio capiti a cena con persone totalmente distanti dalla fede, e preghi per loro, lanci una bomba che deflagra anche se non si vede. Loro non lo sanno ma prima o poi la grazia li toccherà forse proprio per mezzo di quella segreta intercessione. Immagina, sei in coda al supermercato, o in attesa alla posta e preghi per la gente che litiga…

Dopo la tua proposta e quel “sì” detto incautamente, come dici tu, cosa è successo?

Per vederci all’inizio pensavamo di trovarci in una Parrocchia, quella di Sant’Antonio in via Merulana (sempre a Roma, Ndr). Ho chiesto ad un’amica di messa mattutina se poteva aiutarmi, Giuse Dufour; poi a  Laura Gallese di Levanto, e a Maria Teresa Silvestri che vive vicino Pistoia. Abbiamo deciso di trovarci a Viareggio, che era un po’ una via di mezzo. Ci siamo viste un giorno a pranzo e abbiamo buttato giù un canovaccio, aperto una mail per le iscrizioni e queste hanno iniziato a fioccare.

La bomba vi è scoppiata in mano. I numeri cominciano a farsi importanti…

Sì, la risposta era sorprendente e siccome siamo donne, mogli, mamme e spesso di famiglie numerose e come si dice ci muoviamo in branco, ecco che abbiamo iniziato a dover pensare a come gestire i bambini, a come aiutare le persone che volevano partecipare ma non potevano permettersi il viaggio e così in itinere abbiamo iniziato a capire come organizzarci. E una delle cose più sorprendenti a cui abbiamo assistito fin da subito sono state le offerte. Arrivavano a profusione e abbiamo iniziato ad usarle per coprire le spese di viaggio di chi non poteva permetterselo. Nel frattempo le iscrizioni passavano da cinquecento a ottocento…

Il problema non era più “chi porta il caffè, chi la pasta”a quel punto.

Proprio così! Le iscrizioni continuavano a crescere. Sant’Antonio non bastava più. Nel frattempo si è fatto carico di noi Don Pierangelo Pedretti che è diventato il direttore spirituale del monastero e ci ha presentato al Cardinale De Donatis. Ma davvero eravamo 4 amiche sciatagalline!

Ci siamo: che significa quindi sciatagalline?

Vuol dire persone che non combinano niente ma fanno un gran caos. A furia di starnazzare abbiamo conosciuto invece il cardinale che è stato con noi molto clemente e nonostante sembrassimo appunto solo quattro amiche con tanto entusiasmo e poco altro ha visto qualcosa di più e ci ha voluto dare fiducia. A quel punto avevamo 1600 persone iscritte, pronte a calare su Roma, era già gennaio ed eravamo senza una sede.

E San Giovanni in Laterano come è arrivato?

Ah quello è grazie alla medaglia…

Cioè?

Eravamo disperate e non sapevamo come fare. Quel giorno eravamo andate a visitare San Giovanni in Laterano perché eravamo vicine e cercavamo un altare dedicato alla Madonna e quasi per ridere ci siamo dette “qui sarebbe perfetto”. Decidiamo di pregare e di lasciare vicino all’altare della Madonna nera una medaglietta del Sacro Volto. Costanza la appoggia su una panca, io contesto e allora decidiamo di lanciarla. La medaglia fa dei giri in aria e atterra proprio nella piantina posta sotto all’icona di Maria SS. Sembrava un canestro da campioni! Ci prende un attacco di riso incontenibile, i turisti stranieri ci guardano strano. Fatto sta che dopo quell’episodio eravamo serene.

Esattamente dopo due giorni ci hanno concesso S. Giovanni in Laterano.

Ma c’era ancora tanto lavoro da fare…

La bomba è scoppiata ed è diventata un incendio. Abbiamo lavorato giorno e notte, veramente, in senso letterale. Abbiamo contattato alberghi, girato i bar e pattuito il menu “monastero wifi” organizzato l’ingresso, i controlli, i libretti, la parola da lasciare, le offerte (non resta mai un centesimo, usiamo tutto per le spese vive, per aiutare chi non ce la fa e poi per i poveri che la Chiesa aiuta). E poi è stata una giornata in cui tutto è andato splendidamente, i timori sono stati fugati, la grazia è scesa su tantissime persone ed è stata una benzina per tantissimi nei mesi successivi.

C’è qualcosa che senza sciocchi “pride” da femministe possiamo attribuire invece proprio al genio femminile in questa avventura?

Beh, il genio femminile all’opera è come quello delle mamme, è come fanno le mamme normali: sono delle problem solver. Noi donne e mamme siamo abituate a soluzioni rapide di problemi che sorgono di continuo e lo facciamo in maniera sempre creativa e fiduciosa. Anche per il primo capitolo generale  siamo riuscite in qualche modo con salti rocamboleschi a fare fronte a tutte le esigenze. Abbiamo fatto tutte qualcosa: chi i libretti, (Giuse), chi scatole per le offerte e cartelloni (Maria Teresa), Laura ha fatto un lavoro enorme su Excel per mappare la provenienza di tutti i confratelli con l’idea di aiutare i contatti tra di noi anche dopo. Io seguivo soprattutto le email e l’organizzazione generale. Ognuno ha messo a disposizione i suoi talenti e ognuna nel suo genere è stata collaborativa, facendo spesso e volentieri da tappabuchi.

E quando le difficoltà sembravano insormontabili, a che arma ricorrevate?

Queste pazze di Dio nonostante i momenti di paura, o le ostilità, si facevano strada a suon di digiuni e preghiere. Quando c’era un ostacolo tutte digiunavamo e l’ostacolo veniva rimosso. Anche ora ci chiede questo: ci chiede di fidarci di Lui senza programmare troppo. Infatti per questo secondo capitolo generale abbiamo dovuto cambiare sede per il fatto che il 19 ottobre è stata fissata anche la manifestazione della Lega. Ora siamo in San Paolo Fuori le Mura, altra Basilica papale; abbiamo preso contatto con i responsabili e ci siamo fatte conoscere; piano piano hanno capito e ci stanno davvero aiutando.

Ci sono novità importanti nel programma della giornata di questo secondo appuntamento?

Costanza ha seguito il programma della parte spirituale e sarà davvero ricchissima. Le catechesi saranno sul tema della Parola di Dio, il primo sasso.  Inizieremo alle 9.15 con le lodi, procederemo a tamburo battente. Padre Maurizio Botta, sul seme gettato, suor Fulvia la parola come seme che matura, don Vincent Nagle sul seme che muore e dà frutto; la messa con Don Fabio Rosini, il rosario, e nel pomeriggio la catechesi di Padre Sicari sui Santi come parola di Dio incarnata. Don Pierangelo ci guiderà nella scrutatio sulla Bibbia di Gerusalemme; faremo l’adorazione della Parola con Don Antonello Iapicca e anche un’altra cosa bellissima che è la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria per mettere tutti sotto il Suo manto; tutti, chi è lì e chi ci ascolta.

Che bello per noi di Aleteia permettere che questo abbraccio si allarghi, semplicemente offrendo la diretta Facebook!

Chiediamo alle persone di venire essendosi già confessati e di prepararsi in questo tempo che ci separa dall’incontro.

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