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Gesù ci dice di stare attenti a quello per cui viviamo

Lazarus and the Rich Man

Public Domain

Tom Hoopes - pubblicato il 27/09/19

Dovremmo sprecare tante energie per prepararci a qualcosa che svanirà in un attimo o pensare a lungo termine?

La maggior parte della nostra vita non verrà trascorsa in questa che stiamo vivendo ma nell’aldilà, quindi il modo in cui progettiamo di vivere lì merita molta più attenzione di come progettiamo di vivere qui.

È questo il messaggio delle letture di questa domenica, 26ma del Tempo Ordinario, Anno C.

La storia dell’uomo ricco e di Lazzaro riguarda il pericolo della ricchezza, ma anche molto di più.

Gesù racconta la storia di un uomo ricco che ignorava un uomo povero di nome Lazzaro che stava fuori alla sua porta. Quando muoiono entrambi, le posizioni si invertono. È Lazzaro ad essere felice, mentre l’uomo ricco è tra i tormenti.

Come ha affermato Sant’Ambrogio parlando di questo passo, però, “non tutta la povertà è santa, e non tutta la ricchezza è criminale”. È l’amore del denaro ad essere la radice di ogni male, e nella storia lo è lo stile di vita lussuoso dell’uomo ricco, che “indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti”. È l’umiltà di Lazzaro a salvarlo.


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La storia di Gesù è come un caso di studio che mostra come il cielo capovolga le priorità che abbiamo sulla Terra.

Guardate in che modo Gesù descrive cosa accade dopo la morte di ciascuno degli uomini. Da un parte, “un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo”, dall’altra “morì anche il ricco e fu sepolto”.

Il povero è portato dagli angeli, il ricco viene solo coperto di terra.

Poi Gesù aggiunge: “Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui”.

L’uomo ricco era quello “dentro” in questa vita; Lazzaro è ora quello che sta “dentro”, mentre il ricco è “fuori”. Su questa Terra ha reso la vita difficile all’uomo povero, che doveva vedere la sua ricchezza, e ora è ancor più difficile per il ricco dover vedere la felicità del povero.

Sulla Terra, Lazzaro sperava di ricevere le briciole dell’uomo ricco; ora è il ricco che spera di avere una goccia d’acqua da lui.

I poveri cadono nell’oscurità di questo mondo. Nemmeno la loro morte viene molto notata, mentre seguiamo ogni mossa della vita dei ricchi, nei telegiornali o nei reality show, o quando li vediamo in pubblico.

In cielo è l’opposto. È solo il pover’uomo Lazzaro ad avere un nome e a sedere in un posto d’onore, mentre il ricco supplica per avere la sua attenzione e fallisce.

È questa la logica delle Beatitudini: chi cerca solo la realizzazione materiale la ottiene. Chi cerca di più lo ha.

Gesù non sta rivelando niente di nuovo. Sappiamo tutti che c’è un’anima, e conta più di tutto.

Religiosi o meno, gli esseri umani non possono non notare l’importanza dell’anima. Non importa quello che abbiamo, non ci rende felici se nessuno ci ama. Non importa quanto sia perfetto il nostro lavoro, sapere che si basa su gravi ingiustizie lo priverebbe di ogni valore. Vivere una bugia rende impossibile la gioia.

Abbiamo bisogno dei beni immateriali dell’amore, della giustizia e della verità per godere delle cose materiali con cui ci circondiamo.

La religione lo rende ancora più chiaro ricordandoci che se mettiamo a tacere la nostra coscienza per godere dei piaceri materiali, questo cambierà il nostro stato.




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“Cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni”, dice San Paolo nella Seconda Lettura, indicando il nostro Battesimo come vero perseguimento di quello che conta davvero nella vita.

“Loda il Signore, anima mia”, dice il Salmo, enumerando poi i modi in cui è il nostro spirito a realizzarci, non il comfort del corpo. La follia di fare affidamento sul comfort fisico viene espressa nella Prima Lettura, che condanna l’“orgia” di coloro che vivono nel lusso.

Il Vangelo esplicita chiaramente la nostra natura spirituale quando il ricco si preoccupa dei suoi fratelli.

L’uomo ricco prega infatti Abramo di rimandare Lazzaro dai morti per mettere in guardia i suoi fratelli sul fatto che il vero valore dell’uomo è quello spirituale e non fisico.

“Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”, dice Abramo.

Le persone chiedono miracoli, ma questo non le fa credere necessariamente. Può farlo solo l’apertura a Dio, seguita da un impegno alla formazione spirituale.

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