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Aveva preso la pillola abortiva, ma ha cambiato idea: ora è mamma di due gemelle

MOTHER, NEWBORN, TWINS
Kristina Bessolova | Shutterstock
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In America se ne parla, donne che si pentono dell’aborto dopo aver assunto la RU486 e possono essere aiutate da una procedura medica a tentare di salvare la gravidanza. Molte testimonianze positive esistono già.

“Ah! Gemelli…”

Si dice che il diavolo è nei dettagli, ma il Signore è nelle evidenze, per quanto piccole. È bastato poco, pochissimo, appena un sussurro uscito di bocca per sbaglio a far cambiare idea a una mamma che aveva scelto l’aborto. Siamo in North Carolina, e la frase incriminata (ma a ben vedere benedetta!) è quella di un tecnico del Preferred Women’s Health Center di Charlotte, una clinica abortiva … nonostante il nome voglia fumosamente insistere sulla salute della donna. Facendo un’ecografia a una paziente a cui era già stata somministrata una prima pillola abortiva, la RU486, il tecnico si è lasciato sfuggire una parola di sommesso stupore per essersi accorto che nella pancia di questa donna c’erano due gemelli (gemelle, si scoprirà poi …).

Molte obiezioni, una benedetta preferenza

Una parola di troppo, mi chiedo quanto sia stato in seguito redarguito quel poveretto dai suoi superiori. La logica dell’aborto si fonda su tanti, troppi silenzi, e sul mettere a tacere ogni viscerale stupore primordiale sulla vita. Tutte le volte che ho fatto la prima ecografia di gravidanza, quella in cui si deve esclusivamente prendere atto che c’è uno o più embrioni, mi sono sempre trovata di fronte infermiere mute. Non sono stata sfortunata io a incontrare caratteri scontrosi, evidentemente ci sarà un’indicazione più o meno esplicita a non lasciar trapelare commenti ed emozioni, visto che la prima ecografia viene fatta in un periodo in cui la donna può ancora scegliere l’interruzione volontaria di gravidanza. Siamo arrivati a pensare che per tutelare la libertà di scelta occorra stare zitti.

La storia che viene dalla clinica abortiva americana, e diffusa dal sito Pregnancy Help News, è una delle tante che testimoniano la possibilità di intervenire sull’aborto indotto dalla RU486, qualora ci sia un cambiamento di volontà. Cosa è accaduto dopo quella frase scappata di bocca? L’imprevisto. Una presenza si è miracolosamente incontrata con una preferenza. Non sappiamo molto di Alexis, ma sappiamo che aveva deciso di dire no alla sua gravidanza, fino a quando ha saputo che erano gemelli. Uno dei suoi sogni più grandi era proprio di averli. Basta, appunto, uno spiffero per cambiare sguardo sulle cose. Non credo che Alexis avesse preso alla leggera la scelta dell’aborto, eppure è bastata una preferenza personale, un’ipotesi coccolata in sogno, per ridimensionare tutte le valutazioni negative. Questo significa che rispettare le obiezioni a una gravidanza di una donna non significa idolatrarle senza parlarne; davvero una donna in difficoltà può vedere lugubre un orizzonte che non è così scuro.

Alexis dunque esce in fretta e furia dalla clinica abortiva, decisa a tenere i suoi bambini, ma aveva già assunto la pillola abortiva. Troppo tardi? Nel tentativo di rispondere a questa domanda si imbatte in un numero di emergenza legato al progetto Abortion Pill Reversal, che si occupa di aiutare le donne ad annullare gli effetti della pillola abortiva. È una possibilità quasi ignorata nel nostro paese, ma esiste: in America ci sono già numerosi bambini nati grazie a una procedura medica che contrasta l’effetto della RU486.

Meglio conosciuta come pillola abortiva o RU486, l’aborto chimico si basa su due farmaci: il mifepristone e il misoprostol. Mifepristone, la prima pillola, interviene sulla gravidanza bloccando il progesterone, l’ormone naturale che sostiene la gravidanza. Per completare l’aborto, il misoprostol induce il travaglio, forzando l’espulsione del feto. Per salvare la vita del bambino fu sviluppato più di dieci anni fa dal direttore medico Matt Harrison e dal dottor Gorge Delgado un trattamento per contrastare l’effetto della pillola abortiva. Funziona somministrando alla donna una dose extra di progesterone fino a 72 ore dopo l’assunzione della pillola abortiva. (da Pregnancy Help News)

PIGUŁKA ANTYKONCEPCYJNA W DŁONIACH KOBIETY
Shutterstock

Non è una chimera, ci sono testimonianze di donne che hanno portato a termine una gravidanza nonostante l’assunzione della pillola abortiva. Sono in inglese perché in America si è iniziato a percorrere questo sentiero e se ne dà notizia. In Italia, come dicevo, non si trova molto in merito a questa possibilità, eppure se al centro della questione c’è la libertà della donna (sappiamo che è una visione riduttiva, ovviamente) perché dovrebbe interessarci di meno la libertà di una donna che si pente della scelta dell’aborto?

Sovrabbondanza di bene

Quando Alexis ha incontrato il team di medici pronti ad aiutarla a tenere le sue gemelle, si è imbattuta in qualcosa di opposto alla clinica abortiva, ma non solo quanto a orizzonte di pensiero. Il silenzio, apparentemente rispettoso, di chi non voleva giudicare la sua scelta di abortire è stato rimpiazzato da un interesse sostenuto da una sovrabbondanza di parole, una volta entrata nel centro chiamato Help. Perché non si può semplicemente liquidare una storia umana come fosse una tacca da segnare tra le vittorie di una fazione. Le obiezioni alla gravidanza di Alexis sussistevano, motivo per cui chi l’ha aiutata a salvare la gravidanza e poi partorire le sue bambine è stato anche presente nell’accompagnarla a trovare aiuti per farle crescere. Parliamo di cose concretissime come vestiti e pannolini, ma anche di assistenza medica.

È molto simile, come esperienza, a quella che tante mamme in difficoltà incontrano nei nostri CAV, persone disposte ad ascoltare e a condividere un tratto faticoso di strada assieme. Le gemelle di Alexis sono nate, anch’esse una presenza sovrabbondante di vita. Ma il vero innesco di questo surplus generoso di bene è un Altro. Courtney Parks, la coordinatrice del centro Help che ha aiutato Alexis, conclude così questa storia a lieto fine:

Lei [Alexis] ha ricevuto tutto ciò che di cui avranno bisogno le sue bimbe per molti anni. Mi ha detto: “Se avessi saputo allora ciò che so ora e se avessi visto come il Signore si è curato delle bambine, non sarei mai entrata in quella clinica”. Dunque, ora lei è letteralmente schiacciata dal tanto bene che Dio le ha procurato dentro questa esperienza. (Ibid)

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