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Vivere, non sopravvivere: la speranza dopo la strage

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Dawn è una maestra della scuola Sandy Hook di Newtown (USA). La mattina del 14dicembre 2012 era a scuola, quando il killer è entrato in azione, uccidendo 26 persone: 6adulti e 20 bambini. “Come ha potuto Dio permettere una cosa simile?” Dawn ripercorre gli avvenimenti: era in sala riunioni, con altre 8 persone. Ai primi spari si sono rifugiati agli angoli della stanza. L’unico telefono per dare l’allarme era nella parete vicino a lei. L’ha raggiunto e ha provato a prendere la linea esterna, ma gli spari sono ricominciati e lei è tornata nell’angolo, lasciando il ricevitore penzoloni.

Per la Polizia quel telefono ha attivato il sistema di altoparlanti della scuola, permettendo a tutti di sentire cosa stava succedendo emettersi al riparo. Ma quel telefono non è collegato alla rete degli altoparlanti. “Non è merito mio. Quel giorno è successo un miracolo. La risposta alla domanda ‘Dov’era Dio?’ è che ‘Dio era lì’”. Dawn piange mentre racconta quelle ore drammatiche. Ha avuto bisogno di tutto l’aiuto di famiglia e amici, ma anche la vicinanza di tanti sconosciuti-migliaia di messaggi da tutto il mondo-è stata un balsamo sulla ferita. “Ho visto la speranza nella generosità delle persone. C’è più bene che male nel mondo e credo che dobbiamo nutrirlo e coltivarlo con gesti di bontà”.

 

 

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