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Salerno, Liceo Regina Margherita. Prof derisa in classe e video diffusi a raffica

SALERNO PROF DERISA
Fanpae - Youtube
Frame di un video in cui gli studenti deridono un'insegnante in difficoltà.Salerno, Liceo Regina Margherita
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Studenti delle superiori filmano l'insegnante mentre tenta di fare l'appello. Il video, insieme ad altri, finirà sul web e otterrà migliaia di visualizzazioni.

Gli studenti filmano da tempo la professoressa mentre fa l’appello per deriderla

“Bassano, sei tu?” è la domanda che continua a ripetersi a ogni visualizzazione di quel video, non l’unico, dove un’insegnante tenta di portare a termine l’appello della classe. I ragazzi rispondono, Bassano in effetti risponde e non è maleducato, almeno nel primo video che ho visto. Il regista sembra entusiasta della scena che cattura, pregusta la visibilità che otterrà su Youtube e prima forse nelle innumerevoli chat di gruppi nelle quali si diffondono idiozie come i pidocchi all’asilo.

Ci sono “ridacchiamenti”, qualche no che si sovrappone ai sì, ripetuti a ogni domanda, sempre la stessa: “Bassano, sei tu?”.

La professoressa si allontana e torna, esce e rientra dalla porta della classe; il ragazzo che filma suggerisce di chiamare la CIA o l’FBI. La donna è in evidente stato di agitazione e disagio, per lo meno emotivo. “Questa è da Oscar, guaglio’!” , commenta entusiasta il ragazzo che regge lo smartphone.

Si trova addirittura una compilation con un breve montaggio delle “performance” (così le avranno giudicate gli studenti) di questa signora: le sue gravi difficoltà sono indubbie. La donna ripete più volte un cognome, formula insistentemente e meccanicamente sempre la medesima domanda “sei tu?”, “sei tu?”, “solo il ragazzo e la ragazza deve rispondere, solo il ragazzo, la ragazza” decine di volte, con lo stesso identico tono.

I ragazzi prendono in giro, ridono, giocano, ma almeno in un paio di casi cercano anche di uscire dal loop in cui la signora rimane come intrappolata. Sono abituati alla situazione, di sicuro.

In un altro video il cognome bersaglio non è Bassano, ma il sistema è sempre lo stesso. Una ripetizione ossessiva della domanda, e il non accontentarsi mai della risposta, che pure i ragazzi danno. In un caso una ragazza spiega che la persona chiamata sta per arrivare, la prof si agita e la ragazza ripiega su un più chiaro e per lei meno ansiogeno “sì”.

Su Fanpage è uscito un servizio che ricostruisce la vicenda:

C’è un altro video dove invece un ragazzo incappucciato, con una felpa nera, nulla di scabroso, si avvicina alla cattedra e urla quasi in faccia all’insegnante; si muove come un dinosauro, o un animale che cerca cerca di mangiare un cibo immaginario dalla cattedra. Lo scopo è chiaro: turbare ancora di più la donna. Scopo raggiunto. Risate e il tutto ben documentato.

I video sono stati pubblicati in rete: è questa la cosa più grave?

La cosa giudicata più grave, è che questi video siano finiti in rete. Almeno questa pare la linea della stessa dirigente scolastica che ha espresso tutta la sua indignazione, sofferenza e stanchezza per la vicenda.

«Quelle riprese non sono state messe in rete dagli studenti», a dirlo Angela Nappi, preside dello storico liceo Regina Margherita di Salerno, che da sabato sera ha aperto una indagine per accertare le responsabilità della diffusione di un video di quattro minuti e mezzo in cui una professoressa del liceo viene ripresa mentre fa l’appello tra l’ilarità e lo sbeffeggio di una parte della classe. (Il Mattino)

Probabilmente la professoressa non è in grado di svolgere il suo lavoro. Questo il commento di tanti. Non sappiamo la situazione, né quali provvedimenti ci siano stati o in che modo dirigente e organi competenti abbiano tentato di gestire la situazione.

L’insegnante faceva “solo” supplenze. Forse per tutelare lei e non penalizzare eccessivamente i ragazzi

Un ragazzo intervistato da Fanpage riferisce che da quando frequenta la scuola l’insegnante è presente e è incaricata solo di ore di supplenza (il dramma e lo scandalo delle cattedre scoperte fino a metà quadrimestre? Una parentesi che non apriremo per non doverla poi trasformare in un trattato). Avrebbe dovuto occuparsi di corsi su cittadinanza e costituzione, ma appunto pare non essere più in grado di farlo.

Riflettendo, visto che parlare con la preside per ora non è possibile, ho ipotizzato che per tutelare l’insegnante senza arrivare a provvedimenti gravi e irrevocabili (una volta avviata una procedura con la commissione medica attraverso l’Ufficio Scolastico, ex Provveditorato, non si torna tanto facilmente indietro) la preside abbia optato per una presenza ridotta, a rotazione su diverse classi e quindi con prevedibili effetti negativi ma contenuti. Le persone da tutelare non sono solo gli alunni, sebbene siano il bene maggiore al quale tutta la scuola deve essere orientata.

C’è lo sconcerto, lo sdegno, ci sono le scuse dei genitori e degli studenti stessi. C’è anche l’enorme effetto alone che facciamo noi che ne parliamo. C’è che gli adulti, forse, hanno sempre troppi forse.

Ultima considerazione che però sta di fatto al cuore della questione: i dirigenti scolastici non possono scegliere gli insegnanti se non entro certi limiti, non possono o quasi licenziarli, non possono più di tanto premiarli. La ridotta libertà di manovra incide decisamente sulla qualità di un istituto, sul livello di insegnamento, sulla motivazione di insegnanti e studenti. Nel caso della signora al centro della vicenda per esempio si applicherebbe questo capo:

Davanti ad un caso di scarso rendimento per motivi di salute, il Preside dovrà seguire la stessa procedura (dell? incapacità professionale: si apre un’indagine, arriva un ispettore che osserva il docente per mesi e se alla fine l’incapacità è confermata allora il preside può licenziare, Ndr) richiedendo però l’intervento di una Commissione Medica incaricata di appurare l’effettivo stato di salute dell’insegnante. Si tratta in entrambi i casi di un iter complesso e di non facile realizzazione.

Nel caso in cui con l’ispezione di Commissione medica o Ispettore si riscontri l’infondatezza della segnalazione, il licenziamento verrà dichiarato illegittimo in sede giudiziaria e questo costringerà il dirigente a risarcire in prima persona il danno all’immagine della pubblica amministrazione e le mensilità pregresse del docente. (Universo scuola)

I deterrenti ad intraprendere un percorso simile sono alquanto significativi, dobbiamo riconoscerlo.

Non si fa del male a chi è debole, mai. Questo è il punto

Una persona debole non si fa oggetto di presa in giro. Non si umilia il più fragile, mai e in nessun caso; nel caso in oggetto c’è da aggiungere che il rispetto per il ruolo, per l’adulto, per l’autorità è del tutto svanito. E vantarsene dovrebbe sembrare a tutti la cosa più disgustosa del mondo.

E’ questo dovrebbe riecheggiare ossessivamente più che l’appello della povera signora. La tentazione di prendersi gioco di chi è in una condizione di minorità, temporanea o permanente, dovrebbe suscitare in un numero sufficiente di persone una ripulsa così forte da ottenere anche sugli altri il tanto invocato “effetto gregge“. Un vaccino, che protegga tutti.

O, in caso di decadenza tanto grave dei costumi, servirebbe un martire. Uno, disposto a pagare il prezzo, che dica a costo di essere a sua volta deriso o escluso “No!”. O, ancora, in assenza di persone dotate di una statura simile, una punizione adeguata ai responsabili di comportamenti tanto riprovevoli.

I telefonini non caricano ancora i video da soli. Il comando, fosse anche vocale, a filmare una scena lo diamo pur sempre noi. L’assenso alla pubblicazione prevede un nostro “accetto”.

Forse basterebbe anche solo un’azione di polso, pochissimo dialogante, magari addirittura in parte ingiusta che ricordi a studenti e genitori che certe cose non si fanno e basta.

L’amore al buono e al bello serve eccome, ma anche il deterrente della paura di una punizione severa ha il suo perché. Insieme alla possibilità di ricevere perdono e di riparare al male compiuto, non dimentichiamolo. Ma tutto nell’ordine giusto, senza sfilacciamenti, senza troppe sfumature o confusione. Ecco questo potrebbe dare il suo significativo contributo.

 

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