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Perché nelle apparizioni di La Salette la Vergine Maria piangeva?

Our Lady of La Salette
DyziO | Shutterstock
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L’apparizione di Nostra Signora de La Salette ci sfida ad assumere una pratica spirituale spesso trascurata

Il 19 settembre 1846, la Beata Vergine Maria sarebbe apparsa a due bambini nel piccolo villaggio francese di La Salette. Se nella maggior parte delle apparizioni la Madonna non ha mostrato grandi emozioni, a La Salette è stata vista piangere.

Perché piangeva?

In base ai resoconti dei bambini, uno dei motivi principali dietro il suo dolore era la mancanza dell’osservanza locale della domenica come giorno di riposo. Si dice che abbia detto ai bambini:

“Da quanto tempo soffro per voi! Poiché ho ricevuto la missione di pregare continuamente Mio Figlio, voglio che non vi abbandoni, ma voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete, mai potrete compensare la pena che mi sono presa per voi.

Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo, e non me lo volete concedere. È questo che appesantisce tanto il braccio di Mio Figlio!”

A seguito della Rivoluzione Francese del 1789 si provò ad abolire la domenica come giorno di riposo. Se la tendenza venne invertita nel 1814, nel 1830 la Francia era ancora in una situazione di instabilità politica, e solo nel 1904 la domenica divenne un giorno di riposo legale per tutti i lavoratori. All’epoca dell’apparizione a La Salette, la maggior parte dei lavoratori francesi non faceva distinzione tra la domenica e il resto della settimana lavorativa.

Lavorare la domenica può sembrare una cosa che non merita le lacrime della Vergine Maria, ma la Chiesa ha sempre cercato di sottolineare il nostro bisogno umano innato di riposo. Il riposo raggiunge la profondità del nostro essere a livello sia fisico che spirituale. Per molti versi, siamo stati creati per lo shabbat.

Nel 1998 San Giovanni Paolo II ha scritto un’intera lettera apostolica sul Dies Domini, e ha pensato al Terzo Millennio, vedendo l’osservanza della domenica come una parte fondamentale del futuro della nostra fede:

“Gli uomini e le donne del terzo millennio, incontrando la Chiesa che ogni domenica celebra gioiosamente il mistero da cui attinge tutta la sua vita, possano incontrare lo stesso Cristo risorto. E i suoi discepoli, rinnovandosi costantemente nel memoriale settimanale della Pasqua, siano annunciatori sempre più credibili del Vangelo che salva e costruttori operosi della civiltà dell’amore”.

Se vogliamo confortare la Vergine sofferente e asciugarne le lacrime, dobbiamo esaminare la nostra vita e pensare a come osserviamo lo shabbat. È davvero un giorno di riposo? Ciò non significa semplicemente l’assenza di lavoro, ma soprattutto il fatto di lasciare lo spazio appropriato all’adorazione spirituale e ad attività che diano nuova vita al nostro corpo e alla nostra anima.

In un’epoca in cui ansia e depressione sono malattie comuni, perché non accettiamo il consiglio di Dio e riposiamo? Non dovrebbe essere facile farlo?

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