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Perché non sopportiamo i comandamenti?

woman saying no
By Prostock-studio/Shutterstock
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Li viviamo male perché invece di vederli come suggerimenti del Padre per la nostra felicità, li sentiamo come restrizioni, ostacoli che ci impediscono di fare come vogliamo.

di Chiara Amirante

La stupenda parabola del figliol prodigo – meglio ancora: “del Padre buono” – è un po’ il racconto della nostra vita. Il Padre ci invita a rimanere nel suo amore e se noi rimaniamo nel suo amore, partecipiamo alla vita della Trinità, alla vita del cielo e quindi viviamo un goccio di beatitudine celeste eterna già su questa terra; però il più delle volte nella nostra presunzione, nel nostro egoismo, nel nostro peccato, che facciamo? Facciamo come il figliol prodigo e diciamo: «Senti, papà, dammi un po’ di quello che mi spetta, che me ne voglio andare a fare un bel giro, a fare quel che dico io!».

Così quell’invito: «Se osserverete i miei comandamenti» (Giovanni 15,10) lo sopportiamo male. Più che vedere i comandamenti come dei suggerimenti del Padre per la pienezza della nostra felicità, li vediamo come restrizioni, ostacoli che ci impediscono di fare come vogliamo, e con la superbia che troppo spesso ci caratterizza diciamo: «Mi prendo tutto e ora faccio di testa mia!».

Come per il figliol prodigo, magari c’è stato pure un periodo che ce la siamo passata bene, ci sembrava di stare una meraviglia perché ci divertivamo, facevamo come dicevamo noi (il “fa’ ciò che vuoi”, l’ozio, il piacere, lo sballo, il sesso e chi più ne ha più ne metta), e abbiamo sprecato tutto il tesoro grande di essere figli di Dio, che ci appartiene perché siamo creati a immagine e somiglianza di Dio.

Abbiamo sperperato e ci siamo trovati in mezzo ai porci. E nel momento in cui ci siamo ritrovati a mangiare con i porci e forse a trasformarci quasi in questi animali, anche noi, per un dono di grazia gratuito dell’amore di Dio, con tremore e timore abbiamo provato a riavvicinarci a Lui. Ed è l’esperienza più commovente, più profonda, più bella, che segna la vita di ciascuno di noi: l’esperienza della misericordia del Padre, nella quale ci si sente rinascere. Un Papà che non solo non condanna, ma ci abbraccia teneramente e addirittura fa festa per noi. Ed è bello allora fare festa e condividere questa festa con più persone possibili!

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA CREDERE

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