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Esorcismi e Unione Antidemoniaca: così San Vincenzo Pallotti sfidava il diavolo

VINCENT-PALLOTT
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““Non io ma Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo comanda, o demonio, a te e ai tuoi satelliti di non sottovalutare alcun ordine”

San Vincenzo Pallotti (1795-1850), protettore del clero, ebbe sempre una particolare sensibilità nella lotta contro il demonio Nei primi giorni del suo sacerdozio, il 26 maggio 1818, in una lettera a don Gaspare del Bufalo, sacerdote da dieci anni, scrisse: “Coraggio, operiamo, operiamo. Procuriamo di imitare sempre implacabile e sanguinosissima guerra contro il maledetto peccato; guerra, guerra, guerra, alle armi, alle armi”.

L’Unione

E la prima opera messa in atto da lui proprio l’ “Unione Antidemoniaca”, che aveva come scopo la distruzione di tutti gli oggetti scandalosi che si trovassero nelle famiglie, nelle chiese e nelle piazze; e il 20 agosto 1818 egli aveva già pronta una lista di pitture e sculture che avrebbero  dovute essere rimosse, a meno che non si stendesse un velo di decenza sulle loro nudità. Stando alle sue parole, l’ “Unione Antidemoniaca”, che aveva un segretario e un gruppetto di ecclesiastici interessati al suo programma, era un’opera benedetta da Dio, perché approvata dal Santo Padre, ed egli ne prevedeva progressi ammirabili. Poi gli eventi non corrisposero alle previsioni. Ci fu un incontro tra il cardinale vicario e il maestro dei Sacri Palazzi Apostolici, dopo il quale calò il sipario sull’ “Unione Antidemoniaca”.

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I quadri osceni

Infatti, il 21 ottobre il Santo chiese preghiere per l’ “Unione”, e quella fu l’ultima volta che la nominò. Però – e qui si scopre la sincerità della sua anima- il 6 febbraio 1820, informato da don Borti che c’era l’opportunità di acquistare sedici quadri oscenissimi, egli mandò subito del denaro per acquistarli e distruggerli, e suggerì anche i nomi di alcuni amici che avrebbero potuto contribuire a raggiungere tutta la somma necessaria.

© Public Domain

Gli esorcismi

Il suo pensiero venne messo in piena luce nel 1832, nel “Mese di Maggio per gli Ecclesiastici”, dove a proposito dell’esorcistato, fece dire alla Regina degli Apostoli: “Voglio insegnarti, o figlio, una dottrina che nel mondo è quasi sconosciuta, o, almeno poco considerata: ogni operazione, proprio perché fatta dall’Eterno Verbo Incarnato acquista incomprensibili gradi di dignità nella sua Chiesa; impara, quindi, a conoscere sempre più la sublimità dell’ufficio di Esorcista, proprio perché quest’ufficio fu esercitato dal divin Redentore”.

Il Santo, quindi, riteneva che la pratica degli esorcismi fosse rivestita di una particolare dignità perché era stata esercitata dal Figlio di Dio e accusò l’ambiente cristiano di aver ignorato, o di non aver preso in sufficiente considerazione, un gesto segnalato del verbo incarnato.

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Il sacerdote posseduto

E già nel 1828, essendo stato designato esorcista per la liberazione di un sacerdote, del quale il demonio si era impossessato, per impedirgli di continuare a fare il gran bene che faceva, si preparò accusando la sua infinita indegnità, ma, forte del divino ministero, disse: “Non io ma Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo comanda, o demonio, a te e ai tuoi satelliti di non sottovalutare alcun ordine. Non farete alcun male a questo dilettissimo servo di Dio A. G.; non gli impedirete alcun esercizio di pietà e non parlerete, se non interrogati”.

E concluse con questa preghiera: “O Signore del cielo e della terra, glorifica te stesso. Glorifica la SS Vergine Madre concepita senza peccato, glorifica gli Angeli, glorifica i Santi, glorifica tutte le tue opere con il tuo eterno, e colma me di ignominia, di pene e tormenti tutti infinitamente moltiplicati, per tuo amore, che, per me, anche senza di me, sei mio Dio e mio tutto, e questo mi basta”.

DEMON
PIXABAY

Relazione per il Papa

L’esorcismo ebbe luogo nella Chiesa di San Giorgio al Velabro, dal 15 al 18 agosto 1828; l’occasione durava dal 1815, l’ossesso per tredici anni si era occupato con molto frutto di missioni popolari. La cosa che distinse questo esorcismo fu che il demonio si indugiò a mettere in evidenza gli abusi della gerarchia, dei religiosi e del popolo.

Gli esorcisti – erano tre – si resero conto che l’inconsueta rivelazione non era dovuta a malignità diabolica, ma a un preciso disegno di Dio, che si serviva del demonio perché i suoi ministri prendessero coscienza dei mali, ai quali dovevano porre rimedio, e con urgenza. Don Vincenzo stese una relazione di questo esorcismo, per sottoporla al papa, ed è chiaro che tutto quanto egli sentì, si scolpì profondamente nella sua mente e guidò le scelte di tutto il suo apostolato con quella tipica universalità, zelo e ineccepibile santità, che dovevano essere le note caratteristiche della Società che stava fondando.

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“Tempo di vendemmia”

Il demonio diede a quei giorni il titolo di “tempo di vendemmia”, perché i preti non facevano il loro dovere, e i vescovi ordinavano dei birbanti; pochi i religiosi osservanti; molti facevano i signori, mancava la vita comune perfetta; fra i preti solo il dieci per cento faceva il proprio dovere; tra i secolari si rubava a mal salva; poca fede, facili sacrilegi, a Pasqua si burlava il confessore.

Nel 1834 il Santo, dovendo fare un esorcismo nel Collegio Scozzese, mandò a chiamare un amico che desiderava di assistervi, ma l’invito fu recapitato a un rilegatore di libri, il quale, giunto al Collegio, si rese conto che c’era stato un errore, ma forse proprio perché era un miscredente, decise di fermarsi per vedere coma andasse a finire. E vide che don Vincenzo, per accettarsi che si trattasse di vera presenza del demonio e non di una malattia nervosa, nascose in sacrestia un pezzo di carta e comandò all’ossessa di prenderlo e riportarglielo. La donna fece un gesto di fastidio, ma poi, trascinandosi sulle ginocchia, andò dritto là dov’era il pezzo di carta e glielo consegnò.

SATANIC MAGIC
By lady_in_red13 | Shutterstock

Anime a distanza

L’ossessa fu presto liberata e il rilegatore miscredente lasciò il mondo e si ritirò in un convento. Un  altro esorcismo il Santo lo portò a termine il 31 ottobre 1841 insieme al padre Bernardo Maria Clausi e a padre Bernardino da Velletri, in casa della signora Annunziata Bettazzi. Don Vincenzo ebbe il dono di liberare anime fortemente tentate anche a distanza. Spesso chiedeva ai sacerdoti di misurarsi col demonio. “Facciamo per il bene delle anime –diceva-almeno quanto il demonio fa per farle perdere. Mettiamo nel fare il bene l’impegno che Satana mette nel fare il male. Dobbiamo seminare tanto grano, almeno quanta è la zizzania che semina il demonio”.

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