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Educatrici, suore, imprenditrici: la nuova vita di 7 ex prostitute e vittime di stupri

Carla Venditti

Benews/Aleteia

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 18/09/19

Durante un primo tentativo di fuga venni violentata da un taxista a cui avevo chiesto aiuto. Ma la disperazione mi portò nuovamente a fuggire e per fortuna l’altro taxista mi accompagnò in ambasciata. Fu l’inizio di una nuova vita: arrivai in una casa di religiose che si presero cura di me, dandomi cibo, vestiti, dignità. Un giorno chiesi alle sorelle la possibilità di poter rientrare a casa: spesso pensavo alla felicità che mi dava quel piccolo chiosco di cui solo pochi anni prima ero proprietaria. Le suore mi aiutarono a ottenere i documenti e a prendere contatti con il mio Paese d’origine. Oggi vivo in Uganda e le religiose continuano ad aiutarmi nel mio percorso di reinserimento lavorativo e sociale”.

little girl human trafficking
By HTWE/SHutterstock

#3 Sophia e la lotta contro un matrimonio forzato

“Mi chiamo Sophia, ho 33 anni e sono originaria della Bielorussia. La mia famiglia era povera ma felice. Tutto è cambiato quando sui social media ho conosciuto un uomo che viveva in California. Dopo un periodo di conversazioni in chat è venuto a trovarmi e poi mi ha proposto di sposarlo e trasferirmi da lui. Ma all’euforia dei primi mesi seguirono le violenze: dovevo obbedirgli completamente, anche nella nostra vita sessuale. Mi resi conto lentamente che il nostro non era un vero matrimonio ma un modo per ottenere denaro, avere una domestica a tempo pieno e un corpo su cui sfogare aggressività e rabbia.

Una mattina ho chiamato una cooperativa e tramite loro sono riuscita a scappare. Mi hanno detto che ero vittima di “schiavitù per corrispondenza” e mi hanno affidato a una casa-rifugio gestita da suore, dove mi sono finalmente sentita al sicuro. Ho potuto frequentare la scuola, mi sono iscritta all’università e lì ho conosciuto il mio nuovo marito. Ora ho una famiglia felice. Sono rimasta in contatto con le suore che mi hanno aiutato a guarire. Ci scriviamo spesso e condivido con loro momenti importanti. Sono diventata cittadina americana lo scorso anno”.


parroco che salva prostitute

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4# Mihaela. Dopo la violenza studia legge per aiutare altre donne

“Avevo 19 anni quando, dopo aver finito il liceo in Romania, decisi di andare a lavorare in Germania per tre mesi da una “famiglia seria”. Così l’aveva definita la mia amica Amalia. Con il guadagno mi sarei pagata l’università. Ero già stata accettata dalla facoltà di scienze politiche. Una volta arrivata in quella casa mi accorsi quasi immediatamente che qualcosa non andava: non c’erano giocattoli, eppure Amalia aveva detto che la famiglia aveva tre figli. Non appena lei andò via, tre uomini entrarono in casa, mi picchiarono, abusarono di me e poi mi portarono in un bordello dove fui costretta a prostituirmi ogni giorno, dalle 7 di sera alle 5 del mattino.

A volte ricevevo anche 15 clienti al giorno. Ora quegli stessi trafficanti sono in prigione e dovranno restarci per almeno 7 anni. Per questo devo ringraziare una Ong e le sorelle di Talitha Kum che si sono prese cura di me. Sono passati sette anni e la mia ferita non è completamente guarita però oggi ho una nuova vita. Sono iscritta al secondo anno della facoltà di giurisprudenza per aiutare tutte le ragazze a fuggire da questo incubo e fare in modo che i trafficanti finiscano dietro le sbarre”.

@DR

#5 Paola, da guerrigliera bambina a imprenditrice

“Sono Paola, colombiana, e provengo da una famiglia di contadini, coltivatori di caffè e canna da zucchero. Sono stata rapita dalle Farc – le forze armate rivoluzionarie della Colombia – quando ero solo una ragazzina e fin dal giorno dopo fui costretta a indossare un’uniforme: era di un militare che era stato ucciso dai guerriglieri. In questi anni ho subito lavori forzati e sfruttamento sessuale. Avevo diversi obblighi: sorvegliare il campo, tagliare la legna, prendere l’acqua dal fiume, cucinare. Ma anche caricare gli esplosivi e sollevare trincee a difesa degli attacchi nemici. È stato solo grazie a Talitha Kum se sono riuscita a scappare e a trovare supporto fisico e psicologico.

Il ritorno alla società è un processo molto lento. È impossibile cancellare le violenze che ho dovuto subire durante la prigionia. Ma il mio cammino è aperto alla speranza da quando ho incontrato il mio attuale compagno, anche lui ex guerrigliero, oggi padre dei miei bambini. Il governo ci ha aiutato con un piccolo sussidio, che abbiamo investito in un’attività familiare: realizziamo pignatte in materiale riciclato per le feste dei bambini. Anche se il mio sogno è quello di tornare a studiare, ed è un sogno che la guerra non mi ha potuto rubare”.




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#6 Carmen, nel convento trova la fede e un rifugio sicuro dalla violenza

“Sono nata in una famiglia messicana molto povera. Volevo lavorare per aiutare i miei genitori. Così, sebbene fossi ancora adolescente, accettai con gioia la proposta che mi fece mia cognata di accudire i figli di una sua conoscente in un’altra città. Al mio arrivo, mi obbligarono a prostituirmi, minacciando di fare del male alla mia famiglia. Non ero sola, con me c’erano altre ragazze. Tutte fummo picchiate e stuprate. Ai miei genitori dissero che ero morta. Ero arrivata al limite della sopportazione, quando ebbi l’occasione di fuggire. Quel giorno c’era molto caos in metropolitana e mi nascosi tra la folla.

Chiesi aiuto a una donna che, dopo aver sentito la mia storia, decise di portarmi dalle sorelle di Talitha Kum. Ora mi trovo in un posto sicuro, sono in contatto costante con la mia famiglia e ho ripreso gli studi, concludendo brillantemente il ciclo della scuola secondaria. Ho 17 anni e per me non è stato facile affrontare la violenza della tratta. Oggi sono grata per la nuova opportunità che ho. Quando le suore mi hanno aperto la porta della loro casa è stato come se il Signore in quel momento mi avesse detto: “Vieni. È ora, figlia mia”.

Photographee.eu I Shutterstock

#7 Lucinda. Il coraggio della denuncia

“Mi chiamo Lucinda, ho 25 anni e sono originaria dell’Amazzonia brasiliana. Avevo una vita tranquilla, un compagno e una figlia di due anni. I problemi sono cominciati quando mi sono separata e sono tornata a vivere con mia madre. Studiavo legge ed ero al quarto anno dell’università di Manaus ma non riuscivo a pagarmi gli studi. Così decisi di prostituirmi: non volevo perdere l’opportunità di un futuro migliore. Un giorno un ragazzo mi invitò ad andare a Georgetown, nella Guyana britannica. Mi aveva promesso un guadagno facile ma quel weekend di relax si trasformò in un incubo. Costringeva me e altre ragazze a prostituirci e ci pagava pochissimo. Volevamo scappare ma era impossibile.

Per fortuna un cliente decise di aiutarci e ci portò in ambasciata, dove denunciammo gli abusi. Una volta rientrata in Brasile, ho incontrato le sorelle della rete locale di Talitha Kum, Rede Um Grito pela Vida, che mi hanno fornito supporto psicologico ed economico. In quel periodo notai strani atteggiamenti nella mia bambina e facendo degli esami scoprii che anche lei era stata abusata. Le sorelle mi accompagnarono dalla polizia per denunciare le violenze. Grazie a loro io e mia figlia abbiamo potuto ricominciare una nuova vita. Ho ripreso il college e ho ottenuto una borsa di studio che ci consente di vivere dignitosamente”.


little girl human trafficking

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