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Il drago sepolto sotto una chiesa medievale a Roma

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Maria Paola Daud - pubblicato il 18/09/19

Uccideva tutti coloro che si avvicinavano al luogo in cui viveva, ma Papa Silvestro I lo trasformò in un animale mansueto

A Roma non c’è luogo che non nasconda qualche leggenda, misto, storia o curiosità. Quella che vi racconterò ora è una delle leggende più antiche della “Città Eterna”, e ha a che vedere con un santo e un drago.

Si dice che nel IV secolo d.C. vivesse in una caverna del monte Palatino un terribile drago, che con il suo alito uccideva chiunque gli passasse vicino per poi divorarlo. Stanchi, gli abitanti del luogo decisero di chiedere aiuto a Papa Silvestro I, che già in precedenza si era incaricato del caso di una bestia simile a Poggio Catino.

Il santo Pontefice, vedendo che si trattava di un compito arduo, decise di chiedere consiglio ai santi Pietro e Paolo. Su consiglio dei santi si diresse alla grotta del mostro totalmente disarmato, solo con un crocifisso in mano, invocando l’aiuto della Vergine Maria.




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Il drago divenne subito così mansueto che il Papa riuscì a legarlo con un filo della sua tunica e lo portò alla presenza dei fedeli perché lo uccidessero.

Molti sacerdoti pagani, colpiti dall’evento, si convertirono al cristianesimo.

L’enorme corpo venne poi trascinato al Foro Romano fino al tempio di Castore e Polluce, di cui restano ancora tre eleganti colonne corinzie, e venne sepolto in quel luogo.

Secondo la tradizione il Pontefice, per ringraziare la Vergine che lo aveva protetto, avrebbe dato ordine di costruire una chiesa approfittando di alcuni ambienti di un edificio imperiale dell’epoca di Domiziano.

Purtroppo durante il pontificato di Leone IV (847-855) la chiesa venne abbandonata dopo i danni subiti a seguito di un terribile terremoto. Per questo, Leone IV fece costruire non molto lontano la chiesa di Santa Maria Nuova (attuale basilica di Santa Francesca Romana), utilizzando parte delle rovine del tempio di Venere e Roma. In quel punto si trovava una cappella che commemorava la caduta di Simon Mago.

Più tardi, nell’area di Santa Maria Antiqua venne costruita un’altra chiesa chiamata Santa Maria Liberatrice, o “Sancta Maria libera nos a poenis inferni”.

Santa Maria Antiqua è definita la Cappella Sistina del Palatino, ed è uno dei luoghi di culto cattolici e bizantini più antichi dedicati alla Vergine.

Col tempo sono venute alla luce importanti opere nei resti delle mura, come la rappresentazione di Maria Regina sul trono con il Bambino Gesù, con lo stile di un’imperatrice di Bisanzio. Al suo fianco c’è la straordinaria figura di un angelo, chiamato Angelo Bello per la sua avvenenza, che Giotto avrebbe preso come modello nelle sue opere.


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La chiesa possiede anche la più antica rappresentazione della Vergine Maria come Regina dei Cieli, risalente al VI secolo.

Dal 2016 può essere visitata grazie a un laborioso programma di restauro da parte della Sovrintendenza italiana per il Patrimonio Storico e della World Monuments Fund. I suoi ricchi affreschi hanno permesso di conoscere le prime tappe dell’arte medievale.

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