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Come posso accettare e perdonare la mia debolezza?

STRATA

JR Korpa/Unsplash | CC0

padre Carlos Padilla - pubblicato il 18/09/19

Serve molta umiltà per accettare il perdono...

È sempre possibile rinascere. Posso sempre tornare all’inizio del cammino già percorso. Servono sforzo, lotta e dedizione, è vero. È una decisione di testa, della volontà che dice che vuole e del cuore che abbraccia il primo passo compiuto.

Ho mai dovuto tornare sui miei passi? Ho dovuto tornare nel luogo in cui non volevo vivere? Tornare nella mia terra, alla mia vecchia casa, all’origine della mia storia…

Serve molto coraggio per voler tornare ed esprimere il mio fallimento con il mio ritorno. Che diranno di me? Diranno che sono un perdente. Un uomo senza principi. Un obbrobrio che non merita di essere chiamato figlio, fratello o amico.

Costruisco la mia vita sul riconoscimento di chi mi circonda. Conta quello che gli altri pensano di me. Sono quello che gli altri dicono che sono.




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Se valgo è perché qualcuno afferma il mio valore. Se nessuno dice quanto valgo è quasi come se non esistessi. Si dimenticano di me e non esisto più. Il mio modo di vedere le cose è così vano…

Le mie decisioni sembrano condannarmi. Chi se ne è andato di casa non merita di tornare. Chi si è portato via il suo denaro. Chi non è stato fedele a quello che ha detto. Chi ha rifiutato chi lo amava. Chi non ha compiuto la sua parte. Chi non ha amato fino all’estremo. Chi non si è comportato come si aspettavano gli altri. Chi non è stato all’altezza delle aspettative.

E lo sguardo di Dio? È quello che conta davvero. È lo sguardo di Dio sulla mia vita. Quello sguardo che solo io percepisco. Non è possibile la misericordia per chi è caduto tanto in basso?

Costa credere davvero alla misericordia di Dio. Nell’opera I Miserabili, di Victor Hugo, il protagonista, un uomo condannato al carcere per aver rubato del pane, pensa che non sia possibile il perdono: “Di sofferenza in sofferenza giunse alla conclusione che la vita è una guerra e che in questa egli era il vinto; aveva per unica arma l’odio, e decise di affilarla in carcere e di portarla con sé uscendone”.

Credeva di poter agire solo con odio, fino a quando ha trovato in un vescovo l’amore di Dio. Quell’incontro ha cambiato la sua vita. Quell’uomo è diventato per lui quello che ho letto giorni fa:

“Le persone che amo e che ho portato con me a Dio continueranno ad essere una famiglia per me, anche quando non le vedrò più”.

L’uomo senza casa ha trovato in quel vescovo una famiglia, riposo, un abbraccio. Quell’uomo ha salvato la sua anima per Dio, e da allora ha voluto solo compiere il bene. È tornato alla casa di Dio. Indegno, povero.

Ha toccato la misericordia in uno sguardo, in alcune parole buone. Un miserabile sollevato dalla sua miseria. Si può tornare a casa? Cambiare è possibile?

Mi costa perdonare chi mi ha offeso. Chi mi ha danneggiato. Chi mi ha deluso. Ma è ancora più difficile perdonare me stesso.

Altri possono perdonarmi per i miei errori. Anche Dio. Ma io sono più inflessibile. Mi vedo peggiore di quello che sono, e credo di non meritare il perdono. Non ho agito bene.

In quel momento sulla mia anima pesa l’orgoglio. Come posso accettare e perdonare la mia debolezza? È quello il problema della colpa intesa erroneamente.




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La colpa sana mi porta sempre a supplicare misericordia, ma quando non mi perdono è molto difficile credere in un volto che mi guarda e mi perdona.

La misericordia sembra impossibile quando io stesso non sono misericordioso al momento di guardare la mia vita. Vedo l’errore. E il mio orgoglio che pretendeva di fare tutto in modo perfetto mi fa male.

Non accetto la mia debolezza. La nego. La nascondo. Non la perdono. Posso alzarmi e andare da mio padre iniziando così un cammino nuovo. È il primo passo per conoscere la misericordia. Per poter perdonare me stesso.

Serve molta umiltà per accettare il perdono. Se pago per il male che ho fatto trovo che tutto ha senso. Se non pago nulla e ricevo un perdono assoluto, gratuito, mi sento male. La colpa fa male al cuore. Accettare il perdono è difficile. Mi costa perdonarmi.

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