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3 punti da considerare se sentiamo che Dio non ascolta le nostre preghiere

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Di Heinz27|Shutterstock

Catholic Link - pubblicato il 14/09/19

di Pablo Perazzo

Da qualche giorno sto leggendo un libro del teologo Romano Guardini intitolato Introduzione alla preghiera. Per chi non è molto abituato a leggere testi di teologia spirituale, vale la pena dire che quest’opera non è complicata. Affronta con profonda ricchezza alcuni temi della nostra vita di preghiera, e lo raccomando.

Tra i tanti spunti di riflessione di questo testo, vorrei commentare e sviluppare un punto che ha richiamato molto la mia attenzione: la preghiera di richiesta.

1. Quando preghiamo, riconosciamo l’amore di Dio per ciascuno di noi

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Eskil Helgesen/Unsplash | CC0

Quando un bambino si trova in difficoltà, ricorre alla madre. Noi in genere cerchiamo un amico, amche se è tipico che il nostro cuore cerchi Dio, da cui speriamo di ricevere l’aiuto di cui abbiamo bisogno.

La preghiera del Padre Nostro, ad esempio, è nella sua quasi totalità una preghiera di supplica. Per via della nostra fragilità e delle nostre tante debolezze, dobbiamo chiedere forza spirituale e morale, la conoscenza della verità, e crescere nell’amore e nella bontà.

È fondamentale comprendere che non dobbiamo supplicare Dio solo nei momenti di bisogno. La preghiera non è solo un “aiuto”, quanto piuttosto la consapevolezza del fatto che dipendiamo ed esistiamo sempre grazie a Dio. Dobbiamo a Lui la nostra esistenza, la nostra vita. Ci mantiene vivi per la sua libera volontà amorevole. Senza di Lui, semplicemente smetteremmo di esistere.

Per questo, più importante che chiedere qualcosa in concreto è supplicare la grazia della vita e il suo amore, che danno senso a tutto ciò che facciamo. Tutto quello che abbiamo ci è dato da Dio. Quello che a noi sembra “naturale” è qualcosa che ci viene donato da Lui. Come il nostro corpo senza cibo muore, senza la sua grazia smettiamo di esistere.

In questo senso, è bello pregare per gli altri, che dipendono anch’essi da Dio. La loro vita dipende dall’amore e dalla vita stessa di Dio, per cui pregare per altre persone vuol dire riconoscere l’amore che Dio ha per loro e rallegrarsi del fatto che esistano.

Almeno durante il lasso di tempo in cui preghiamo per i nostri fratelli lasciamo da parte le angosce e le sofferenze che possiamo sperimentare tenendo presenti i problemi che possono attraversare, perché riponiamo la nostra fiducia in Dio.

2. Per imparare a pregare dobbiamo crescere e maturare nella nostra fede

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Vorrei spiegare ora cosa succede alla maggior parte di noi. Quante volte ci chiediamo “Perché Dio non mi ascolta?”, “Perché Dio non fa caso a me?” A volte ci sono anche persone che si allontanano da Dio giustificando il loro modo di agire perché, dicono, Dio non li ama, e per questo non ascolta le loro preghiere.

Possiamo arrivare al punto di sentirci abbandonati e vedere la preghiera come qualcosa senza senso. È allora che la fede dev’essere più forte dei nostri sentimenti. Per fede, non dobbiamo mai perdere la speranza che Dio ci ama e vuole sempre il meglio, anche se il nostro cuore dice il contrario.

Possiamo anche pensare che Dio sia indifferente e che i nostri problemi e le nostre difficoltà non gli importino, come a una persona lontana che ha lasciato l’uomo al suo destino, con l’unica opzione di soffrire in questa “valle di lacrime” fino al momento della morte.

Se a tutto questo uniamo la sofferenza che viviamo tutti, portando le croci che ciascuno ha nella propria vita, la situazione diventa ancor più complicata. È lì che deve sbocciare con molta forza la nostra fede, una fede che trasformi il nostro modo di pensare e cambi anche il nostro cuore.

Come dice molto bene San Paolo nella sua Lettera ai Romani 12, 2, “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà”.

Dobbiamo crescere nella nostra fede, essere cristiani maturi e non avvicinarci a Dio con una fede su misura (anche se tutti a volte dubitiamo). Possiamo vivere un’esperienza di abbandono o silenzio, ma non per questo ci permettiamo di credere che Dio non ci ascolti o non si preoccupi delle nostre necessità.

Questa esperienza – che viviamo tutti – deve piuttosto aiutarci a rafforzare la nostra vita cristiana, spingerci a confidare in Dio, indipendentemente dalla situazione in cui ci troviamo. In questo senso, la richiesta non dev’essere vista come una sorta di ordine che imponiamo a Dio, ma come un’attività spirituale in cui cerchiamo di essere sempre più uniti a Lui. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che Dio sa come agire ed esercitare il suo amore e il suo potere sul mondo, e non credere che Egli sia uno “strumento” da possedere o usare per raggiungere i nostri desideri.

3. Seguiamo l’esempio di Gesù e di Maria, che hanno sempre vissuto la volontà del Padre

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Long Thiên | Flickr CC by SA 2.0

Dobbiamo sempre ricordare le parole “Non come voglio io, ma come tu vuoi” (Matteo 26, 39). Non siamo noi a sapere ciò che è davvero meglio per un determinato momento della vita. Ignoriamo quale sia la soluzione più giusta per i nostri problemi o le nostre necessità. Solo Dio può comprendere cosa soffriamo e di cosa abbiamo realmente bisogno.

Una persona di fede è disposta a ricevere da Dio ciò che è giusto in base a questi progetti. Non dimentichiamo, poi, che spesso siamo sciocchi e ignoranti. Le nostre richieste non implicano sempre il desiderio positivo e retto di incrementare nella vita l’amore e la grazia spirituale. Possiamo erroneamente chiedere qualcosa che va contro di noi, e Dio ovviamente non può concederlo.

Dobbiamo essere come Maria! Impariamo da lei a dire sempre “Sia fatta la tua volontà”, non perché la volontà divina sia ineludibile, ma perché è ciò che è vero e santo, contiene tutto il meglio, ciò che è buono e vero. Per questo, dobbiamo confidare in Dio, e non rimanere male se non ci concede esattamente quello che gli chiediamo. Dobbiamo avere una fede piena della speranza di chi sa che Dio ci concederà sempre ciò che è meglio e che meritiamo.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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