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USA, “Project Bologna”: una 2°media aiuta la ricerca del prof. Strippoli su Trisomia 21

DOWN SYNDROME
SHUTTERSTOCK
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Quando l'insegnante ha mostrato le foto delle sue amiche con la sindrome di Down la lezione su Jerome Lejeune si è trasformata in una mostra per sostenere un progetto di ricerca.

di Eleonora Ceresoli

Da agosto insegno Scienze nella seconda media della scuola parrocchiale di Broomfield. A ciascun insegnante è stato chiesto di scegliere un santo patrono per la propria classe. Io ho scelto il servo di Dio Jerome Lejeune, lo scienziato francese, il padre della genetica moderna che ha scoperto che la causa della sindrome di Down è un cromosoma in più (trisomia 21).

I ragazzi si sono molto incuriositi, ascoltando la storia di questo “santo moderno”. Qualche mese dopo, ci siamo addentrati nello studio dei cromosomi e ho fatto vedere loro le foto di alcune amiche con la sindrome di Down: volevo far capire che non si può parlare di una malattia senza pensare che ci si riferisce a persone concrete, con un volto, un nome, un cuore.
Dopo alcune settimane, ho ricevuto la notizia di un progetto di ricerca che a Bologna lavora per trovare una cura al ritardo mentale legato alla trisomia 21.

Il progetto non è molto conosciuto e riceve pochi finanziamenti. Così ho deciso di chiedere alla classe di sostenere nella preghiera il dottor Strippoli e il suo team. Senza neanche rendermi conto di che cosa stesse succedendo, mi sono trovata alcuni dollari in mano e un dodicenne che diceva coraggiosamente davanti a tutti: “Sister, pregare va bene ma bisogna fare anche qualcosa di concreto! Dobbiamo organizzare un fund raising per sostenere il progetto”. Ho visto all’opera lo spirito imprenditoriale americano unito al desiderio di fare qualcosa di buono, bello e vero. Da questo entusiasmo iniziale, che ha coinvolto tutta la classe, i ragazzi hanno speso i loro intervalli, la pausa pranzo e il tempo extrascolastico per organizzare Project Bologna.

In pochi mesi hanno allestito una mostra di 16 pannelli per spiegare l’origine del progetto, la storia di Lejeune, la trisomia 21, la ricerca italiana e comunicare a genitori ed amici che cosa questo lavoro abbia significato per loro.
Quanto a me, ho capito alcune cose sull’esperienza educativa. Condividere una passione, prendere sul serio chi si educa, proporre qualcosa che possa accendere il cuore e la mente: tutto concorre a veder fiorire una persona e aiutarla a diventare se stessa, più simile al volto che Dio ha pensato per lei.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA MISSIONARIE DI SAN CARLO

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