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Per la prima volta, Papa Francesco parla di rischio scisma nella Chiesa: ma non mi fa paura

Papa Francesco durante la conferenza stampa sul volo di ritorno dall'Africa
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E definisce le critiche contro di lui, di alcuni settori della Curia, “pillole d’arsenico” che “ti pugnalano da dietro”

«Prego che non ce ne siano, ma non ho paura di uno scisma nella Chiesa. È una delle azioni che il Signore lascia sempre alla libertà umana».

Papa Francesco sul volo di ritorno dall’Africa verso Roma, a conclusione del suo viaggio apostolico in Mozambico, Madagascar e Mauritius, torna sulle critiche che alcuni settori, «anche all’interno della curia» rivolgono al suo pontificato. Le definisce «pillole d’arsenico» che «ti pugnalano da dietro».

E sulla possibilità che una parte dei fedeli si stacchino per fondare una loro Chiesa, uno scisma, dice: è «una situazione elitaria, un’ideologia staccata dalla dottrina».

Copio da Giovanni Paolo II”

Molte critiche sono scatenate dalle sue parole in materia sociale, ma, spiega, «quello che dico io lo diceva Giovanni Paolo II, io copio lui». Mentre, rivela, «oggi abbiamo tante scuole di rigidità dentro alla Chiesa, che non sono scisma, ma sono vie cristiane pseudo-scismatiche che finiranno male» (La Repubblica, 10 settembre).

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Ecco le risposte integrali del Papa alle domande fatte dai giornalisti sul volo di ritorno dall’Africa

D: Santità, alcuni esponenti della Chiesa a Lei vicini hanno parlato di un «complotto contro di lei: c’è qualcosa che i Suoi critici non capiscono del pontificato? C’è qualcosa che lei ha imparato dalle critiche?

Papa Francesco: «Prima di tutto le critiche aiutano sempre, quando uno riceve una critica subito deve fare autocritica. Io sempre delle critiche vedo i vantaggi. Delle volte ti arrabbi, ma i vantaggi ci sono. Nel viaggio di andata verso Maputo è venuto uno di voi… sei stato tu a darmi il libro? (rivolgendosi a Nicolas Seneze, ndr. “Come l’America vuole cambiare Papa”, ecco, sapevo di questo libro ma non lo avevo letto. Le critiche non sono soltanto degli americani, sono un po’ dappertutto, anche in Curia: quelli che le dicono hanno almeno il pregio dell’onestà, e a me piace questo; a me non piace quando le critiche stanno sotto il tavolo, fanno un sorriso e poi ti danno una pugnalata alle spalle, questo non è leale, non è umano».

«La critica vera è un elemento di costruzione. Invece la critica “delle pillole di arsenico” è un po’ “buttare la pietra e nascondere la mano”. Questo non serve, non aiuta. Aiuta semmai i piccoli gruppetti chiusi che non vogliono sentire la risposta alla critica. Quando si dice: “Questo del Papa non mi piace”, faccio la critica e aspetto la risposta, vado da lui e parlo e scrivo un articolo e gli chiedo di rispondere. Questo è leale, questo è amare la Chiesa. Fare una critica senza voler sentire la risposta e senza dialogare è non volere bene alla Chiesa, è andare dietro a un’idea fissa: cambiare papa, cambiare stile, o fare uno scisma. Sempre una critica leale è ben ricevuta, almeno da me».

Lei ha paura di uno scisma nella Chiesa americana?

Papa Francesco: «Nella Chiesa ci sono stati tanti scismi, dopo il Concilio Vaticano I, per esempio. All’ultima votazione, quella dell’infallibilità, un gruppo se ne è andato, si è staccato dalla Chiesa, ha fondato i vetero-cattolici, per essere fedeli alla tradizione della Chiesa, poi loro hanno trovato uno sviluppo differente e adesso fanno l’ordinazione delle donne, ma in quel momento erano rigidi e andavano dietro all’ortodossia pensando che il Concilio fosse sbagliato. Un altro gruppo se ne è andato senza votare, zitti zitti. Il Vaticano II ha creato queste cose, forse lo stacco più conosciuto è quello di Lefebvre. Sempre c’è l‘azione scismatica nella Chiesa. È una delle azioni che il Signore lascia sempre alla libertà umana. Non ho paura degli scismi, prego perché non ce ne siano, perché c’è di mezzo la salute spirituale di tanta gente, che ci sia il dialogo, che ci sia la correzione se c’è qualche sbaglio, ma il cammino nello scisma non è cristiano».

«Pensiamo all’inizio della Chiesa, come ha incominciato la Chiesa con tanti scismi, uno dietro l’altro, basta leggere la storia della Chiesa: ariani, gnostici, monofisiti, ecc.. Poi mi viene da ricordare un aneddoto: è stato il popolo di Dio a salvare dagli scismi. Gli scismatici sempre hanno una cosa in comune, si staccano dal popolo, dalla fede del popolo, dalla fede del popolo di Dio, e quando al Concilio di Efeso ci fu una discussione sulla maternità di Maria, il popolo, questo è storico, era all’entrata della cattedrale e quando i vescovi entravano per il Concilio, erano lì con i bastoni, facevano vedere loro i bastoni e gridavano, “Madre di Dio, Madre di Dio”. Come dicendo: se voi non fate questo ecco cosa vi aspetta. Il popolo di Dio sempre aggiusta e aiuta».

«Uno scisma è sempre è una situazione elitaria, un’ideologia staccata dalla dottrina. Per questo io prego che non ci siano gli scismi. Ma non ho paura. Comunque io parlo delle cose sociali. Le cose sociali che io dico sono le stesse che ha detto Giovanni Paolo II, le stesse, io copio lui. “Ma il Papa è troppo comunista”, e così entrano delle ideologie nella dottrina, e quando la dottrina scivola sull’ideologia lì c’è la possibilità di uno scisma. L’ideologia è la primazia di una morale asettica, sulla morale del popolo di Dio. La morale dell’ideologia ti porta alla rigidità, e oggi abbiamo tante scuole di rigidità dentro la Chiesa, che non sono scisma, ma sono vie cristiane pseudo-scismatiche che finiranno male: quando voi vedrete cristiani, vescovi, sacerdoti rigidi, dietro di loro ci sono dei problemi, non c’è la sanità del Vangelo. Per questo dobbiamo essere miti, miti con le persone che sono tentate da questi attacchi, perché hanno un problema, e dobbiamo accompagnarle con mitezza» (La Stampa, 10 settembre).

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