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La bellezza delle beatitudini? L’annuncio di una possibilità di santità!

mother and daughter
By Shannon West/Shutterstock
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La povertà mi ricorda che non basto a me stesso. La mia fame che ho bisogno di ricevere ciò che mi manca. Le lacrime che il mio pianto non avrà l’ultima parola.

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti». (Luca 6,20-26)

La bellezza delle beatitudini non consiste nella vena poetica che a prima vista può suscitare l’accostamento della parola beati con realtà che di beato in realtà sembrano di avere poco. Ma è la bellezza che nasce da quel sano realismo che Gesù ha nel fissare i volti della gente che ha dinnanzi, e pronunciare proprio su di loro, e a partire da ciò che stanno vivendo in quel momento, l’annuncio di una possibilità di santità. Beato non è automaticamente chi vive una situazione di povertà, di pianto, di ingiustizia, di fatica, ma lo è chi nelle circostanze subite della vita non smette di conservare un protagonismo che gli salva la vita. Così la povertà mi ricorda che non basto a me stesso. La mia fame che ho bisogno di ricevere ciò che mi manca. Che il mio pianto non avrà l’ultima parola. Che tutta la contrarietà che incontro nel mondo e nell’esperienza della mia vita a causa di ciò che credo e spero, non è a fondo perduto. Allo stesso tempo devo stare attento a non mettermi nei guai. Sono i guai di chi pensa di bastare a se stesso, di chi crede che può riempire da solo il vuoto che lo abita. È il guaio di chi ride perché pensa di essere più furbo degli altri, o peggio ancora di chi crede che basta mettere a credere agli altri di essere bravo e buono per poi esserlo davvero nella sostanza. Gesù guarda la gente in faccia e gli dice con molto realismo che la logica del mondo è una logica capovolta, e che il verso giusto della storia non è in ciò che sembra, ma in ciò che è nascosto al fondo delle cose che si vivono. Forse per questo dovremmo smettere di giudicare la nostra vita in maniera superficiale, e accorgerci che la verità è una faccenda che emerge con il tempo e non nell’apparenza. È la logica del contadino che semina e ara il proprio campo senza vedere subito i frutti, ma sa bene che quella fatica, che in apparenza sembra senza risultato, porterà frutto. Forse è la stessa logica che fa esclamare all’autore del salmo 121 “Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo”.
Luca 6,20-26
#dalvangelodioggi

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA DON LUIGI MARIA EPICOCO

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