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Per fare del bene e salvare la vita di una persona, ogni momento è quello giusto!

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E se per farlo bisogna mettersi contro burocrazia e regole, questo non smentisce il valore di quelle regole, ma le realizza!

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù. (Luca 6,6-11)

“Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. Ora c’era là un uomo, che aveva la mano destra inaridita. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva di sabato, allo scopo di trovare un capo di accusa contro di lui”. La grande differenza che c’è tra Gesù e i suoi detrattori è lo sguardo. Essi guardano la sofferenza di quel malato solo per trovare motivi per accusare Gesù, invece Gesù guarda quest’uomo perché ha a cuore la sua sofferenza. Apparentemente tutti guardano quest’uomo con la mano inaridita, ma la grande differenza è nel motivo. Ecco perché Gesù deve operare un miracolo a più livelli: il primo è quello di rimettere al centro quell’uomo con la sua sofferenza: “«Alzati e mettiti nel mezzo!». L’uomo, alzatosi, si mise nel punto indicato”. Soltanto quando rimettiamo al centro realmente le persone con la loro storia, la loro sofferenza, il loro vissuto, solo allora siamo anche autorizzati a dire che il nostro punto di vista è quello giusto. Usare la vita delle persone, la loro sofferenza e la loro storia come pretesto per “colpire e accusare”, significa mettersi dalla parte degli scribi e dei farisei, e trasformare un dolore in un’arma da usare contro qualcuno. “Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o perderla?». E volgendo tutt’intorno lo sguardo su di loro, disse all’uomo: «Stendi la mano!». Egli lo fece e la mano guarì”. Infatti l’unica grande domanda che dovremmo farci è se esiste il momento giusto per fare del bene e salvare la vita di una persona, oppure ogni momento in realtà è quello giusto. Gesù ci insegna che “ogni momento” è una buona occasione per fare del bene e salvare la vita di una persona, e se per fare questo bisogna mettersi contro una certa etichetta, burocrazia e regole, questo non smentisce il valore di quelle regole, ma le realizza. Infatti una legge è giusta solo se contempla un’eccezione. Noi siamo guardati da Gesù sempre come eccezione, ma ciò non toglie nulla al valore di una regola, semplicemente la umanizza, la compie.
Luca 6,6-11
#dalvangelodioggi

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA DON LUIGI MARIA EPICOCO

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