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Se le assassine di Suor Maria Laura si rifanno una vita

Creative Commons
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E' una storia che risale all'estate del 2000, tre minorenni a caccia di emozioni fanno un omicidio rituale in nome di Satana. La vittima una suora amata dalla comunità.

Chi è almeno sulla quarantina quell’estate del 2000 con il tragico e brutale assassinio di suor Maria Laura Mainetti a Chiavenna, in Lombardia, se la ricorda. Venne fuori che ad ucciderla furono tre ragazzine, tra i 16 e i 17 anni, figlie della provincia, e accomunate dalla noia. Lo fecero per Satana, o almeno così emerse dalle indagini e dal processo. Ora che sono passati quasi vent’anni le tre ragazzine non ci sono più, neppure i nomi: Ambra, Milena e Veronica non esistono più, in molti sensi. A ricordarlo è il Corriere della Sera.

Wikipedia

Innanzi tutto la legge ha fornito loro nuove identità, per cui in una qualche misura davvero sono morte quella stessa notte in cui – con un inganno mascherato da richiesta di aiuto – facevano uscire la suora dal Convento e ne rubavano la vita. Forse l’aspetto più infame della dinamica dell’omicidio: approfittare della disponibilità a fare del bene di Suor Maria Laura. Una di loro le disse “aspetto un figlio, ho bisogno d’aiuto”, lei non disse “domani” disse “eccomi”, pronta a servire, pronta a salvare una madre e il suo figlio. O così era convinta. La aspettavano in tre, la pugnalano sei volte ciascuna: 6 6 6. Una di loro sbaglia le coltellate saranno 19. Anche di questo inizialmente si rammaricano, il rituale è andato male per questo errore.

Però sono passati vent’anni si diceva, hanno fatto un po’ di comunità, un po’ di galera, una di loro è stata nella comunità con Don Mazzi che assicura che ha capito, che la ragazza ha realizzato la portata di quel che ha fatto e ne era pentita.

Tutte si sono rifatte una vita, hanno avuto figli, un lavoro, un nuovo inizio. Per la legge il debito è ripagato e se davvero c’è stato pentimento anche Dio ha perdonato magari con l’intercessione della stessa Suor Maria di cui prosegue il percorso canonico, mentre una fondazione a suo nome si occupa proprio di disagio giovanile.

Dio trae il bene anche dal male. Chissà come sono diventate Ambra, Milena e Veronica, chissà che madri sono, chissà che persone sono diventate. Qualcuno si indignerà per la pena relativamente mite, erano giovani si dirà, ma la cosa più importante è il percorso di recupero, il reinserimento nella società: “la vendetta è mia” dice il Signore, a noi ha chiesto di “perdonare 70 volte 7”.

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