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Cosa sono le fake news, e come so se sto peccando condividendole?

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By HBRH | Shutterstock

Catholic Link - pubblicato il 06/09/19

Una delle figure su cui si creano più notizie false è Papa Francesco, a volte facendogli dire frasi inesatte o del tutto fuori dal contesto, altre volte inventando discorsi completi.

Il problema può acutizzarsi quando alcuni mezzi di comunicazione si fanno eco di queste voci e le pubblicano come notizie. La situazione si complica quando anziché riferirsi a fatti vengono pubblicate solo le presunte citazioni.

2. Chi diffonde maggiormente le notizie false

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I ricercatori delle università di New York e Princeton hanno pubblicato di recente i risultati di uno studio rivelatore sulle notizie false in Internet, e hanno scoperto che la loro diffusione è più comune tra chi ha più di 65 anni rispetto a qualsiasi altro gruppo. Non è quindi una questione di inclinazione ideologica né di preferenza politica, né tantomeno di salute mentale o caratteristiche demografiche. Il fattore determinante per condividere fake news sulle reti sociali è in genere l’età.




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Secondo lo studio, l’11% degli utenti con 65 anni o più ha condiviso qualche articolo di fake news su Facebook, mentre lo ha fatto solo il 3% delle persone tra i 18 e i 29 anni. Lo studio è innovativo perché oltre a cogliere i dati e le percezioni del campione ha anche chiesto il permesso di paragonare le risposte con i contenuti pubblicati dagli interessati sui profili nella rete sociale, registrando in questo modo il comportamento reale degli utenti.

Dall’inchiesta emerge che le persone con più di 65 anni hanno diffuso il doppio di fake news rispetto agli adulti con un’età compresa tra i 45 e i 65, e sette volte di più rispetto al gruppo più giovane. Per ottenere questi risultati, i ricercatori hanno usato una serie di siti le cui informazioni sono risultate perlopiù false.

3. Perché funzionano le fake news

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Lo strumento che si usa di più a scopo di disinformazione è WhatsApp, proprietà di Facebook, che ha avuto un impatto considerevole in Paesi come il Brasile o l’India.

Per sua natura, su Whatsapp circola più disinformazione che nelle altre reti. Non è lo stesso diffondere qualcosa di falso su Twitter, dove può arrivare qualcuno a smentire, che dirlo su Whatsapp, dove nessuno legge le nostre conversazioni. Ad ogni modo, si è iniziato a prendere misure per combattere la questione: ridurre il numero di messaggi reinviati (da 20 a 5) ed eliminare gli account che violano le sue clausole come fare “spam”.

Nelle reti sociali, in generale si condivide il contenuto creato da altre persone: marche, creatori, amici, YouTubers… Ma perché si fa? Dopo aver analizzato vari articoli sul tema, siamo giunti a una conclusione che può sembrare un po’ inquietante: perché è socialmente gratificante o difende le nostre idee, indipendentemente dal fatto che siano giuste.

È accaduto in poche settimane. Su molti media è stata replicata una notizia che non lasciava capire chiaramente l’origine delle sue informazioni: apparentemente, un bambino sarebbe stato assassinato dalle sue madri, una coppia lesbica, perché aveva rifiutato di usare abiti femminili. La Procura di Guanajuato, che indaga sul crimine, ha tuttavia negato categoricamente che sia accaduto qualcosa di simile (la notizia si può vedere a questo link).

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Tags:
comunicazionefake news
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