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The shopping must go on: due morti al supermercato, ma nessuna chiusura

SUPERSTORE SHOPPING

Di George Rudy - Shutterstock

Paola Belletti - pubblicato il 05/09/19

Si tratta di due casi distanti geograficamente e quasi sovrapposti nel tempo: due persone morte al supermercato, una in provincia di Torino e l'altra in quella di Pisa, tra venerdì 30 agosto e domenica 1 settembre. In nessun caso lo store ha disposto la chiusura.

Abbiamo letto sulle pagine di Avvenire due tristi fatti di cronaca, giustamente associati nelle considerazioni fatte: in due giorni sono morte due persone al supermercato, ma gli store non sono stati chiusi. Il via vai di clienti è continuato. Nel primo caso siamo in provincia di Torino, a Rivarolo Canavese, è il 31 agosto ed è mattina.

Anna, 74 anni, entra all’Eurospin accompagnata dal figlio. Sono le 10 del mattino quando varca la soglia e la porta automatica le si richiude alle spalle (…); la donna cade a terra senza vita. (Avvenire)

Ricordo che quando studiavo tematiche di visual merchandising, cioè tutti quei criteri di esposizione della merce che favoriscono l’acquisto, soprattutto quello d’impulso, gli esempi attingevano anche dal mondo della grande distribuzione e dei supermercati: la frutta dove la metti? All’inizio, perché è bella, fresca, colorata e dà un tono positivo alla famosa customer experience (anche a scapito del rischio di schiacciarla una volta riposta nel carrello che verrà riempito in seguito da altri prodotti, meno poetici, a volte più spigolosi e a più lunga conservazione).


GIRL, JAPAN, CROWD

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Ecco che anche all’Eurospin in questione la frutta troneggia proprio lì, vicina all’ingresso, dove però la signora Anna ha avuto la malaugurata idea di morire. E così le persone sono sì state fatte entrare dalla porta d’uscita per non imbattersi subito nel cadavere della signora, ma poi ci si avvicinano comunque perché frutta e verdura erano lì e anche la curiosità faceva il suo pessimo dovere (e l’autocontrollo latitava).

(…) frutta e verdura sono esposte all’ingresso, così quell’andare e venire di clienti, tra veri acquisti e troppa curiosità, si è aggirato per un’ora intorno al corpo, il tempo necessario all’autorità giudiziaria per farlo rimuovere. Invano qualcuno ha chiesto quell’ora di chiusura – fa sapere il rappresentante sindacale della Fisascat Cisl –, «la proprietà ha detto che non si poteva». Il tempo è denaro, lo shopping ‘must go on’.

Secondo caso, siamo a Pisa ed è sempre sabato ma è dal venerdì che una giovane donna giace morta all’interno di un bagno dell’Unicoop. Verrà ritrovata solo domenica, la madre la cercava da due giorni e temeva fosse tornata a drogarsi.

A denunciarne la scomparsa era stata la madre, preoccupata che la figlia fosse ricaduta nella droga da cui era uscita da tempo, e si fosse sentita male chissà dove… Un vero giallo che solo l’autopsia saprà spiegare, perché in realtà la ragazza non presentava segni di violenza e accanto a lei nessuno oggetto faceva pensare all’uso di sostanze stupefacenti: l’ipotesi più probabile resta quella di un malore. (Ibidem)

Come mai non ci si è accorti prima nel supermercato della sua presenza e non solo della sua assenza, cosa che una madre di solito registra con giustificata angoscia?

(…) a sentire i dipendenti quel bagno risultava bloccato da venerdì, ma nessuno si era premurato di controllare all’interno, «ci si è limitati a mettere un cartello di mal funzionamento». È stato un addetto alla sicurezza domenica mattina a guardare sotto la porta e vedere nella fessura il corpo inanimato…

Siamo sempre noi, quelli che si scandalizzano e quelli che continuano gli acquisti; e anche quelli che ordinano di non interrompere l’attività dello store. Siamo sempre noi esseri umani, intendo; intreccio di  passioni, istinti, desideri e sede di un cuore e una ragione capaci di bene oltre il vantaggio personale.

La differenza sta nel fatto che come clienti obbediamo al si deve comprare, come capi di un’azienda rispondiamo al si deve vendere o meglio si deve incassare (per pagare i lavoratori e i fornitori etc, non “solo” per cieca fame di profitti!), ma come persone sentiamo altri imperativi, vogliamo obbedire ad altri comandi che sentiamo ancora risuonare dentro di noi: “ci si deve fermare, si deve onorare la morte di un fratello“. E, se siamo cristiani, sappiamo che la cosa più importante è la preghiera per l’anima di chi è deceduto, una volta compiuta l’opera di misericordia corporale.

«Sdegno e rabbia» denunciano anche qui i Cobas «perché è il secondo supermercato in due giorni che apre la vendita al pubblico con una persona sotto un lenzuolo bianco. Il consumismo prende il sopravvento anche sulle più elementari regole non scritte della nostra umanità». (Ibidem)

Bisogna continuare a sdegnarsi e ad arrabbiarsi, in questi casi, perché nessuno, nel proprio cuore vuole essere come quelle due povere donne, coperte dall’indifferenza più che dal lenzuolo bianco che qualcuno forse ha scavalcato per arrivare alle nettarine gialle in offerta speciale.

Tags:
consumismocultura dello scarto
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