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Nuova Legge Bioetica francese: verso una filiazione senza limiti?

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Jacques de Longeaux - pubblicato il 04/09/19

La futura legge di bioetica, attualmente in preparazione, si orienta verso una rottura radicale col senso dei limiti obiettivi, iscritti nella natura, che finora ha fondato i grandi principî del diritto. Se la filiazione si fonda sulla volontà, è l’onnipotenza del desiderio individuale che d’ora in poi assurgerà a principio, aprendo a ogni deriva.

Il progetto di legge relativo alla bioetica, che sarà dibattuto all’Assemblée Nationale e al Senato francesi in questo autunno, tocca numerosi argomenti. Uno di questi cattura maggiormente l’attenzione, senza che perciò si debbano trascurare gli altri: l’allargamento alle donne non sposate e alle coppie di donne dell’accesso alle tecniche di aiuto medico alla procreazione. Aprendo la possibilità, in nome dell’uguaglianza, di una duplice filiazione materna, fondata sulla volontà, il testo della legge si affranca da alcuni dei principî che hanno guidato, fino a questo punto, le leggi di bioetica in materia di procreazione. Esso stravolge una realtà umana fondamentale, quella della duplice filiazione paterna e materna, istituita sotto diverse forme a seconda dei tempi e dei luoghi, ma sempre riferita in un modo o nell’altro alla natura sessuata della generazione umana.

Una vera rottura

Le leggi di bioetica del 1994, del 2004 e del 2011 hanno mantenuto l’aiuto medico alla procreazione nel quadro delle condizioni naturali della procreazione, riservandola alle coppie formate da un uomo e da una donna, entrambi viventi e in età fertile. Il legislatore riteneva che fosse saggio, nell’interesse del fanciullo, garantirgli una filiazione conforme alla «verosimiglianza biologica». Al contrario, nell’attuale progetto di legge la «verosimiglianza biologica» non è più un punto di riferimento. Le condizioni sociali della procreazione, fissate dalla legge, sono scollate dalle condizioni naturali. È previsto un nuovo modo di stabilire la filiazione mediante «dichiarazione anticipata di volontà» davanti a un notaio. Si applicherebbe alle coppie di donne che vogliono diventare madri mediante inseminazione o fivet con un terzo donatore.




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Questa evoluzione maggiore, vera rottura con le precedenti leggi francesi di bioetica, è giustificata in nome dell’uguaglianza tra le coppie. Il riferimento al dato corporeo, assimilato alla biologia, è giudicato non pertinente. Grazie alla tecnica, il soggetto umano può e deve affrancarsi dalle condizioni corporee della propria esistenza per realizzare i suoi desiderî. Nessuna eteronomia (legge divina o naturale), nessuna oggettività corporea deve contrariare la realizzazione del sé soggettivo.

Perché limitare a due il numero dei genitori?

Ciò richiede diverse annotazioni. Anzitutto, il progetto di legge introduce un modo di filiazione proprio ed esclusivo delle coppie di donne: questo trattamento di parte potrebbe essere vissuto male da alcune fra loro, o al contrario potrebbe favorire un’evoluzione comunitarista (a ogni “orientamento sessuale” il suo modo di filiazione). In secondo luogo, fondare la filiazione sulla volontà apre la via ad altre evoluzioni, in particolare la “pluri-parentalità”. Dopotutto, se la riproduzione sessuata non è più un punto di riferimento, perché limitare a due il numero dei genitori? Risulterebbe aperta la strada anche alla GPA, in nome dell’uguaglianza tra coppie di donne e coppie di uomini. Basterebbe assicurare che le donne che portano i figli altrui lo fanno volontariamente, per “generosità”, senza essere rimunerate bensì unicamente “indennizzate” (poi si sa come va la cosa). Quando si rompono gli ormeggi alla realtà tutte le derive sono possibili.

Figli diseguali

In terzo luogo, siamo sicuri che l’uguaglianza tra le coppie che si vuole promuovere non vada a creare un’altra disuguaglianza, stavolta tra i bambini – tra quelli che avranno un padre e una madre (anche se uno dei due se n’è andato o è morto) e quelli che saranno stati privati di padre volontariamente e legalmente –? Il progetto di legge tocca l’origine e la genealogia della persona. Sappiamo bene fino a che punto questi dati tocchino l’esistenza. Il testo presuppone che la differenza uomo/donna sia priva di portato reale poiché sarebbe indifferente al bene del bambino avere un padre e una madre oppure due madri, dal momento in cui egli è voluto e amato. Ora, si può pensare che questa differenza non sia un mero costrutto sociale, ma bensì una condizione fondamentale dell’esistenza umana individuale e sociale (senza un destino che assegni posti e ruoli). Sarebbe perfettamente indifferente, per il bambino, avere un padre e una madre o due madri o due padri? Dubitarne è lecito.

Tecnica o procreazione?

In quarto luogo, il progetto di legge invita di nuovo ciascuno (e non soltanto le coppie dello stesso sesso) a interrogarsi sul senso della procreazione. È giusto fare del desiderio di un figlio il criterio principale che apre l’accesso alle tecniche di aiuto medico alla procreazione, a prescindere da ogni riferimento oggettivo alle condizioni naturali della generazione umana? Il bambino che verrà al mondo è soltanto la realizzazione di un “progetto parentale”? Il rischio è quello di sottomettere sempre più la generazione umana alla tecnica e la sua logica propria (pianificazione, contrattualizzazione, dominio, efficacia, commerciabilità, qualità). Sembra più conforme alla dignità e alla trascendenza della persona considerare che i genitori sono, in modo responsabile, al servizio di una vita che passa per loro ma che li oltrepassa – e che è loro affidata.

Sapienza della natura

In futuro, la filiazione dovrà forse poggiare sull’espressione della volontà (in un quadro fissato dalla legge, che andrà incessantemente allargandosi) e affrancarsi dal riferimento oggettivo alla riproduzione sessuata? Ci sembra al contrario che – in quest’ambito come in altri (il “transumanismo” per esempio) – la sapienza raccomandi, tanto per il bene individuale quanto per quello comune alla società, di rispettare le determinazioni corporee dell’esistenza umana. La duplice filiazione paterna e materna è legata alla riproduzione sessuata. È saggio che l’ordine legale rispetti quest’ordine naturale. Certo, l’essere umano non è passivamente sottomesso alle condizioni naturali della sua esistenza: Dio gli ha dato la missione di dominare e di coltivare la natura, ma non lo ha costituito suo padrone assoluto. Il corpo, parte integrante della persona, supporto della nostra libertà, condizione della nostra vita sociale, pone dei limiti all’onnipotenza dei nostri desiderî. È uno di questi limiti che – ci sembra – l’attuale progetto di legge va a infrangere.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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