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Cosa significa “guarire”, secondo la logica del Vangelo?

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By Six Dun/Shutterstock
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Lasciare che Gesù “si chini” sulla nostra sofferenza! A volte è proprio ciò che ci fa più soffrire che ci rende più vicini a Lui.

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea. (Luca 4,38-44)

“Uscito dalla sinagoga entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei”. La capacità che ha Gesù di unire il tempio con la “casa” è straordinaria. Il suo non è mai un insegnamento confinato nel perimetro del Tempio. La sua non è una fede che funziona solo negli spazi sacri, ma costantemente evade i perimetri santi ed entra nelle case delle persone, esattamente come accade nell’episodio di oggi. Gesù visita la casa di Simone, e in quella casa incontra la sofferenza di una donna. È bello come il Vangelo descrive questo incontro: “lo pregarono per lei”. Gesù incontra questa donna innanzitutto attraverso le preghiere che le persone di quella casa fanno per aiutarla. Dovremmo tenere sempre a mente questo versetto e ricordarci che la nostra intercessione per la sofferenza e la vita delle persone che ci sono accanto, sono uno dei modi migliori che Gesù usa per entrare nella vita di queste persone. Raccontare a Gesù il dolore e la fatica di qualche nostro fratello, non lo lascia mai indifferente. “Chinatosi su di lei, intimò alla febbre, e la febbre la lasciò”. Guarire, secondo la logica del vangelo, significa innanzitutto lasciare che Gesù “si chini” sulla nostra sofferenza, cioè costruisca un’intimità a partire proprio da quello che soffriamo. È il misterioso territorio del dolore e della sofferenza umana; a volte è proprio ciò che ci fa più soffrire che ci rende più vicini a Lui, ma non perché noi ne siamo capaci, ma perché è Lui che si fa più prossimo a chi ha perso tutto e non ha più nulla. Solo a partire da questa intimità nata dalla sofferenza che Gesù opera anche un cambiamento: “intimò alla febbre, e la febbre la lasciò”. E questo cambiamento, questa liberazione lo si vede non tanto dalla fine di un dolore, ma dalla liberazione che in esso Egli porta: “Levatasi all’istante, la donna cominciò a servirli”. Questa posizione eretta e la possibilità di tornare a poter fare qualcosa testimoniano il miracolo. Gesù ci guarisce quando ci ridona libertà e senso lì dove noi abbiamo smarrito libertà e significato.
Luca 4,38-44
#dalvangelodioggi

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA DON LUIGI MARIA EPICOCO

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