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Sette lezioni spirituali che riceviamo quando diventiamo genitori

MATKA Z CÓRKĄ
Evgeny Atamanenko | Shutterstock
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Vivere con dei bambini ci conferisce una preziosa sapienza.

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Quando si è genitori, generalmente si manca di tempo per leggere libri donde formare e consolidare la propria fede. Ma la buona notizia è che vivere con dei bambini è in sé un inestimabile libro sapienziale. Tutto – a cominciare dai nostri corpi di uomini e di donne – è pieno di leggi che rimandano al Creatore: attraverso la genitorialità si possono scoprire informazioni essenziali su chi si è e su chi è Dio. Ecco sette esempi.

1
Non controlliamo niente

I bambini ci mettono davanti a una realtà fondamentale: non controlliamo niente. Prendersi cura di un neonato può dare l’impressione di essere i segretari di un capo capriccioso che ci dica “Corregga questo testo, subito!”, e prima che abbiamo finito aggiunga “Lo porti all’ufficio postale, si sbrighi!”, proseguendo con molteplici e ininterrotti ordini fastidiosi o ingrati. Quali che siano gli sforzi spiegati per gestire i figli e la casa, molteplici eventi si producono ogni giorno senza che li abbiamo previsti. Un genitore non ha altra scelta che arrendersi e approfittare di ogni istante che si presenta. In fin dei conti, sottomettersi alla volontà di Dio implica un processo simile: se teniamo conto di Dio e della storia della salvezza, dovremmo eleggere per motto “aspettatevi l’inaspettabile”.

2
Il bisogno di mollare la presa

Essere genitori è anche una scuola di formazione sul mollare la presa. Non è raro che il semplice fatto di concepire un bambino non avvenga secondo il timing ideale previsto dai genitori. Lo stesso per il parto. Bisogna restare calmi, dare fiducia e mettere tutto tra le mani di Dio.

3
Non si è più in primo piano

Ogni nuovo figlio accolto costituisce un autentico rifiuto dell’individualismo dilagante. Quando uno si decide a seguire Gesù, ha sicuramente l’intenzione di smettere di considerarsi il centro del mondo: quando uno passa una giornata con dei bambini, quest’intenzione viene realizzata. Anche se può essere talvolta difficile accettare che la nostra volontà e i nostri desideri non siano il fine ultimo.

4
Il vero senso della libertà

La libertà non consiste nel fare tutto quel che si vuole fare. I limiti imposti dai bambini alla nostra vita quotidiana sono incredibili, eppure è possibile far crescere la nostra libertà anche in queste stesse circostanze. Se non ci sentiamo liberi in mezzo ai limiti che i nostri figli ci impongono, è perché dobbiamo crescere nell’amore.

5
Il segreto della redenzione

Per alcune madri, la gravidanza può assomigliare a un calvario lungo nove mesi: spossatezza, nausee, sonno disturbato, impossibilità di camminare senza avvertire dolori, piedi gonfi e altre amenità su cui qui sorvoliamo. Per tutto questo e per altro ancora, una gravidanza contiene intimamente il segreto della Redenzione: per dare la vita si accetta liberamente di attraversare una sofferenza. Al momento del parto, una donna sperimenta profondamente il mistero della croce.

6
Senza di me non potete far nulla

Quando si viene al mondo, non si può fare nulla da soli. Dobbiamo essere lavati, vestiti, nutriti, consolati, cullati… E la lista sarebbe ancora lunga. Questo mostra che gli umani hanno fondamentalmente bisogno gli uni degli altri. Un’autonomia senza briglie è un’illusione. A un livello più profondo, questo ci ricorda che siamo assolutamente impotenti, senza Dio. «Io sono la vite, voi i tralci: chi di mora in me e io in lui porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15, 5), ci dice Gesù.

7
Lo sguardo del padre

Le Scritture ci rivelano che siamo dei figli, nella nostra relazione con Dio Padre. Conseguentemente, essere un genitore terreno è un mezzo facile per rendersi conto di quel che Dio deve provare per noi. E si tratta ancora di una riflessione assai imperfetta! Nel discorso della montagna Gesù dice: «Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre celeste darà lo Spirito Santo a quelli che glie lo domandano!» (Mt 7, 11). Quale genitore non ha mai visto il figlio malato o in difficoltà? Per quanto difficili, queste occasioni permettono di intravedere la compassione paterna che Dio prova per noi. Sgorgano subito dei pensieri divini, da noi: «Se solo tu sapessi quanto vorrei prendermi io le tue sofferenze!»; «Farei qualunque cosa per salvarti!»; «Se solo tu potessi comprendere quanto ti amo!».

Quando vediamo il disordine estremo di cui sono capaci i bambini a tavola, è facile raffigurarci il disordine che facciamo nella nostra vita, eppure questo non degrada l’amore che Dio ha per noi. Malgrado tutti i loro cattivi comportamenti, una scintilla di pentimento da parte dei nostri figli basta a scioglierci il cuore e a indurci a un perdono immediato e pieno.

I piccoli servono quindi da modelli quanto al modo in cui si dovrebbe vivere: possono essere perfettamente felici per le ragioni più piccole e semplici; se cadono, si alzano immediatamente e corrono ancora, senza preoccuparsi dell’errore o della sporcizia, non si fermano mai, non sono complessi, hanno una fiducia cieca nei loro genitori. Anche se la nostra cultura non valorizza sempre le nuove vite, i bambini sono un immenso dono al mondo. Stando alle lezioni spirituali che ci impartiscono, possiamo esserne sicuri: Dio li adora!

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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