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Samara non è un gioco. Il male non è mai banale

Dreamworks

Don Fortunato Di Noto - pubblicato il 03/09/19

Manifesto un sorriso e rassicuro con una carezza, ma ho percepito molta paura e disagio in alcuni bambini che ho incontrato. Raccontavano di Samara che avevano incontrato, intravisto, in alcune vie della nostra città, ma siccome, come ben so, frequentano i social, l’esperienza è più virtuale che reale, ma è stata una esperienza che potevano evitare, ecco gli incubi dell’horror che non sarà facilmente dimenticato.

Ecco perché ho dovuto rassicurare questi bambini.

Ho sorriso, perché, la cupezza del diavolo che è la «fede senza sorriso»; quante volte Papa Francesco ha esortato i fedeli, soprattutto i bambini alla gioia della fede, chiedendo se “credessero al male, al diavolo”, contro la cupezza della menzogna e delle invasive suggestioni che non fanno del bene alla colorata e fragile e debole immaginazione dei bambini.

Non è una buona iniziativa o un buon gioco, e una bravata

Il rischio, già verificatesi, è farsi del male e subire reazioni incontrollate dalla stessa paura generata dalle immagini evocative, che diventano incontrollabili. Qualcuno le ha veramente prese, le prime mazzate di botte, di calci e di pugni. Non è cosa bella.
Scherzi malaugurati possono essere vittime della loro stessa fragilità.

La storia televisiva di Samara

Samara è una bambina, per chi la vuol conoscere, consulti Wikipedia, alla voce “Samara Morgan”, è una storia horror, delle conseguenze del male allo stato puro. Il filone horror che utilizzano storie di bambini è veramente corposo: non bello, anche se per qualcuno, terapeutico per superare le paure.

Questi giovani, vestiti come Samara, determinano una riflessione: perché l’uomo vuole trasformarsi in un mostro?

Perché si vuole impersonare il male e far vedere che l’uomo è perverso, cattivo, crudele, perverso, ingannevole. Un male che ha la forza di dispiegarsi in tutta la propria forza attrattiva e costrittiva, e a trascinare l’uomo verso un abisso tremendo e insondabile, da cui riemergere è spesso impossibile. E il male non è alcunché di soprannaturale. Perché è questo quello che evoca, che imprime paura attraverso il sorriso della banalità sul male.

Niente affari col demonio

Papa Francesco raccomandava, in una sua omelia, di non fare affari con il male, con il demonio: «Per favore, non facciamo affari con il demonio» e prendiamo sul serio i pericoli che derivano dalla sua presenza nel mondo. «La presenza del demonio è nella prima pagina della Bibbia e la Bibbia finisce anche con la presenza del demonio, con la vittoria di Dio sul demonio». Ma questi, ha avvertito, torna sempre con le sue tentazioni. E sta a noi «non essere ingenui». (11 ottobre 2013)

Qualche incauto interprete di Samara ha preso dei pugni, dei calci, solo per la banale emozione del video virale; perché non è un gioco e qualcuno si sta facendo del male.
Samara ha raggiunto il suo obiettivo: fare del male. Dobbiamo aiutare gli emulatori a smettere questo banale gioco oscuro che provoca il male.

L’impegno è quello di affrontare l’origine del male e aiutare i bambini a tenere fisso lo sguardo della nostra fede su colui che ne è solo il vincitore, ne vale la pena leggere questo passaggio: «Dio è infinitamente buono e tutte le sue opere sono buone. (…) Da dove viene il male? « Quaerebam unde malum et non erat exitus – Mi chiedevo donde il male, e non sapevo darmi risposta », dice sant’Agostino,  e la sua sofferta ricerca non troverà sbocco che nella conversione al Dio vivente. Infatti « il mistero dell’iniquità » (2 Ts 2,7) si illumina soltanto alla luce del mistero della pietà.  La rivelazione dell’amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo l’estensione del male e la sovrabbondanza della grazia. Dobbiamo, dunque, affrontare la questione dell’origine del male, tenendo fisso lo sguardo della nostra fede su colui che, solo, ne è il vincitore.» (dal Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 385)

Dalla paura alla tenerezza di un sorriso, un po’ di pace oltre il pozzo oscuro di Samara che si possa vedere la luce, oltre il buio. Non è mai un gioco il male.

Tags:
disagio giovanilefilm

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