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Olanda: medico a giudizio per l’eutanasia di una donna che ha resistito al tentativo di ucciderla

EUTHANASIA
sfam_photo - Shutterstock
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Il caso vuole chiarire cosa fare con i pazienti affetti da demenza

Gli amministratori di un centro per anziani olandese hanno messo del sedativo nel caffè di una donna di 74 anni, e poi una dottoressa ha iniziato a somministarle un farmaco letale. La donna si è svegliata, ha opposto resistenza e la figlia e il marito hanno dovuto trattenerla fino alla fine della procedura.

L’aspetto significativo di questo caso avvenuto nel 2016 in un Paese in cui il “diritto” al suicidio assistito e all’eutanasia sia è esteso gradualmente dal 2002 è l’ambiguità dei desideri dell’anziana, cosa che ha portato a mettere sotto processo la dottoressa che le ha somminstrato i farmaci.

Anche se il medico è stato portato in tribunale, l’accusa afferma di non cercare una condanna al carcere. La questione riguarda cosa fare con i pazienti affetti da demenza che hanno manifestato in precedenza la volontà di morire in determinate circostanze ma poi magari esprimono dei dubbi, spiega la Associated Press (AP). La dottoressa è stata accusata di non aver compiuto sforzi sufficienti per chiarire se la paziente voleva ancora morire.

Secondo la AP, la dottoressa “è accusata di aver infranto la legge sull’eutanasia. Se il giudice stabilirà che la richiesta della paziente era insufficiente, l’accusa potrebbe teoricamente essere quella di omicidio. L’accusa, però, non cerca alcuna sentenza penale contro il medico e non ne mette in dubbio la buona fede. Piuttosto, l’accusa si concentra sul fatto di stabilire un miglior contesto legale per il futuro”.

“Riteniamo che la dottoressa non abbia agito con la cautela sufficiente, e che quindi abbia superato un limite. Allo stesso tempo, diciamo anche che questo limite non è molto chiaro”, ha affermato la portavoce della Procura, Marilyn Fikenscher.

“Una questione fondamentale in questo caso è stabilire per quanto tempo un medico debba continuare a consultare un paziente affetto da demenza se ha chiesto l’eutanasia in una fase precoce [della malattia]”, ha dichiarato alla BBC la portavoce della Procura Sanna van der Harg, aggiungendo che si sarebbe dovuta verificare “una discussione più intensa con la paziente demente” prima di prendere la decisione di porre fine alla sua vita.

La dottoressa, ormai in pensione, ha affermato lunedì al processo che stava rispettando la richiesta di eutanasia scritta dalla paziente nel 2012. Al momento della sua morte, la paziente soffriva di una “demenza profonda”, ha dichiarato il medico, testimoniando che visto che la donna non era mentalmente in sé, nulla di ciò che avesse detto circa il momento della sua morte era sufficiente a invalidare la dichiarazione scritta. La dottoressa ha spiegato che la paziente non poteva più comprendere il significato di concetti come quelli di eutanasia e demenza.

La Procura olandese sostiene però che la dichiarazione scritta della paziente era poco chiara e contraddittoria, secondo la AP. Nel 2012, quando ha saputo di essere malata di Alzheimer, la donna ha presentato una dichiarazione di eutanasia in cui si leggeva che “non voleva senz’altro essere ricoverata in un istituto per anziani affetti da demenza”.

“Voglio un addio umano per i miei cari”, ha scritto la donna, aggiungendo di volere che l’eutanasia avesse luogo “quando io stessa riterrò che sia giunto il momento”.

Il verdetto è atteso nell’arco di due settimane.

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