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Non stare in apnea: Dio ti ama sempre, anche nei giorni feriali

UNDERWATER
Di Sunny studio - Shutterstock
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Un cristiano non può vivere secondo la filosofia del "finalmente è venerdì!" perché ogni istante e ogni circostanza sono il luogo dell'incontro amoroso con il Signore. Preghiamo perché anche i fratelli più lontani possano scoprire questa bellezza.

Ieri l’ennesimo piatto sbeccato ci ha costretti ad andare alla ricerca di un nuovo servizio (ma ovviamente i piatti dei tuoi sogni li trovi solo quando hai un servizio da 24 nuovo di zecca, per la stessa regola per cui trovi la scarpa perfetta quando ne hai appena comprata una che non ti convince, e di mezzo numero più piccola). Tra gli scaffali però mi sono imbattuta in una serie di tazze con i nomi dei giorni, ognuna con la sua scritta: lunedì, è difficile sentire la sveglia… giovedì, oggi aperitivo… venerdì, finalmente è finita la settimana… sabato, oggi si fa festa… domenica, mi riposo…

A un tratto mi è presa una tristezza profonda. Ho pensato a quanto deve essere triste chi ha questa idea della vita. Vivere trattenendo il fiato fino al venerdì, vivere non per la bellezza di ogni giorno, ma in attesa del party del sabato, significa non capire quanto è prezioso vivere invece la vita come una storia d’amore, dove ogni cosa è piena di senso, dove ogni gesto è prezioso, ogni circostanza è il momento dell’incontro con Dio, ogni occasione della realtà una grazia, dove tutto è dono, anche quel lavoro, o quella relazione, quella circostanza che ti fa fare fatica. Tutto è dono perché prima di tutto è dono esserci, essere stati chiamati alla vita, proprio noi, e non un’altra combinazione di geni e cellule, noi siamo stati scelti fin dall’eternità, noi tessuti nel grembo di nostra madre. Quando si scopre questa cosa – siamo amati e siamo in una relazione viva d’amore – lo sguardo cambia, su ogni cosa. Quelli che si ribellano a questa bella notizia pensando di emanciparsi da Dio, si trovano a comprare la tazza con scritto “lunedì è difficile sentire la sveglia”.

Vivere con un cuore unitario, cioè sempre, non dico unito a Dio, ché quello è impossibile, ma sempre proteso verso di lui, è proprio un’altra pasta di vita. È capovolgere lo sguardo, non cercare di salvare la propria vita, ma decidere di consegnarla, e avere il centuplo. È la vita in Cristo, è la vita secondo il battesimo.

È quello che ha sperimentato, per esempio, Gabrielle Bossis, una attrice e scrittrice che ha avuto un dialogo interiore intenso con Gesù, trascritto in un diario (Lui & io) che è un classico della letteratura mistica, di cui la Ares ha pubblicato l’edizione integrale. Una lettura da centellinare, perché a rischio indigestione. Troppa roba, troppo buona.

“Il motivo per leggere e amare questo libro è nella certezza che le stesse parole d’amore Gesù le stia dicendo anche a ciascuno di noi” scrive nella prefazione padre Antonio Maria Sicari, che – lo ricordo perché non sto nella pelle al pensiero di ascoltarlo – ci farà l’enorme regalo di parlarci al Monastero Wi-Fi del 19 ottobre (per iscrivervi: apri il link). La sua relazione – nella giornata tutta dedicata alla Parola di Dio – dopo la messa concelebrata con don Fabio Rosini, sarà proprio sulla Parola vissuta nel quotidiano, e anche su una figura di una monaca metropolitana particolarmente adatta a noi laici.

Gabrielle, per tornare invece a lei, ha cominciato a scrivere il suo diario a sessantadue anni, durante una tournée teatrale, e anche questa è una cosa che me la fa amare: un lavoro pienamente calato nel mondo, che non le ha impedito di avere una vita mistica da monaca, e una vita che dopo i sessanta anni ha iniziato una nuova stagione ancora più feconda e innamorata.

Gesù le ripete in un’infinità di modi che quello che conta è l’unione con Lui: “io vivo la tua vita. Tu vivi la mia”. Ed è lui a desiderare l’incontro con lei, ma, e di questa bellezza non mi capacito, con ognuno di noi.

Parla più spesso con me, tuo sposo. Se sapessi la gioia che provo per te, verresti a me in ogni istante. Pensaci dunque: una piccola creatura, per il creatore, è più di quello di un figlio è per la madre.

Allora le circostanze della realtà non sono più così importanti, o meglio, non è da quelle che dipende come stiamo:

voi siete la mia vita; venite a me. Dimorate in me con tutta la vostra fiducia. Non sareste felici di dipendere dal vostro migliore amico? Non sono io ben più di un amico? Datemi dunque la vostra vita. Voi la ritroverete in me, eternamente.

Io volevo dire tutto questo alla commessa del negozio, e alla gente che ha comprato le tazze coi giorni, ma non ho avuto modo. Però adesso prego per loro, per tutti quelli che si perdono la bellezza a cui sono stati chiamati.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO SUL BLOG DI COSTANZA MIRIANO

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Lui e Io, Gabrielle Bossis
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