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Papa Francesco: non spaventarci di fronte a chi ci comanda di tacere o ci calunnia

POPE AUDIENCE JUNE 26; 2019

Antoine Mekary | ALETEIA | i.Media

Vatican News - pubblicato il 28/08/19

Nelle piaghe degli ammalati c’è Gesù che ci chiama ad accudirli: sono dei privilegiati per la Chiesa, non sono da scartare. E’ uno dei passaggi forti del Papa all’udienza generale nella quale invita anche ad obbedire a Dio prima che agli uomini.

Non spaventarsi davanti “a chi ci comanda di tacere, ci calunnia e addirittura attenta alla nostra vita”. Questa è la forte esortazione del Papa, stamani, nella catechesi all’udienza generale. Per questo Francesco invita a chiedere al Signore di “rafforzarci interiormente” per essere certi della sua presenza al nostro fianco. La riflessione di stamani è incentrata sulla missione di Pietro, principale testimone del risorto, che dà il via alla predicazione del kerygma e, come Gesù, passa fra i malati prendendo su di sé le infermità.

Ma, nota il Papa, l’azione risanatrice di Pietro suscita l’odio e l’invidia dei sadducei. Vedevano che i miracoli veniva fatti non “per magia” ma in nome di Gesù, eppure non volevano accettarlo. Quindi li mettono in prigione ma vengono liberati miracolosamente e allora proibiscono loro di insegnare. Prendendo spunto da questo evento, sull’esempio di Pietro, il Papa evidenzia, appunto, cosa sia chiamato a dire un cristiano:

“Io obbedisco a Dio prima che agli uomini”: è la grande risposta cristiana. Questo significa ascoltare Dio senza riserve, senza rinvii, senza calcoli; aderire a Lui per diventare capaci di alleanza con Lui e con chi incontriamo sul nostro cammino. Chiediamo anche noi allo Spirito Santo la forza di non spaventarci davanti a chi ci comanda di tacere, ci calunnia e addirittura attenta alla nostra vita. Non spaventarci. Chiediamogli di rafforzarci interiormente per essere certi della presenza amorevole e consolatrice del Signore al nostro fianco.

Il pescatore di Galilea lascia che sia Cristo a manifestarsi, nota poi il Papa sottolineando che senza che Pietro faccia nulla, al suo passaggio, la sua ombra diventa “carezza” risanatrice, “effusione della tenerezza del Risorto che si china sui malati e restituisce vita, salvezza, dignità”.

In tal modo, Dio manifesta la sua prossimità e fa delle piaghe dei suoi figli – diciamolo un po’ in difficile – «il luogo teologico della sua tenerezza» (Meditazione mattutina, S. Marta, 14.12.2017). Nelle piaghe degli ammalati, nelle malattie che sono impedimenti per andare avanti nella vita, c’è sempre la presenza di Gesù, la piaga di Gesù. C’è Gesù che chiama ognuno di noi ad accudirli, a sostenerli, a guarirli.

La chiesa quindi nel capitolo 5 degli Atti si mostra come “ospedale da campo” che accoglie i malati.  Tanto che il Papa, a braccio, sottolinea che “i malati sono dei privilegiati per la Chiesa, per il cuore sacerdotale, per tutti i fedeli. Non sono da scartare: al contrario. Sono da curare, da accudire. Sono oggetto della preoccupazione cristiana”. Fin dall’inizio il Papa aveva messo in luce come Luca indichi luoghi significativi della vitalità della comunità ecclesiale come il portico di Salomone e narri come segni e prodigi accompagnano la parola degli Apostoli.

Qui l’originale di Vatican News

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