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In missione con don Angelo Esposito: in Guatemala il Vangelo è antidoto a droga e alcol

parroco missionario guatemala
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Il prete napoletano racconta come sta trasformando la comunità di Tacanà, partendo da un messaggio “Cristocentrico”

«Come dice papa Francesco, ho scelto la periferia del mondo come luogo in cui vivere». Presente in Guatemala da 10 anni, prima a Tajumulco e poi a Tacanà, don Angelo Esposito ha voluto dar spazio a quella vocazione missionaria che aveva avvertito nel seminario di Napoli.

«Chiesi al cardinale Sepe di fare un’esperienza in terra di missione – ricorda –  e lui acconsentì. Una volta partito, sperimentai il desiderio di rimanere qui, nella foresta, tra i vulcani del Guatemala, e sono ancora con questa gente a vivere la mia storia e la mia missione».

In una intervista a Vita.it (27 agosto) racconta la sua vita di missionario in questo luogo così povero e lontano. Il 75 % delle persone che vivono nella sua diocesi sono giovani. Tacanà, che in lingua Mam (la lingua locale) significa Casa del Fuoco, conta 120mila abitanti.

I catechisti

«La maggior parte sono agricoltori ma poveri, – spiega don Angelo – infatti vivono senza conoscere le grandi possibilità che la terra potrebbe offrire. La gran parte di loro emigra per lavorare negli Stati Uniti, anche se adesso, con la politica restrittiva di Trump, è sempre più difficile Molti vanno nelle piantagioni di caffè del Messico per 4 euro al giorno e per 12 ore, con grandi privazioni per la famiglia, soprattutto per i bambini che rimangono spesso soli. Il 95% degli abitanti di questa regione è contadina, molti non sanno leggere, ma ogni catechista ha una Bibbia e la porta con sé, per insegnare in qualunque luogo la Parola della Chiesa».

Hermana Terra

Chi accompagna il sacerdote napoletano in questa difficile missione? Un gruppo di collaboratori e «supporti pubblici e privati». «Mi informo – sottolinea – se lo Stato offre contributi, ma domando anche ai miei connazionali in Italia. Per questo nasce Hermana Tierra, una onlus che segue adozioni a distanza, finanzia l’acquisto di medicine e strumenti per l’ambulatorio medico e tutte le altre emergenze che possono nascere. Cibo, asciugamani, lenzuola o letti, arrivano incrociando richieste varie a tutti i nostri conoscenti e amici».

“Messaggio Cristocentrico”

E grazie a questo impegno costante che ha conquistato la fiducia di molti fedeli. Per dialogare con loro «uso i documenti della Chiesa e, grazie alla teologia popolare elaborata nelle università dei Gesuiti del Centro America, modellata per questo contesto rurale, porto ai miei fedeli un discorso di liberazione, soprattutto dalle dipendenze, alcolismo e droga, per fargli conoscere il messaggio salvifico del Vangelo».

La catechesi, conclude, «si incarna nelle realtà e nelle ingiustizie del territorio. Offro un messaggio Cristocentrico, seguendo Cristo come modello e, grazie alla Chiesa, superiamo l’individualismo per vivere l’esperienza comunitaria, senza dimenticare l’impegno e la coscientizzazione sociale».

 

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