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La canzone mariana che piaceva a Beethoven

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La fortunata storia di «O Sanctissima, o piissima, dulcis virgo Maria»

di Benno Scharf

 

«La più bella melodia religiosa finora scritta». Questo entusiastico giudizio sulla canzone mariana O Sanctissima venne formulato da uno dei massimi musicisti di tutti i tempi: Ludwig van Beethoven. Ma prima di lui un altro grande della musica, Wolfgang Amadeus Mozart, vi si era appassionato e l’aveva voluta armonizzare, senza modificarne la linea melodica.

Le notizie storiche sull’origine di questo canto sono scarse e anche contraddittorie.

La prima pubblicazione avvenne a Londra nel 1785 in una raccolta intitolata: A miscellaneous collection of French and Italian ariettas, curata dal noto arpista Edward Jones. Il titolo era: The prayer of the Sicilian mariners (La preghiera dei marinai siciliani) e nel commento si diceva che essi normalmente concludevano la giornata cantando questo inno come preghiera della sera.

La canzone comparve sempre a Londra nel novembre 1792 nelle pagine 385 e 386 dell’autorevole mensile «European Magazine and London Review» con il titolo Sicilian mariner’s hymn to the Virgin. Il testo era corredato della notazione in forma semplice. Sotto la linea melodica vi era la seconda voce, sempre nella rudimentale forma della terza, mentre nel basso figurava un controcanto. Nessun commento era allegato alla partitura e perciò possiamo solo avanzare ipotesi sull’origine del testo e della melodia.

Alcuni anni prima Wolfgang Amadeus Mozart, morto nel 1791, ne aveva realizzato una trasposizione per coro a cappella. Non si sa dove il grande musicista, a cui notoriamente bastava sentire un canto per ricordarlo, sia venuto a conoscenza di O Sanctissima. Forse durante il suo viaggio a Napoli nel 1770 o forse durante i due soggiorni a Milano negli anni successivi. Questo testimonia però di una diffusione della canzone al di fuori della Sicilia, almeno a Napoli, se non in tutta Italia.

Stupisce però il fatto che il brano non compaia in nessuno dei vari repertori di canzoni siciliane pubblicati nell’Ottocento da valenti filologi, primo tra tutti Giuseppe Pitrè. La stessa cosa vale per Il giovane provveduto, realizzato da san Giovanni Bosco, che riporta molte canzoni mariane, ma non questa.

Comunque O Sanctissima ebbe subito grande diffusione tanto che già nel 1807 il poeta e musicista tedesco Ernst Theodor Amadeus Hoffmann ne fece una rielaborazione per coro e orchestra, riprendendo però la melodia originale solo nel basso.

Nello stesso anno il testo comparve nella nuova edizione della grande raccolta di canzoni dei vari paesi europei Stimmen der Völker in Liedern, curata dal filologo tedesco Gottfried Herder, che lo definì come «Il miglior esempio della canzone popolare italiana». Ne riportò — unico caso in tutta la raccolta di circa 300 canzoni — anche la melodia originale. Intanto il compositore austriaco Franz Joseph Haydn ne aveva realizzato una versione per coro a 4 voci con accompagnamento.

Poi nel 1814 Beethoven riprese integralmente la melodia originale, senza modificarne neppure una nota, e trasformò il brano in un grandioso mottetto per coro a 4 voci con strumenti ad arco e pianoforte.

Vent’anni dopo Felix Mendelssohn Bartoldy, incaricato dell’organizzazione di importanti festeggiamenti pubblici a Düsseldorf, fece eseguire la versione originale del canto con il giudizio testuale: «È una canzone semplice, ma la gente piange nel sentirla».

Altri noti musicisti subirono il fascino di questa suggestiva melodia: da Gounod a Dvorak, da Luigi Picchi al contemporaneo Marco Frisina.

La canzone esprime la devozione a Maria. Nella pubblicazione londinese del 1792 è riportata solo la prima strofa che, tradotta letteralmente, suona così: «O santissima, o piissima, dolce vergine Maria: madre amata, pura, prega, prega per noi».

Nel testo latino è detto: Mater amata, intemerata. L’ultimo aggettivo viene oggi comunemente reso con «immacolata», ma questa accezione sembra improbabile per una preghiera settecentesca, quando nella devozione popolare l’accento cadeva più sulla verginità della Madonna che non sull’essere stata concepita senza il peccato originale.

Le prime versioni musicali, da Herder a Haydn e a Beethoven, comprendevano soltanto la sopra citata prima strofa. Solo più tardi se ne aggiunsero altre, di origine incerta. La seconda più nota e frequente dice: «Tu sei nostra gioia e rifugio, o vergine madre Maria. Tutto quello che noi desideriamo lo speriamo per mezzo tuo. Prega, prega per noi».

La bella melodia piacque anche al di fuori del mondo cattolico. Così già nel 1816 il pastore luterano tedesco Johannes Daniel Falk compose una canzone natalizia adattandola alla melodia di O Sanctissima. Il suo testo dice: «O gioioso, o beato tempo di Natale, che ci porta la grazia. Il mondo sarebbe andato perduto, ma Cristo è nato. Rallegrati, rallegrati o cristianità».

Il brano, destinato in origine solo a rallegrare il Natale dei bambini orfani, che il generoso Falk assisteva, ebbe subito grande successo, entrando nei libri di canto delle chiese protestanti e riformate e in seguito, dal 1975, nel Gotteslob cattolico. Le traduzioni in altre lingue si moltiplicarono, mentre nel mondo tedesco e scandinavo esso entrò nel repertorio dei gruppi di trombettieri che qui suonano anche oggi per le strade o dall’alto dei campanili nella sera della Vigilia di Natale.

La melodia si diffuse anche oltre oceano e nel 2015 il noto musicologo e cantautore statunitense Guy Carawan rivelò di averne ripreso le prime battute come tema del suo celeberrimo We shall overcome. La notizia venne riportata da importanti quotidiani, quali «The New York Times» e «The Atlantic», suscitando l’interesse di migliaia di musicisti, che con i loro strumenti volevano suonare la melodia originale di O Sanctissima. Si può dire a ragione che essa è oggi in tutto il mondo la più nota tra le canzoni religiose italiane.

 

Qui l’originale

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